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Luigi Pirandello e Grazia Deledda: Nobel contro Nobel

Grazia Deledda, è stata l’unica donna italiana ad aver vinto il Premio Nobel per la Letteratura nel 1926.

È una scrittrice spesso trascurata nei programmi scolastici e nel panorama culturale italiano.

La Deledda ha vissuto e scritto in un’epoca in cui le donne erano spesso escluse dai circoli culturali che erano dominati dagli uomini.
Anche dopo la sua morte, la critica letteraria maschile ha posto la sua opera in secondo piano, sottovalutandone la profondità e modernità.

I motivi sono diversi, perché proveniva da Nuoro, quindi isola, un territorio considerato periferico rispetto ai centri culturali italiani.

E questo ha contribuito a una percezione “regionale” della sua opera, come se fosse meno importante.
La sua scrittura, era legata alla sua terra, al destino e alla spiritualità, è stata considerata “verista”, molto in contrasto con le avanguardie letterarie nate nel Novecento. Alcuni critici hanno erroneamente interpretato la sua opera, ignorando invece la complessità psicologica e sociale.

I suoi romanzi non sono molto presenti nei percorsi didattici, e tutto questo limita la sua conoscenza tra le nuove generazioni.
Solo negli ultimi anni si è cominciato a rivalutarla come simbolo di emancipazione e libertà, quindi capace di sfidare le convenzioni del suo tempo.

Le figure femminili nei romanzi di Grazia Deledda sono gli elementi più affascinanti e profondi della sua produzione letteraria.
C’erano delle caratteristiche particolari nelle donne descritte dalla Deledda.
Donne forti ma sempre sofferenti.

Che spesso vivono in contesti patriarcali, arcaici, ma che mostrano una forza interiore straordinaria come pochi.

Molte protagoniste vivono un conflitto tra i loro desideri personali e i doveri sociali, con un forte senso di colpa.
Le donne delle opere di Grazia Deledda sono spesso radicate nella Sardegna rurale, e sono simbolo di una cultura antica.
La loro solitudine è una condizione ricorrente del secondo scorso, che favorisce la loro riflessione e la crescita interiore.

Ad esempio le dame di Canne al vento, le tre sorelle rappresentano la decadenza di una famiglia aristocratica .
Poi c’è Maria Maddalena in La madre, una donna devota che vive il dramma del figlio sacerdote, combattuta tra fede e l’amore materno.
Elisa Portolu, è la protagonista di un amore tormentato, incarna il conflitto tra passione e moralità.

E non dimentichiamo Cosima che altro non è che l’alter ego autobiografico della scrittrice con racconta la lotta per l’emancipazione personale in una società ostile alle donne.
Le donne nei romanzi di Deledda non sono solo personaggi ma sono simboli di una Sardegna e di una condizione umana universale fatta di desiderio, sacrificio e redenzione.

Ho da poco scoperto per caso che Luigi Pirandello provava una profonda invidia nei confronti di Grazia Deledda, alimentata dal successo della scrittrice e dal suo rapporto con il marito, che lui trasformò in satira nel romanzo “Suo marito”.

Il rapporto tra Luigi Pirandello e Grazia Deledda, due giganti della letteratura italiana del primo Novecento, fu segnato da antipatie reciproche, gelosie e rivalità.

Entrambi vincitori del Premio Nobel per la Letteratura, la Deledda nel 1926, Pirandello nel 1934 i due scrittori non si stimarono mai veramente.

Nel 1911 Pirandello pubblicò il romanzo “Suo marito”, ispirato al rapporto tra Deledda e il marito Palmiro Medesano. L’opera racconta la storia di una scrittrice famosa e del marito che ne gestisce la carriera. Il personaggio maschile, è un uomo mediocre, che vive all’ombra della moglie e cerca di trarne vantaggio dal suo successo.

E Pirandello disapprovava quell’unione professionale, che riteneva ridicola.

Dietro la satira di Pirandello c’era una profonda invidia, sia per il successo letterario della Deledda, che già godeva di fama internazionale e sia per la sua capacità di imporsi in un mondo dominato da uomini. Alcuni parlano di maschilismo da parte di Pirandello, che faticava ad accettare l’autonomia e il talento di una donna scrittrice.

Nonostante entrambi abbiano ricevuto il Nobel, non ci fu mai un gesto di distensione tra i due. Non si incontrarono mai di persona, né si scambiarono pubblicamente attestati di stima.

Angela Amendola

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