L’imperfezione del SE

amore, passione, realtà

«La fortuna fa come il baro nel giuoco: fa vincere qualche volta, per allettare gli altri», scriveva Alfredo Panzini.

E io ho vinto quando, parecchi anni fa, ho incontrato (virtualmente su Facebook) Francesco Danieletto e la sua passione per lo scrivere.

Ci siamo frequentati “lungo le vie, varie, offerte dalla tecnologia” sino a conoscerci nel reale a scoprire e consolidare rapporti di sana amicizia e notevole collaborazione culturale.

“Il destino – per dirla alla Giuseppe Saragat – non è stato cinico e baro”.

Francesco Danieletto, 70 anni, vive a Dolo in compagnia della sua grande passione, la scrittura.

Ha scritto nel 2007 “Strani Fiori”, poesie; nel 2009, “Luigia e altre storie”, racconti; nel 2012, “Le ragioni della follia”, racconti; nel 2014, “Usque ad finem”, “Spirito libero”, poesie; nel 2016, “Lusin”, romanzo breve.

Oggi lo incontro seduto sulla riva de “L’imperfezione del SE”, sua ultima fatica poetica, nel mentre ripercorre le tappe delle sue opinioni e riflessioni in versi, ricche di dubbi e di SE.

Una poesia, quella di Danieletto, calda e ruspante, come la fiamma che riscalda i cuori del più rigido inverno e che trova i motivi ispiratori negli affetti più intimi, in quei valori che, in ogni epoca e in ogni luogo, sono intramontabili.

I suoi pensieri sono una precisa tessera di riconoscimento del suo inconfondibile stile di vita, che considera la poesia “sua compagna”, da cui oggi, ancor di più, si lascia attrarre e, attraverso la quale, si sente “libero” nell’ attuale triste storia dell’uomo che, con fare confuso, si affanna a cercare nuove verità.

Le sue parole acquistano la fuggevolezza dei sogni nello scorrere lento e graffiante delle immagini e cercano il posto giusto, nel suo spirito irrequieto, per disegnare il fine delle umane vicende e dei suoi contorni alla ricerca spasmodica ed esaltante della dignità dell’esistenza.

L’umana vicenda di Francesco Danieletto è storia di sempre: attimi di felicità, di dolore, di lacrime, di affetti perduti che, in concreto, sono segni divini di un progetto grandioso che fa dell’uomo il protagonista dei sogni più belli, sulla traccia del proprio destino, del proprio essere, della propria essenza.

“L’imperfezione del SE” è il luogo poetico, dove l’autore raggiunge pienezza di contenuti, dove si riconoscono le inquietudini del suo vissuto e i segnali di un animo pensoso, vibrante, polemico, indagatore del proprio destino e paziente osservatore di una realtà piena di contrasti e di imprevisti, figli di una società nella quale ormai viene offuscato il sentimento dell’amore, dell’accoglienza, della solidarietà.

«Nella raccolta di poesie: “L’imperfezione del SE” – interrompe bruscamente i miei pensieri Francesco – ho cercato di analizzare e comprendere i “SE”, come un’esaltazione che avvolge le singole azioni di persone apparentemente normali, quasi uno sfogo alla loro rabbia nel vedere un determinato e consolidato stato sociale sciogliersi e scomparire senza che nessuno si preoccupi di porvi alcun rimedio.

Stupore immenso il mio nel vedere lo sfascio totale di una cultura e di una società che io stesso, nel mio piccolo, con la mia vivacità giovanile, ho contribuito a impostare sul binario del rispetto reciproco che avveniva sotto l’attenta regia e sorveglianza dei genitori, fatti salvi i piccoli e veniali peccati.

Sgomento profondo il mio quando ho compreso che ormai, e lo dico con grande amarezza, non si trattava più di un momentaneo sfogo di rabbia finalizzato ad eliminare le anomalie del vecchio sistema, ma gioco perverso e finalizzato alla distruzione di tutti quei valori che sono le fondamenta di un vivere civile.

Una sorta di “Arancia meccanica”, rinnovata nel dileggio verso chi cerca un dialogo sereno, privo di urla e insulti.

Sbalordimento totale il mio di fronte al teatrino della politica sul cui palcoscenico ci si sente autorizzati a comportarsi come pagliacci con relativi applausi di ritorno, lasciando di conseguenza campo libero ai più esaltati e votati alla violenza: roba, appunto, da “Arancia meccanica”».

«Sono le situazioni del SE, del probabile, del possibile, dell’imperfezione, delle notizie false che, nel tuo particolare shaker di emozioni, costituiscono il gioco dei sottintesi e dei vuoti-pieni, rappresentano il fatto che “il fatto” esposto passa da connotazioni fantastiche e fantasiose a subitanei accostamenti con la realtà…», aggiungo.

«Assolutamente sì», mi risponde Francesco, «oggi si usa la violenza verbale, visti i mezzi e la tecnologia a disposizione, consapevoli che le rettifiche alle notizie false o Fake News, alle improbabilità generano solo risate sguaiate, perché ormai il messaggio è passato e buona parte di chi legge o ascolta si è bevuto il tutto senza porsi l’interrogativo del “SE sia vero” o “SE non sia vero”».

Nel Nostro coabitano le più diverse espressioni, che, di volta in volta, mette sul trono lasciando che, attraverso le tante interrogazioni, possano prendere corpo, permanere ed espandersi nelle pieghe di ogni parola, di ogni verso, di ogni pensiero, con immensa spontaneità e tanta scorrevolezza.

Nell’incedere dei versi prende sempre più forma il frenetico scorrere del quotidiano, l’uomo che dimentica o trascura i valori fondamentali della vita, del richiamo a meditare su questi valori, senza prosopopea, senza astrusi artifici, senza vuoti bizantinismi, ma con la convinta proposizione di sentimenti, emozioni, ricordi, frammisti di slanci e timori.

I “pensieri“ di Francesco non hanno bisogno di mediazioni e spiegazioni, ma vogliono, pretendono semplicemente essere letti con cura e accuratezza, con lo stesso acume ed entusiasmo con cui si guarda un quadro per ricevere messaggi ed emozioni rasserenanti.

«Infatti – aggiunge Francesco Danieletto, quasi interpretando le mie riflessioni – a volte mi chiedo dove la mia generazione e le successive, con quella fucina di idee e voglia di fare, con quella forza di cambiare, con la passione che ci accomunava nel rispetto reciproco, anche quando lo scontro era duro, abbiano sbagliato, considerato che quanto seminato è volato via nel vento, come fanfaluca e SE l’aver abbassato la guardia, pensando di aver definitivamente vinto, non sia stato un errore».

«Sono le tante situazioni del SE, caro Francesco, sono il segreto delle tante avvincenti esperienze di vita che leggo nei capitoli Amore, Passione, Realtà del tuo “L’imperfezione del SE”, sono i dubbi che tu, da uomo anticonformista, da pesce fuor d’acqua di questa umanità, dedita agli interessi pragmatici, sei riuscito a tirar fuori grazie al tuo lungo e sofferto lavorio introspettivo così abilmente e poeticamente costruito » gli dico salutandolo.

Ecco perché – caro Poeta – ha ragione Cristina Adragna quando afferma nella nota critica alla tua fatica “L’imperfezione del SE” che “tu frusti e accarezzi le coscienze al tempo stesso, le domi e le plasmi, le redarguisci con autorevolezza, e appari come un saggio maestro di vita che non ama sedere né erudire al di là della cattedra. E ti fai carico, di contro, delle debolezze di un’umanità traballante, poiché ne conosci le sofferenze, ne condanni le mancanze, ne percepisci le potenzialità.

Sei come un padre responsabile che si danna al cospetto di un figlio brillante, ma abulico ed avverte perciò l’impellente necessità di lottare allo stremo, affinchè  le cose approdino a mutamento”.

Vincenzo Fiore

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Vincenzo Fiore
Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

4 Commenti

  1. Ormai è risaputo tra quanti mi conoscono che la mia voglia di scrivere è la mia compagna ormai abituale delle mie giornate anche se non sono certo tipo da mettermi a tavolino per riempire pagine a tutti i costi (sono un convinto consumatore di penne a sfera e fogli di carta, mi esprimo meglio). Per me deve essere una cosa naturale, quando viene un’idea la sviluppo e la porto a termine con calma cambiando e riscrivendo più volte per perfezionarla. Questo giusto preambolo per fare capire quali siano le mie motivazioni e il mio essere uno scrittore atipico se così si può dire. Ringrazio ancora una volta l’amico Vincenzo per il regalo che mi ha fatto con questa intervista su Screep magazine. E’ gratificante inutile nasconderlo, sotto ogni punto di vista. L’augurio che faccio a lui e ai tanti scrittori che si accingono a fissare sulla carta i loro pensieri e le loro opinioni è di continuare senza scoraggiarsi, non è il grande successo editoriale che paga ma la soddisfazione di chi ti ferma per strada e ti ringrazia per quanto hai scritto.
    Francesco Danieletto

    Fb francesco checcuswriter danieletto

    • Il piacere é nostro per averti ospitato su SCREPmagazine. Con Accademia, la nostra Associazione di Scrittori ed Autori, cerchiamo di fare proprio questo: lasciare delle tracce scritte, musicali, visive … fissarle su questo magazine, nelle canzoni, nei video e sui libri che su libera scelta dei Soci, Accademia stessa, in quanto Casa Editrice, pubbilca e diffonde.
      Un cordiale saluto.
      La Redazione

    • Grazie a te, caro Francesco, per aver accettato il mio ulteriore scandaglio della tua anima e ancora grazie per avermi individuato come autore della prefazione della tua ultima raccolta di pensieri.
      Buon tutto e alla prossima!

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