Siete sicuri che la storia che sto per raccontarvi non potrebbe succedere a noi?
E’ da ieri che avverto un nodo allo stomaco, la causa è questa notizia. Una notizia come tante si, quella del solito barbone che vive per strada forse per scelta. Ma sappiamo tutti che chi vive ai margini ha sempre una storia da raccontare.
Questa è la storia di Pietro Pace, così esordirebbe Maria De Filippi passeggiando sui suoi tacchi a ” C’è posta per te”, un uomo di 59 anni che da 14 vive in una baracca costruita sotto un albero nei pressi della stazione ferroviaria di Scalea in Calabria. Pietro mangia quando può e passa quasi tutta la giornata dormendo per non pensare al suo amaro destino. Non vede i suoi figli da anni, è finito in strada dopo aver divorziato dalla moglie. La moglie lo aveva tradito con un suo amico mentre si trovava ricoverato in ospedale per un incidente stradale. Avendo già dei problemi economici ha dovuto scegliere tra pagarsi l’affitto di una casa o versare i soldi per gli alimenti a moglie e figli. 
Così è rimasto solo, circondato da miseria e angoscia, ha preso cartoni, pezzi di lamiere e si è costruito un rifugio, tra la sporcizia e il freddo. E’ anche successo che dei senzatetto siano andati di notte a derubarlo del poco che aveva, anche del fornellino per cucinare. 
Pietro veste panni sporchi e consumati, si lava con l’acqua gelida di un piccolo torrente che scorre vicino al suo rifugio. Lavora saltuariamente, facendo pulizie dei giardini e altri piccoli lavoretti, ma con quello che guadagna può comprarsi solo qualche scatoletta di carne e del pane, o le medicine per curare la sua salute. La sua ultima speranza è il reddito di cittadinanza. Lo hanno informato che da marzo potrebbe aver diritto a 780 euro al mese e speriamo tutti che sia vero. La gente non gli è indifferente per fortuna. Gli portano del cibo, dei vestiti e ogni tanto qualche soldo. Nessuno lo fa sentire “diverso”.
Lui da anni ripete “Sono io che vorrei cambiare vita, vorrei trovare la forza per vincere il destino”.
Prima a Scalea c’era un dormitorio e una mensa, ma poi il sindaco li ha chiusi perché non poteva pagare la corrente e il cibo e lui si è trovato all’addiaccio.
Pietro è cardiopatico, ha il diabete, ha problemi di circolazione che gli hanno procurato delle piaghe alle gambe, ha dolori a causa del freddo, ha problemi allo stomaco. Ma lui non si dà per vinto e chiede ai giornali di poter lanciare un appello: non vi chiedo soldi ma un lavoro, qualunque lavoro, sono disposto a tutto. Aiutatemi a riavere una vita normale.
Forse Pietro ha perso tante cose ma non la sua dignità.

Angela Amendola 

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