Maggio 1992

Lungo i corridoi dell’antico convento, l’esalazione di ogni singolo sospiro era insignito di un inestimabile valore.

Ciascuno di noi recava con sé un’aura di natura trascendentale poiché destinato, da lì a breve, a rivestire il pregiato ruolo di soldato di Dio”.

Quando Suor Alessia varcava la soglia della nostra classe, tacevano persino le chiassose squille del campanile.

Un silenzio d’altri mondi invadeva ogni contesto nel quale si recasse.

Austera, a tratti malinconica, autorevole ed esigente in giusta misura.

Quel giorno ci scruto’ quasi distrattamente e così, con la consueta sua flemma comunicativa, pose noi un quesito mirato: “chi di voi sa dirmi cosa significa la parola  Amen?”

Marco abbassò timidamente il capo, Adriana finì per cercare non so cosa all’interno della sua cartella, Paola mostrò un incarnato di un colore molto similare a quello di fragoline mature, reazione tipica delle occasioni in cui veniva inaspettatamente colta da forte imbarazzo.

Io, di contro, con risoluta spavalderia, mostrai il ditino proteso verso l’alto.

Suor Alessia mi guardò con un accenno di diffidenza, poi acconsentì affinché dicessi la mia:

Amen significa così sia! “

Questa volta il suo sguardo era evidentemente compiaciuto.

” Brava! Noto con estremo piacere che gli insegnamenti della nonna sono proficui“.

Gli insegnamenti della nonna? Come faceva a saperlo? 

Beh, sì, in verità la nonna frequentava abitualmente la Chiesa, cantava divinamente nel coro ogni domenica mattina, per tutti era ” l’usignolo di Gesù”.

Quella sposa di Dio aveva dato per scontato che fosse stata proprio lei ad erudirmi in merito.

Ancora una volta fui estremamente orgogliosa della mia ” grande madre”.

Quando tornai tra le mura di casa sua le raccontai immediatamente l’accaduto.

Aveva le mani imbrattate di strutto.

Sorrise, mi abbraccio, unse inevitabilmente anche me.

Poi, con occhi festosi ed amorevoli, seguito’ semplicemente a dirmi :

” Cristine’, je’ un sacciu nenti, ma d’du picca chi sacciu ti lu vogghiu n’zignari sempri, finu a quannu campu“.

Ci sei riuscita, nonna cara.

Ho interiorizzato la parte più genuina della sapienza, grazie all’ insegnamento inconsapevole, continuativo ed amabile.

Adoro, tutt’ora, ascoltare le donne non più giovanissime che si raccontano.

Ancor prima che pronuncino una sola parola, hanno già narrato tutto.

La vita intera esplode nei loro sguardi, si palesa.

Mi affascina quel misto di malinconia e di ritrovata esuberanza negli occhi, quelle iridi limpidissime ed ” assolate”.

Chissà come sarò . Chissà cosa racconterò . Chissà se capiranno. Chissà cosa capiranno…

Maria Cristina Adragna 

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Maria Cristina Adragna
Siciliana, nasco a Palermo e risiedo ad Alcamo. Nel 2002 conseguo la Maturità Classica e nel 2007 mi laureo in Psicologia presso l'Università di Palermo. Lavoro per diverso tempo presso centri per minori a rischio in qualità di componente dell'equipe psicopedagogica e sperimento l'insegnamento presso istituti di formazione per operatori di comunità. Da sempre mi dedico alla scrittura, imprescindibile esigenza di tutta una vita. Nel 2018 pubblico la mia prima raccolta di liriche dal titolo "Aliti inversi" e nel 2019 offro un contributo all'interno del volume "Donna sacra di Sicilia", con una poesia dal titolo "La Baronessa di Carini" e un articolo, scritti interamente in lingua siciliana. Amo anche la recitazione. Mi piace definire la poesia come "summa imprescindibile ed inscindibile di vissuti significativi e di emozioni graffianti, scaturente da un processo di attenta ricerca e di introspezione". Sono Socia di Accademia Edizioni ed Eventi e Blogger di SCREPmagazine.

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