L’invidia è quel sentimento o stato d’animo che ci fa provare dispiacere o fastidio per i successi e il benessere altrui. E’ il motore del giudizio, che muove verso l’interno alla ricerca di un termine di paragone con il prossimo, rispetto alla cui vita  ci mettiamo a paragonare la nostra, evidenziano i nostri fallimenti, i difetti e le mancanze da un lato, e i trionfi, i pregi e le conquiste dall’altro.

L’invidia è diversa dall‘ammirazione perchè presuppone un atteggiamento negativo. Sotto di essa si cela la convinzione che non potremo mai giungere ai livelli della persona che invidiamo, che è troppo bella,  brillante, intelligente, ecc. rispetto a noi. Al contrario l’ammirazione nasce invece da un intento positivo, che è quello di utilizzare le vittorie, i successi e i pregi altrui come stimolo a migliorarsi e raggiungere le medesime mete. 

Possiamo dunque dire che invidia e ammirazione sono l’una l’antitesi dell’altra. Quest’ultima nasce dal pensiero “vorrei essere come te”, invece l’invidia fa pensare “vorrei che tu fossi come me”. L’invidia è statica, l’ammirazione è dinamica. La prima vuole che restiamo fermi, ed anche gli altri, perché così ci sentiamo meno sbagliati. L’ammirazione vuole evoluzione, miglioramento, progresso, sfida, lotta.

Anche l’ammirazione presenta però un rischio. E’ senz’altro un sentimento positivo ma può anche rappresentare un limite, perché, come l’invidia, parte da un paragone.

Quanto è dannoso il paragone con gli altri? Spesso viviamo la nostra esistenza con lo scopo di renderla un riflesso della vita altrui, e in questo modo le vite degli altri diventano l’ideale a cui aneliamo. Mai atteggiamento è più sbagliato perché ciascuno di noi è unico, e la sola immagine che può essere proiettata nel mondo è quella che rappresenti questa unicità.

E’ sbagliato provare ad imitare gli altri pensando che se loro sono felici perché svolgono determinate attività e realizzano determinati progetti, possiamo esserlo anche noi emulando le loro gesta. Spesso queste aspettative vengono deluse, magari falliamo nel nostro intento di emulazione perché l’attività posta in essere da quella persona non appartiene anche a noi, oppure riusciamo nell’intento di emulare la vita altrui ma non proviamo nessuna soddisfazione. Perché, mentre siamo preoccupati ad emulare gli altri, ci dimentichiamo di dare voce ed espressione alla nostra unicità. In altre parole, ci dimentichiamo della nostra vita.

Quando proviamo invidia o ammirazione ricordiamo questo a noi stessi: ogni vita è unica e irripetibile. E guardare all’esterno rappresenta unicamente una perdita di tempo rispetto all’obiettivo di realizzare il nostro destino.

Arsenio Siani

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Arsenio Siani
Mi chiamo Arsenio Siani, sono un counselor, scrittore e docente di corsi di scrittura creativa. La passione per le pratiche di trasformazione ed evoluzione interiore mi ha condotto a frequentare una scuola di counseling. Parallelamente il mio percorso ha visto un’evoluzione e una crescita interiore grazie alla scrittura, dapprima erano pensieri sparpagliati e confusi riversati su fogli di carta, poi la mia mente e la mia anima hanno cominciato a concepire storie, racconti di vita partoriti da sogni, desideri, rimpianti e speranze. Un ascolto dei miei sentimenti e delle mie emozioni che mi ha portato a scrivere cinque romanzi in meno di tre anni e innumerevoli racconti. Nel 2016 ho accettato anche la sfida di diventare docente per corsi di scrittura creativa presso l’Università popolare di Siena, dove vivo da 12 anni. Nel 2017 ho iniziato la mia collaborazione con “Accademia” curando due rubriche per la rivista “Screpmagazine”, una dedicata al benessere psicologico e l’altra alla violenza sulle donne. Proprio da quest’ultima esperienza nasce una mia nuova pubblicazione, “Quello che le donne non dicono”, in cui vengono raccolti gli articoli, rielaborati per l’occasione, comparsi sulla rubrica, per Titani editori, pubblicato nel marzo 2018.

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