Lettera al Presidente Mattarella

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Gentile Presidente,
affido a Lei queste mie parole.

Sono un’ umile docente della scuola italiana da moltissimi anni.

Avevo ventidue anni al mio primo incarico, “insegnante di chitarra” a Catanzaro, su una scuola media e ora gli anni sono 40, i miei capelli più bianchi ma la passione per i valori fondanti della comunità scolastica sono rimasti intatti.

In me è rimasto intatto quell’entusiasmo che pone il docente capace di apprendere nel momento stesso in cui sta insegnando. Quei valori di una scuola Democratica, giusta, libera, equa, inclusiva, solidale, laica, antifascista, antirazzista e con un pensiero antimafia, quella scuola che protegge l’ambiente e che insegna il rispetto universale, espressione stessa dei principi della nostra Meravigliosa Costituzione.

Da precaria ho insegnato nelle scuole dell’ infanzia, nella meravigliosa primaria italiana, nelle scuole medie del Nord, del centro e del Sud Italia, nei licei, finanche in conservatorio e nei centri per adulti.

Sempre precaria ogni anno.

Semplice insegnante di musica, di chitarra, di sostegno e diritto.

Ed ecco in questi ultimi anni l’azione politica ha disgregato la classe docente, con politiche faziose e devastanti. “Precarizzando” il futuro di centinaia di migliaia lavoratori, che ogni giorno con fatica entrano nelle aule italiane e col sorriso cercano di compiere la missione più importante, istruire ed educare il futuro.

I giovani sono il nostro futuro, sono i nuovi fiori.

Queste azioni politiche ci hanno posto gli uni contro gli altri, hanno dato vita a scellerate fucine di diplomifici, compravendita di titoli anche esteri, compravendita di certificati, la classe docente è diventata un bancomat di Stato; non considerando esperienza, valore, sacrificio, dedizione e costanza.

Bandi apertamente incostituzionali per criteri discriminatori, mancati scorrimenti, perdita di anni di servizio nonostante la Comunità Europea bacchetti l’ Italia proprio sulla mancata stabilizzazione del corpo docente. La politica di parte insiste.

Stipendi inadeguati, il rischio di non lavorare per cavilli giuridici, farraginose politiche di parte poco chiare anche per la giustizia Amministrativa. Io stessa rischio di non lavorare. Eppure nella Scuola Italiana io ci credo ancora, nei suoi valori io ci credo ancora, e non ho intenzione di cambiare lavoro, no, perché è comunque un lavoro che amo, avrei potuto esercitare la libera professione invece no ho preferito i miei ragazzi .

Mi faccio portavoce di un grido silenzioso di una categoria esausta, la quale scenderà in piazza di nuovo, a Gennaio, continuerà ad esercitare il suo sacrosanto diritto di sciopero.

Mi faccio portavoce delle nuove leve, e di quelli più datati, la scuola italiana ha delle perle dietro quelle cattedre, docenti liberi, sapienti e appassionati, ora siamo in gabbia Illustre Presidente, ora siamo stanchi e la stanchezza gioca brutti scherzi.

La disperazione è tanta, si lavora per passione ma anche per dei diritti che il lavoro dà, una retribuzione equa e dignitosa pari ai colleghi di altri paesi Europei, una stabilizzazione che porta alla possibilità di farsi un mutuo, comprare una macchina, persino una piccola finanziaria per un regalo di Natale a taluni è negata.

Sopportiamo trasferimenti in silenzio, altri non ottengono nessuno trasferimento, altri svolgono la specializzazione in una città, il servizio in un’ altra Regione e la loro provenienza è di un’altra Regione ancora.

La possibilità di non lavorare soffoca le nostre vite, le graduatorie sono sature, in alcuni casi vuote, le materie sguarnite, un divario tra Nord e Sud che spacca l’ Italia unità, la possibilità che, veramente non ci siano cattedre, che non ci sia la stabilizzazione, che ci venga negata l’abilitazione o che qualcuno arrivi e ci dica che il concorso vinto in realtà non ha alcuna validità, o che è da ripetere.

Questa è paura. Siamo stati il motore durante la Pandemia, siamo stati il Motore nelle crisi economiche, perché non è vero che la scuola non crea ricchezza.

Il forgiare nuove coscienze è già ricchezza, la Cultura è sapere, conoscenza, la conoscenza rende l’uomo libero da ogni tipo di potere abusante, rende libero dal pregiudizio, dall’ odio, dallo stereotipo, dalla violenza.

Presidente non si dimentichi degli insegnanti Italiani, ci sostenga, con quel modo sapiente, super Partes, giusto ed equo che Lei ha.

Prof.ssa Simona Bagnato
Lamezia terme, 13/12/2024

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Simona Bagnato
Nata e vissuta in Calabria, sono diplomata al Conservatorio in chitarra classica e laureata in Giurisprudenza. Ho scelto di abbracciare l'arte e la didattica musicale. Insegnante nei licei musicali, ho partecipato a numerose rassegne nazionali di musica classica, in alcuni casi classificandomi al primo posto. Compositrice e scrittrice, sono da sempre attivamente impegnata in difesa di diritti umani e civili. Ho militato in Amnesty International ed oggi in Arcigay sezione di “Lamezia-Catanzaro-Vibo”. Ho abbracciato con entusiasmo il progetto “SCREPmagazine” già dai suoi primi albori. Mi piace l'essenza delle cose e condividerla.

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