Continuo a dire a costo di ripetermi che innamorarsi non conviene. In ogni relazione amorosa infatti c’è sempre uno che soffre e l’altro che si annoia e questo perché l’amore inizia contemporaneamente per poi finire in tempi diversi.

Meglio era l’amicizia dunque per il filosofo ingegnere Luciano De Crescenzo, scomparso oggi a causa di una polmonite, in  seguito ad una lunga malattia neurologica.

L’amicizia era proprio ciò di cui sentiva più il bisogno e a cui aveva imparato a dare più valore: quella solida che non termina con il passare degli anni, come la popolarità e l’affetto che la sua città, Napoli, gli sta testimoniando in queste ore seguite alla notizia della sua morte.

Il professore, lo scrittore, l’ingegnere, l’attore, il saggista e regista: tante le definizioni per l’autore di “Così parlò Bellavista“, ma non solo.

Renzo Arbore lo saluta con un accorato perdiamo un grande amico che sapeva raccontare di una Napoli romantica colma di passione.

Dell’amore gli piaceva parlare come di un’energia eterna, una forza che lega fino alla morte e gli piaceva distinguere tre grandi amori della vita: ai 16 anni, in maturità e da anziani; ognuno importante e insostituibile.

Raccontava dell’amore, dell’amicizia ma soprattutto dell’uomo ma lo faceva sempre con un’ironia che lo contraddistingueva, un suo manifesto espressivo, un umorismo colto che si collegava con eleganza e semplicità insieme alla grande Filosofia Greca, resa da lui accessibile a tutti.

Soprattutto con i due volumi “La storia   della filosofia greca, (prima pubblicazione del 1983) Socrate raggiungeva così il grande pubblico, accessibile ai più, comprensibile.

Oltre che amato dal pubblico partenopeo, con  più di 20 milioni di libri venduti in tutto il mondoLuciano De Crescenzo è indubbiamente  uno degli scrittori e dei personaggi più apprezzati in Italia e all’estero.

Sandra Orlando.

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