La parola “prefica” deriva dal latino “praefica”, da “praeficere”, preporre o più propriamente donna preposta (alle ancelle che si lamentano).
Le prefiche erano le professioniste del lutto, mercanti della sofferenza, dal momento che venivano restribuite per il loro servizio. Si presentavano a casa del defunto vestite con abiti scuri e veli neri sul capo, per vegliare il feretro o per partecipare al funerale. Si struggevano in lamenti e pianti, si laceravano le vesti, si strappavano i lunghi capelli, si graffiavano la faccia, innalzando a gran voce le lodi dell’estinto.

Questa usanza risale all’antica Roma.

La prefica romana riceveva un compenso economico per piangere in occasione di cortei funebri ufficiali o di quelli di famiglie gentilizie. Si muoveva insieme ai portatori di fiaccole e con accompagnamento musicale.
La prefica guidava la cerimonia funeraria.

Ecco la spiegazione più pratica del termine praefica, “mettere a capo”, volendo con ciò sottolineare il fatto che la prefica fosse la “princeps planctus’, perchè organizzava quella messinscena suggestiva in cui il dolore veniva spettacolarizzato con l’intonazione di una nenia.

Lo scopo era quello di rievocare la vita del defunto, di esaltarne le virtù, mentre la sofferenza dei familiari doveva rimanere segreta, intima.
Tale usanza fu tramandata in vari paesi, dalla Grecia alla Romania, all’Irlanda.
La presenza delle prefiche era documentata nell’antico Egitto, ma era presente anche nella Grecia classica.

Le donne greche delle ricche famiglie attiche, quando moriva un familiare stretto, non si lasciavano andare nell’esternare il proprio dolore, ma piuttosto si imponevano una sorta di autocontrollo.

Non doveva trapelare nulla all’esterno di ciò che faceva soffrire il loro cuore, perchè ciò poteva essere visto come un segno di fragilità interiore.
Le tradizioni della cultura greca si sono tramandate ed hanno lasciato un segno in diverse zone del Meridione d’Italia ove tale usanza era molto diffusa fino a tempi recenti, soprattutto in Basilicata, Puglia, Campania, Calabria.

Le “chiangimuarti” erano di estrazione sociale povera, contadine, casalinghe, spesso con tanta prole da sfamare e avevano bisogno di guadagnare per sbarcare il lunario.
C’era anche il mercato delle piagnone, nel senso che vi erano quelle più quotate che, quindi, venivano retribuite meglio.

Esordivano con il “kopetos“, cioè picchiandosi il petto e la testa, dimenandosi con una gestualità teatrale.

Avevano un fazzoletto bianco in mano che agitavano ritmicamente in diverse direzioni.
Spesso queste donne non conoscevano affatto il defunto.

Si proponevano di consolare i vivi, liberarli dal dolore.
Il pianto serviva anche per esorcizzare la morte.

Alle soglie del terzo millennio le prefiche sembra appartengano ad un mondo molto lontano dal nostro, ove il modo di vivere e sentire un evento luttuoso sta riscoprendo l’atteggiamento intimistico.

Perchè la morte non viene vista come qualcosa che fa paura, che va tenuta lontana.

Fortunatamente ci siamo liberati dal fardello delle superstizioni.

Si nasce per vivere, ma la morte fa parte della vita e dà significato alla vita stessa.

Piera Messinese

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Piera Messinese
Sono nata il 13 Novembre del 1966 a Lamezia Terme, in Calabria, ove risiedo. Sono sposata ed ho una figlia. Se dovessi scegliere un attributo che possa caratterizzarmi, questo sarebbe “eclettica”. Sono “governata da uno spirito fortemente versatile” che mi dà energia, per cui mi sento letteralmente assetata di nuovi stimoli. Sono innamorata della scrittura da sempre e la mia formazione classica ha contribuito a mantenere vivo in me tale sentimento. Grazie alla passione per i classici latini e greci in primis ed in seguito agli studi universitari in Medicina e Chirurgia, ho potuto rendere creativa la mia elasticità mentale. Ma “illo tempore fu il Sommo” a rubarmi il cuore e così “Galeotta fu la Divina". Amo, quindi, leggere e scrivere e ritengo che ciò sia fondamentale per la crescita di ogni individuo. Flaubert diceva: _”Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi o, come fanno gli ambiziosi, per istruirvi. No, leggete per vivere.”… Sono Socia Fondatrice di “Accademia Edizioni ed Eventi”, Associazione culturale con sede a Roma che si occupa di cultura e di promuovere il talento. Scrivo su SCREPmagazine, rivista dell'Associazione, su cui curo varie rubriche.

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