C’è un paio di scarpette rosse

numero ventiquattro

quasi nuove:

sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica

‘Schulze Monaco’.

C’è un paio di scarpette rosse

in cima a un mucchio di scarpette infantili

a Buckenwald

erano di un bambino di tre anni e mezzo

chi sa di che colore erano gli occhi

bruciati nei forni

ma il suo pianto lo possiamo immaginare

si sa come piangono i bambini

anche i suoi piedini li possiamo immaginare

scarpa numero ventiquattro

per l’eternità

perché i piedini dei bambini morti non crescono.

C’è un paio di scarpette rosse

a Buckenwald

quasi nuove

perché i piedini dei bambini morti

non consumano le suole.

Joyce Lussu

Joyce Salvadori Lussu nasce a Firenze l’8 maggio 1912.
Terzogenita, dopo la sorella Gladys e il fratello Max, cresce nel capoluogo fiorentino a stretto contatto con i genitori: Guglielmo Salvadori e Giacinta Galletti, intellettuali antifascisti, figli di famiglie marchigiane con origini inglesi.

Frequenta per poco tempo la scuola elementare e la sua istruzione avviene in gran parte dentro una casa «abitata più dai libri che dai mobili».

Nel 1924, dodicenne, in seguito alle percosse subite dal padre ad opera degli squadristi fiorentini, lascia l’Italia insieme alla famiglia.

Raggiungono la Svizzera, dove Joyce e Max frequentano una scuola gestita da intellettuali pacifisti.

Studiando da privatista e lavorando Joyce si iscrive alla facoltà di Filosofia di Heidelberg, in Germania; ma nel 1933 l’avvento del nazismo le impedisce moralmente di proseguire gli studi.

Ritorna in Svizzera dai suoi genitori ed entra in contatto con l’organizzazione antifascista Giustizia e Libertà.

Partecipando all’attività clandestina incontra per la prima volta l’antifascista sardo Emilio Lussu, leggendario capitano della Prima guerra mondiale.

Dopo quel primo incontro avvenuto a Ginevra, i due si ritroveranno solo nel 1939.

Tra il 1934 e il 1939 Joyce vive in Africa.

Di quegli anni racconterà solo con brevi accenni, evocando la natura africana nelle sue poesie pubblicate nel volume “Liriche”, edito con il patrocinio e la recensione di Benedetto Croce, alcune oggi incluse nella raccolta “Inventario delle cose certe”.

Solo recentemente, le ricerche della storica Elisa Signori hanno permesso di comprendere quel periodo così poco descritto dalla Lussu.

Negli anni che seguono viaggia per l’Europa a seguito del Movimento Mondiale per la Pace.

A Stoccolma incontra il poeta turco Nazim Hikmet del quale diviene amica e traduttrice, rendendo le sue poesie note in Italia.

Si immerge nel fermento studentesco del ’68 e nutre attraverso quei giovani speranze di cambiamento.

Joyce muore a Roma il 4 novembre 1998, all’età di 86 anni, ribelle come aveva vissuto, con una sigaretta postale tra le mani al posto del rosario.

Ognuna delle parole della poesia porta con sè un carico di dolore, ogni parola è una ferita ancora aperta nel cuore di ogni essere umano.

Ed è bene che questo non cambi mai.

È importante che nessuno dimentichi e che tutti conoscano (specie i ragazzi) lo sterminio di milioni di esseri umani tra il 1939 e il 1945.

Perchè dagli errori del passato si impara sempre qualcosa e, in un periodo storicamente delicato come quello che stiamo vivendo, è bene ricordarselo.

Non dimentichamo mai il periodo più oscuro vissuto dall’Umanità, il periodo in cui il Male viveva sulla Terra.

(Angela Amendola)

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