In questo mese di continue piogge, ci è capitato di vedere l’arcobaleno.
Ma in realtà cosa sono?
La parola arcobaleno deriva dal latino “arcus pluvius”, che significa “arco piovoso”. Questo dimostra che anche i nostri antenati ne avevano compreso l’origine fisica: non può esserci arcobaleno senza pioggia (o quanto meno senza vapore … acqua nebulizzata).
Gli arcobaleni si verificano, infatti, quando la luce del sole attraversa le gocce d’acqua rimaste in sospensione durante un temporale oppure l’acqua nebulizzata in prossimità di una cascata o le goccioline che formano la nebbia.

In sintesi, le goccioline hanno l’effetto di tanti piccoli prismi ottici che scompongono la luce bianca in un “ventaglio” di luci di colori diversi, che vanno dal violetto al rosso.
In particolare, la porzione di luce che entra in ogni gocciolina viene “deviata” e, per un fenomeno ottico prodotto dalla differente densità dell’acqua rispetto a quella dell’aria circostante, ogni componente della luce viene rifratta con un angolo leggermente diverso dall’altro, col risultato di creare il suggestivo spettro di colori. 

In realtà siamo noi che li vediamo così.

La “distribuzione” del colore in un arcobaleno è continua. Gli scienziati pensano che sia il nostro cervello a dividere lo spettro dell’arcobaleno in bande distinte: noi umani amiamo “organizzare” ogni cosa, inclusi i colori, e ciò vizia anche il modo in cui percepiamo la dispersione della luce dell’arcobaleno, anche se l’esatto meccanismo per cui vediamo le strisce rimane sconosciuto.
Ma di quanti colori è formato l’arcobaleno?

Dipende proprio da noi. Il grande filosofo Aristotele, tra i primi studiosi a descrivere un arcobaleno, nel libro III della sua Meteorologia, vi percepì solo tre colori: rosso, verde e blu. Dante invece, in anticipo sui tempi, ne vedeva sette, e lo scrisse nel Purgatorio: “…rimanea distinto di sette liste, tutte in quei colori onde fa l’arco il Sole e Delia il cinto”.
I primi studiosi islamici invece videro un arcobaleno tricolore: rosso, verde e giallo. La verità è che non c’è un numero preciso di colori in un arcobaleno. Ogni tonalità si fonde nella successiva senza un confine netto, lasciando l’interpretazione a chi guarda e alla cultura che l’ha definita.

Un arcobaleno è sempre opposto al sole.

La visione dunque si ha solo quando l’osservatore è tra la zona dove si trovano le gocce d’acqua sospese (pioggia, vapore acqueo ecc.) e la posizionee del sole nel cielo. Ecco perché gli arcobaleni si possono ammirare solo guardando verso la pioggia e non dalla parte del sole.
I doppi arcobaleni si verificano quando la luce rimbalza all’interno della gocciolina d’acqua più di una volta prima di fuoriuscire, formando così un secondo arco. La porzione di cielo compresa tra un arcobaleno (primario) e il suo “doppio” (secondario) appare più scura perché qui la luce riflessa nelle gocce di pioggia non raggiunge l’osservatore. Questa zona ha un nome: banda di Alessandro, da Alessandro di Afrodisia che descrisse il fenomeno per la prima volta nel 200 d. C..
Esistono particolari arcobaleni, noti come arcobaleni di fuoco che però non hanno niente a che fare con gli arcobaleni veri e propri (e con il fuoco). Si tratta di archi circumorizzontali che si verificano solo in certe condizioni climatiche e a particolari latitudini: si stagliano paralleli all’orizzonte come una banda, senza formare un arco, e altro non sono che un alone di cristalli di ghiaccio di alta quota che rifrangono la luce.
L’arcobaleno è il simbolo LGBT (comunità di persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender) più conosciuto al mondo. La prima bandiera arcobaleno LGBT fu progettata nel 1978 da Gilbert Baker per un Gay Pride a San Francisco. Il design originale aveva otto colori, ognuno con il suo significato (il rosso per esempio indicava la vita e il verde l’amore per la natura). Poi per motivi pratici i colori sono diventati 6: la tintura rosa era troppo costosa, e il blu e il turchese si sono “fusi” nel blu.
A chi gli chiese perché proprio l’arcobaleno, Baker rispose: “A lungo siamo stati identificati col il triangolo rosa che ci avevavo affibbiato i nazisti. Ma questo simbolo era figlio di un mondo orribile. Avevamo bisogno di qualcosa di bello. L’arcobaleno è perfetto perché si adatta davvero alla nostra diversità in termini di etnia, genere, età e altro”.

In seguito si è diffusa una bandiera della pace che le somiglia molto: la differenza è nei colori: 7 nella bandiera della pace, 6 in quella LGBT. Poi sulla bandiera della pace, è spesso impressa la scritta “pace”.
L’arcobaleno, inoltre, unisce terra e cielo
Nella mitologia del nord l’arcobaleno è bifrost, il ponte che connette il mondo dei morti e quello dei vivi. In realtà sono tante le culture, anche distanti, che vi hanno visto un collegamento tra cielo e terra: per i greci l’arcobaleno era Iris, (o Iride), la messaggera degli dei. Nell’antica religione indù dell’epoca vedica, l’arcobaleno è invece l’arco di Indra, dio dell’atmosfera e della pioggia.

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Maria Grazia Del Franco
Sono nata a Napoli. Laureata in lettere moderne, ho coltivato fin da ragazza la passione per la scrittura, sempre con un occhio attento agli episodi che si verificavano nella società. Spinta da un amico d’infanzia, ho iniziato a scrivere, partecipato e vinto vari premi letterari con alcune poesie (“a mia madre” e “l’ultimo desiderio”). Sono socia di “Accademia Edizioni ed Eventi”, gruppo di autori ed artisti che con certosina pazienza, danno spazio alla cultura, organizzando anche eventi e contribuendo alla diffusione dell'arte e del talento. Collaboro alla rivista SCREPmagazine con la rubrica ”LEGGIAMO INSIEME”...e non solo...

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