L’occhio del diavolo

ovvero “il patto col diavolo”

L’autobiografia (…) concepisce nel piacere, partorisce nel dolore”.

Questo sostiene Alberto Bevilacqua nella prefazione al romanzo “L’occhio del diavolo” di Claudio Angelini che lessi tanto tempo fa, forse appena uscito, e di cui mi sono saltati fuori alcuni appunti.

Un romanzo dai caratteri narrativi prettamente ottocenteschi (il mistero, il “demoniaco”) fusi con presenze molto attuali: l’elettronica, l’informatica, il soft-ware.

Protagonista è un anchorman, come Angelini nella realtà.

Fabio, il protagonista, è un giornalista televisivo diviso tra piacere di notorietà e vita interiore, in cui si intrecciano bramosie di successo “ad ogni costo” ed ineluttabilità della vita.

Lui, Fabio, si “concede” a lei, la telecamera, materializzazione demoniaca del successo, “l’occhio del diavolo”; è un “patto faustiano” quello che lo legherà al Principe dell’Etere, il Demonio.

Una delle prime notti che seguirono all’inizio delle sue apparizioni come conduttore del TG, sulla rete nazionale più importante e nell’ora di maggiore audience, il neo-anchorman ebbe il suo incontro, il suo primo “amplesso metafisico” con lei, la telecamera: in un sogno che poteva non esserlo, vide la luce rossa accendersi come poche ore prima quando questo segnale aveva sostituito lo starter al suo viaggio attraverso l’etere.

Era nuovamente “in onda”; ma quella notte lei era venuta a reclamare i suoi diritti, le sue spettanze.

Eccolo, in questo meraviglioso dialogo, il patto da cui si dipana la via del destino:

“Non mi dispiaci, sei bravo – disse a Fabio con voce computerizzata – ti aiuterò, diventerai un uomo importante se mi ubbidirai…

In cambio della fama, del prestigio, di dieci, venti, cento donne – incalzò la telecamera sempre più affabile – non ti chiedo la vita in assoluto, ma un certo tipo di vita; voglio che tu rispetti le mie leggi: l’invidia, la meschinità, l’infedeltà, tanto per cominciare.

Vorrei una nuova donna, ribatté Fabio.

Ti ho già detto che ne avrai tante, non una. Una sarebbe troppo.

Vorrei risposarmi, avere dei figli.

Questo no, nuocerebbe alla tua professionalità. L’amore è la tomba del successo. I figli prendono spazio e sentimenti.

Ma io ne ho bisogno.

Ti sbagli. Hai bisogno solo di te stesso, di essere tuo figlio e tuo padre con la complicità di una donna amorfa come quella che opportunamente ti sei scelto.

Bella famiglia! – esclamò Fabio.

E’ l’unica che ti puoi permettere. Una stanchezza collaudata dà fiducia e coraggio. Vivi questa esistenza con calcolo e in premio ti spetterà la gloria”.

E’ così che pian piano Fabio vede il suo destino delinearsi, un destino che non si saprà mai se classificarlo come Fato o frutto delle proprie scelte e dei propri errori, materializzazione dell’ineluttabilità della vita o frutti di “patti con il diavolo”. Ma anche un destino tragico; tragico perché la vita scorre come un torrente in piena, trascina, travolge, distrugge, non ha ostacoli, si insinua con perfidia nei propri progetti, nelle proprie rassicuranti illusioni. Si può, allora, assolvere chi nella parabola della vita scende a patti con il Principe delle Tenebre, il Diavolo? Forse sì, ma ad una condizione: l’epilogo dovrà essere tragico.

In tal modo, e solo così, tutto ciò che viene considerato non moralmente accettabile (quale sarà poi l’identikit della Signora Moralità?) verrà riscattato agli occhi dei mediocri!

Gli stessi mediocri che hanno già bevuto nella tua “coppa di gloria”, desiderosi di rimanere, anch’essi, tuo tramite, inebriati.

L’occhio del diavolo è un romanzo ricco di una narrazione insieme fantastica e reale, con uno stile giornalistico ma anche poetico: la lettura mi fece godere di questo inconsueto “contrasto di sapori”.

L’uomo-Fabio è l’uomo contemporaneo, con le sue ansie, le sue insicurezze, i suoi incubi, ma soprattutto con i suoi desideri irrealizzati; un uomo “lacerato da sensi di colpa, tentazioni e comportamenti contradditori che lo spingono ad accettare un patto faustiano e a viverlo coscientemente fino all’epilogo voluto, l’autodistruzione”.

Chi non ha mai desiderato essere il primo, l’unico, il prescelto, chi non ha mai desiderato l’annullamento di un concorrente pur di prevalere?

Chi non è stato mai disposto, nell’intimo, a stipulare un “contratto diabolico” con il Principe delle Tenebre?

Tanti, se non tutti.

La realtà, però, è un’altra: un patto comporta due contraenti ed il loro assenso; ma in questo caso è Lui, il Diavolo, che sceglie il privilegiato o meglio la vittima.

Sì, perché di vittima si tratta: presi dalla “brama di gloria” non si è lucidi nelle scelte e pur di avere “tutto e subito” non si pensa all’alto prezzo richiestoti.

Il governo giallo-verde non fu un patto con il diavolo?

Ma Claudio Angelini, come Fabio, aveva stipulato un patto con il Principe dell’Etere?

Questo è uno degli interrogativi più avvincenti del romanzo rimasti senza risposta.

Anche se si può dire che l’occhio del diavolo è un romanzo postmoderno ma nell’accezione “moraviana” che ben si inserisce nella inesauribile contraddittorietà del reale, uomo o donna che sia.

Vincenzo Fiore

Articolo precedenteUguaglianza e disuguaglianza
Articolo successivoVan Gogh
Vincenzo Fiore
Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome qui