LUCIO FONTANA
“Concetto spaziale, attesa”

1968, 55×46, collezione privata

Nato il 1899 a Rosario di Santa Fe’ in Argentina, Lucio Fontana (il padre era un noto scultore) si traferi’ in Italia nel 1905 con primi studi a Milano.

Nel 1922 ritornò in Argentina, ma 5 anni dopo è di nuovo a Milano affidandosi ai corsi di scultura di Adolfo Wildt all’Accademia di Brera.

Nel 1931, espose le sue prime opere astratte.
Membro del gruppo francese Abstraction-Création, nel 1935 aderì al movimento degli Astrattisti Italiani firmando il manifesto della Prima mostra collettiva di arte astratta italiana a Torino.

Tornato in Argentina insegnò a Buenos Aires e nel 1946 stilò il Manifesto Blanco, che segnò l’inizio delle sue esperienze “spaziali”.

L’anno seguente, a Milano, il primo manifesto del movimento.

Al 1952 appartengono i primi buchi e le tele dipinte con colore spesso misto a frammenti di vetro, mentre nel 1958 appaiono i tagli nella tela che Fontana sperimenta parallelamente con la scultura.

Numerose le tecniche usate da Lucio Fontana e di particolare importanza le sue opere in ceramica.

Nel 1966 il primo premio internazionale della pittura alla Biennale di Venezia.

I tagli di Lucio Fontana sono tra le più grandi rivoluzioni della storia dell’arte del ‘900.

Ma cosa hanno di così speciale?

I tagli di Lucio Fontana sono semplici soltanto in apparenza.

La tela dipinta di rosso, non con colori a olio come tutti pensano, ma della semplice idropittura (per intenderci quella comunemente impiegata dagli imbianchini) la si lascia qualche ora affinché il colore si depositi, dopodiché Fontana ricorre a un taglierino Stanley per attentare all’integrità dei quadri e imprimervi una chiara e netta traccia con un unico solitario e profondo taglio.

Quindi non è pittura come tutti credono, ma scultura!

“CONCETTO SPAZIALE, ATTESA”.

La tela é lacerata da uno squarcio verticale, ma invece di indicare distruzione, cerca di indirizzarci per delle possibili aperture verso l’altrove, oltre i limiti imposti dalla piattezza del quadro.

Avendo perso poi qualsiasi funzione figurativa, il dipinto diventa una superficie di un solo colore contenente una breccia, ma é un passaggio verso uno spazio mentale alternativo.

Cosa c’è oltre quel taglio?

Ecco il signicato dell’opera di Fontana.

Sta a noi spettatori entrarci per vedere oltre.

La collezione di tele tagliate è fonte di meraviglia per qualcuno e motivo di indignazione per altri, sopratutto per le quotazioni esorbitanti delle sue opere, ma Fontana non considera la tela un banale supporto adibito all’attività artistica, come un attore può concepire il palcoscenico o un poeta il foglio di carta.

Lui tratta la tela allo stesso modo in cui, da scultore, adopera la terracotta, il ferro, la ceramica.

Materia, la tela è materia.
E in quanto materia deve essere lavorata, plasmata, modificata.

Fino al suo definitivo superamento.

Ultima considerazione sull’opera:

L’arte esprime arte.

Soffermatevi con gli occhi sull’immagine ed entrate in lei.

Iniziate il vostro viaggio e sarà la bellezza di ciò che per alcuni bello non è, a guidarvi fino alle viscere dell’opera e rendervi partecipi della meraviglia di chi l’ha creata.

«Io taglio, passa l’infinito di lì, passa la luce, non c’è bisogno di dipingere. Tutti hanno pensato che io volessi distruggere: ma non è vero, io ho costruito, non distrutto»
Lucio Fontana

Bruno Vergani

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