Cosa c’è, mamma?
-Sto morendo, Forrest. Avvicinati. Vieni a sederti qui. 
-Perché muori, mamma?
-È la mia ora. La mia ora è arrivata. Oh, avanti… non devi avere paura, tesoro. La morte fa solo parte della vita. È una cosa a cui siamo destinati tutti. Io non lo sapevo, ma ero destinata a diventare la tua mamma. Ho fatto il meglio che ho potuto. 
-Hai fatto molto, mamma. 
-Bene, ma sono del parere che ognuno si fa il suo destino. Tu devi fare del tuo meglio con quello che Dio ti ha concesso.
-Qual è il mio destino, mamma?
-Dovrai arrivare a scoprirlo con le tue sole forze. La vita è una scatola di cioccolatini, Forrest. Non sai mai quello che ti capita.
Mi mancherai molto, Forrest.
Aveva preso il cancro e morì di martedì. Le comprai un cappello nuovo, con sopra dei fiorellini. E non ho altro da dire su questa faccenda”.

Apriamo questo articolo dedicato alle mamme del Cinema con colei che tra tutte racchiude per me l’essenza della forza e della tenacia, dell’orgoglio materno e della lotta ai luoghi comuni nonché dell’amore incondizionato, saldo e porto sicuro che rappresenta la figura materna per ognuno di noi: la Signora Greenway, la madre di Forrest Gump, nel meraviglioso capolavoro di Robert Zemeckis del 1994 (vincitore di ben 6 premi Oscar) con protagonista  il sublime Tom Hanks. Ad  interpretarla una magistrale Sally Field, che racchiude nella sua performance ogni sfumatura tipica del suo personaggio apparentemente glaciale da un lato ma estremamente fragile dall’altro.

Già l’attrice ci aveva regalato un altro grande ruolo di madre nell’intenso Fiori d’acciaio di Herbert Ross (1989), dove questa volta si trova di fronte a Julia Roberts, amabile figlia gravemente ammalata, che si appresta a sposarsi e a diventare ella stessa madre. Un ruolo più marcatamente drammatico ma sempre emblematico della dedizione materna verso i figli e la famiglia.

La rappresentazione del dolore di una madre verso le ingiustizie perpetrate a un figlio raggiunge una delle vette più alte sicuramente ne La Ciociara di Vittorio De Sica, con una indimenticabile Sofia Loren Premio Oscar annientata dalla violenza fisica subita dalla figlia da parte di alcuni soldati, ma, anche, in tempi più recenti, nel crudo Tre manifesti a Ebbing Missouri, con un’agguerrita e vendicativa Frances Mc Dormand,  meritatissimo premio Oscar.

Accanto a loro, la grande Anna Magnani, non meno intensa, strepitosa madre in  Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini (1962), storia di una prostituta che cerca il riscatto e una vita diversa per suo figlio.

Del 2000 è invece Erin Brocovich di Steven Soderbergh in cui Julia Roberts (Premio oscar) da davvero la sua migliore interpretazione: una donna sola, una madre coraggiosa e tenace, disinibita senza vergognarsi di esserlo e discriminata per un’apparenza frivola che nasconde al contrario un’intelligenza viva.

Per avvicinarsi invece a ruoli di madre non certo perfette ma sicuramente indimenticabili non possiamo non citare l’Aurora di Shirley McLaine, in Voglia di tenerezza di James L.Brooks, drammatico affresco di fallimenti familiari al cui centro c’è il simbiotico  rapporto madre-figlia tra Aurora e Emma, un’ altrettanto straordinaria Debra Winger.

Analogamente capovolti ma in modo più dissacrante e leggero, i ruoli nel menage à trois mamma-figlia maggiore e figlia minore che ci regala il delizioso Sirene, con una straordinaria Cher, madre hippie e caotica, che trasporta le sue figlie ( Winona Ryder e la deliziosa Cristina Ricci)  da uno stato all’altro dell’America e da una storia sentimentale all’altra.

Ci sarebbero tanti altri ruoli da citare, ma chiudiamo con l’immagine di una mamma davvero speciale: Juno, adolescente irresistibile (protagonista dell’omonimo film di Jason Reitman del 2007) interpretata da Ellen Page che, rimasta incinta del suo migliore amico, decide di darlo in adozione; i risvolti saranno imprevedibili ed esilaranti a tratti.

Tema in comune di ognuna di queste pellicole? Qualunque cosa possa accadere mai,  le mamme possiedono una forza che le rende davvero insostituibili  perché “la mamma è sempre la mamma”.

Sandra Orlando

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