Stiamo vivendo in un’epoca di crisi di valori, in cui le persone non credono più in nulla ed hanno perso la capacità di sognare e di fondare la propria vita su ideali positivi e costruttivi.

Il materialismo imperante, figlio della cultura consumistica che negli ultimi anni si è diffusa nel Mondo occidentale per poi affermarsi anche presso altre culture, ha privato di senso e significato l’esistenza di milioni, se non miliardi di individui, persi dietro all’esigenza di soddisfare i propri bisogni primari, dimenticando di dare voce alle parti più elevate che vorrebbero un’autorealizzazione ed una vita basata su “più alti valori morali“.

Immanuel Kant, celebre filosofo tedesco del settecento, autore della “Critica della ragion pura“, diceva:

“il cielo su di me, la legge morale dentro di me”

per sottolineare la natura innata delle idee orientate al bene e la tendenza naturale dell’uomo a perseguire valore e porre in essere azioni virtuose. Eppure, oggi assistiamo al declino della nostra società, i giovani non credono più in nulla, persi dietro al vizio e al nichilismo etico, gli adulti assecondano le tendenze dei loro figli talvolta emulando i loro comportamenti oppure giustificando le loro azioni, le istituzioni fanno poco o nulla per arginare il fenomeno di decadimento morale ormai da troppo tempo in corso.

Così questa crisi di valori e di identità porta al proliferare dei reati e dei crimini, oltre all’aumento di psicopatologie quali depressione e disturbi dell’umore.

L’uomo si perde, reprime e rinnega la propria tendenza al miglioramento personale e i propri bisogni etici e spirituali condannando sé stesso ad un’esistenza di perdizione, votata all’accumulo di denaro e di beni materiali, alla soddisfazione di bassi istinti legati al sesso e all’alimentazione (il cui eccesso porta ai fenomeni dell’obesità e della dipendenza dal sesso).

Il mero divertimento diventa sballo, ricerca del brivido estremo e delle emozioni forti legate al consumo di alcool e droga o ad attività violente e pericolose.

Ma come è potuto succedere?

Cosa ha innescato questa spirale perversa che ha fatto decadere in pochi anni i pilastri su cui si fondava la cultura occidentale?

Certo, l’avvento del capitalismo ha dato un contributo importante all’affermazione del materialismo dilagante nel Mondo, con l’incremento dei beni di consumo e il progresso della tecnologia che ha portato ad un cambiamento nella comunicazione tra gli individui, che avviene su un piano sempre più virtuale con conseguente crisi dei rapporti umani.

Tuttavia ciò che forse ha influito – a parer mio – più di ogni altra cosa su questa crisi di valori è rappresentato dalla perdita della “cultura dell’eroe“.

Fin dai tempi antichi, presso ogni popolo, era diffuso il mito dell’eroe, sulla cui figura quella società fondava la propria identità.

Pensiamo a Gilgamesh nella cultura babilonese, Sansone in quella ebraica, Ercole in Grecia, oltre alle varie figure, da Ettore, Achille ad Ulisse e Giasone le cui gesta venivano narrate nell’epica classica.

Talvolta queste figure erano per metà divine, nate dall’unione tra un essere umano ed un dio per sottolineare la componente sacra di ogni uomo, l’appartenenza all’eterno di ogni singolo individuo.

In onore di questi eroi si erigevano templi, si narravano le loro gesta leggendarie in poemi grandiosi, si esaltavano il loro coraggio e la purezza d’animo, la bontà, la propensione a perseguire il bene e combattere il male.

Il valore sociale dell’eroe era dato non solo dall’ammirazione e venerazione suscitata negli individui che sentivano narrare le loro gesta, ma anche e soprattutto dall’introiezione, ovvero dal bisogno di prendere per sé l’ideale visto nell’eroe, farlo proprio, attuarlo nella propria vita.

In questo modo il mito dell’eroe diventa una realtà psicologica molto importante, che sprona gli individui al miglioramento di sé stessi, al cambiamento, alla proliferazione del bene.

Infatti era opinione comune dei pensatori del passato che il contatto con persone di valore generasse una spirale virtuosa di buone azioni nella società in quanto rapportarsi con uomini che avevano introiettato il mito dell’eroe permetteva a sua volta la trasmissione di idee di virtù, compassione e coraggio, dettata dalla naturale tendenza dell’uomo di emulare chi si ha accanto e di osservare gli eventi dalla sua stessa prospettiva.

Quindi se noi ci rapportiamo ad un uomo dalla mente vigorosa, pian piano siamo portati a pensare come lui, a convincerci della bontà e del valore delle sue idee…e ciò, purtroppo, sia nel bene che nel male.

Vi è di più: secondo alcuni studiosi, come ad esempio Robert Carlyle, ogni società sarebbe fondata sul mito dell’eroe ed in questo senso anche le religioni che riconoscono la figura di un profeta, come Gesù nel Cristianesimo, Maometto nell’Islam e Siddharta nel buddismo, sarebbero da ricondurre alla funzione di proliferazione di un ideale dell’eroe per l’affermazione della giustizia, dell’umanesimo e del bene.

Da ciò si evince chiaramente che una delle cause di crisi della nostra società è rappresentata dall’incapacità dell’uomo moderno di farsi ispirare da una figura da emulare, così da migliorare la propria vita e quella di chi si ha accanto.

Riscoprire il mito dell’eroe, sceglierne uno che sentiamo che ci appartenga, cercare di far propri gli ideali che rappresenta può essere un buon modo per muoverci verso la realizzazione personale.

E per dare il nostro contributo al miglioramento di questo mondo.

Arsenio Siani

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Arsenio Siani
Mi chiamo Arsenio Siani, sono un counselor, scrittore e docente di corsi di scrittura creativa. La passione per le pratiche di trasformazione ed evoluzione interiore mi ha condotto a frequentare una scuola di counseling. Parallelamente il mio percorso ha visto un’evoluzione e una crescita interiore grazie alla scrittura, dapprima erano pensieri sparpagliati e confusi riversati su fogli di carta, poi la mia mente e la mia anima hanno cominciato a concepire storie, racconti di vita partoriti da sogni, desideri, rimpianti e speranze. Un ascolto dei miei sentimenti e delle mie emozioni che mi ha portato a scrivere cinque romanzi in meno di tre anni e innumerevoli racconti. Nel 2016 ho accettato anche la sfida di diventare docente per corsi di scrittura creativa presso l’Università popolare di Siena, dove vivo da 12 anni. Nel 2017 ho iniziato la mia collaborazione con “Accademia” curando due rubriche per la rivista “Screpmagazine”, una dedicata al benessere psicologico e l’altra alla violenza sulle donne. Proprio da quest’ultima esperienza nasce una mia nuova pubblicazione, “Quello che le donne non dicono”, in cui vengono raccolti gli articoli, rielaborati per l’occasione, comparsi sulla rubrica, per Titani editori, pubblicato nel marzo 2018.

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