In questi giorni, e da un po’ di tempo, succede sempre più spesso che in occasione di fatti di cronaca si leggano sui social commenti di discutibile contenuto.

 In particolare, negli stessi giorni si sarebbe saputo del naufragio in cui sarebbero morte più di cento persone e, poche ore dopo, dell’uccisione di un carabiniere ad opera di due balordi in cerca di droga.

Non si sono risparmiati i commenti e quelli irripetibili sono tanti.

In alcuni non si mostra nessuna pietà nei confronti di uomini, donne e bambini che cercando un futuro migliore incontrano un destino infausto.

Anche per il carabiniere, appartenente ad un’Arma che ha sempre speso la vita per la salvaguardia della sicurezza degli altri, non sono mancate parole dure e astiose, dette anche da chi non ti aspetteresti.

Una volta si diceva che la cultura sarebbe stata un baluardo da erigere contro la barbarie eppure, anche in ambienti che dovrebbero colti c’è uno spaventoso scadimento di valori.

Tant’è, i tempi sono cambiati!

Come sempre avviene, il rinnovarsi delle generazioni produce cose nuove, alcune buone altre meno e in questo coesistere di bene e male, di giusto ingiusto il mondo va avanti.

“Che vada avanti” dirà qualcuno, qualcun altro evocherà i corsi e ricorsi storici, qualcuno si affiderà al destino ineluttabile o alla speranza che con un colpo di fortuna (!) o con una presa di coscienza le cose cambino.

Non tutti pensano così, ci sono tanti che di fronte alle tragedie del nostro tempo non si vogliono voltare dall’altra parte perché sentono di far parte di una famiglia: quella umana.

Rileggo spesso i versi del poeta inglese John Donne (1572 – 1631) che, nella Meditazione XVII in Devozioni per occasioni d’emergenza così scrive:

“Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso;

ogni uomo è un pezzo del Continente, una parte del tutto.

Se anche una sola zolla venisse lavata via dal mare, l’Europa ne sarebbe diminuita come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa.

 La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità.

E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te”.

John Donne fu poeta, religioso, saggista e avvocato. Nella scrittura ama, a volte, le immagini forti e le parole vibranti.

Il brano che ho proposto fu molto apprezzato da Ernest Hemingway che da esso trasse il titolo per un suo conosciutissimo libro Per chi suona la campana, che racconta un episodio della guerra civile spagnola.

Thomas Merton, saggista statunitense vissuto nel Novecento scrisse un saggio intitolato Nessun uomo è un’isola in cui troviamo gli stessi ideali ecumenici e civili presenti in Donne e che ribadisce con le parole:

“Ad ognuno di noi rimane la responsabilità della parte che egli ha nella vita dell’intero corpo”.

Attraverso tali uomini passa la civiltà.

Pensare che uomini del passato remoto e altri più vicini a noi sentirono forte il bisogno che ogni singolo uomo assumesse comportamenti che lo facessero sentire ed essere tale, mi fa chiedere:

Dove sono le voci autorevoli che ci solleveranno dal baratro in cui stiamo sprofondando?

Gabriella Colistra

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