L’attrice “barbona” Nadia Kibout

La chioma castana e i due occhi marroni sono i tratti caratteristici di Nadia Kibout.

Nasce a Saint-Étienne in Francia da genitori algerini.

È l’unica figlia femmina della famiglia; prima di lei otto fratelli.

Questo le fa “dire e pensare di avere un lato maschile molto pronunciato”.

Già dai primi anni di scuola scopre l’amore per il palcoscenico attraverso spettacoli e saggi scolastici.

Si appassiona subito alla musica e al canto, tanto da far parte dell’orchestra e del coro dal primo anno delle medie fino all’ultimo anno del Liceo.

Durante il Liceo collabora ad opere liriche presso il teatro “Jules Massenet” di Saint-Étienne.  

Contrasti familiari la portano ad allontanarsi dalle sue passioni artistiche.

Svolge diverse attività professionali e viaggia molto.

Intuisce, però, che se non prende per mano le sue passioni, i suoi sogni potrebbero andare a rotoli.

Incomincia pertanto un reale percorso di studi di recitazione, per tre anni, a Milano, presso un laboratorio teatrale privato, dove scopre il “metodo stanislavsky”, del quale s’innamora.

Si trasferisce a Parigi per approfondire le sue conoscenze in ambito teatrale presso la scuola “Le Cours Florent”, segue uno stage intensivo con Ariane Mnouchkine al “Theatre du Soleil”.

Curiosa di mettere in pratica i suoi studi anche a livello internazionale, comincia attraverso l’Europa e l’America una lunga frequentazione di seminari e laboratori con insegnanti americani di fama internazionale, per la maggior parte membri dell’Actor’s Studio di Lee Strasberg.

Oggi è italiana di adozione, avendo fissato la sua residenza in Basilicata, a Bernalda.

Ho conosciuto Nadia nel 2013 a Mariotto, il mio paesello natìo, piccolo borgo della Puglia, in provincia di Bari, dove fu girato “Ameluk”, opera prima di Mimmo Mancini.

Io nel ruolo di comparsa, lei di Amida, sorella del protagonista, Jusuf, noto con il nome di Ameluk.

Fui ammaliato dal suo modo di vivere il dramma cinematografico che la vedeva costretta a barcamenarsi tra le angosce e le preoccupazioni del marito che gestiva un kebab e il fratello, musulmano, chiamato a interpretare Gesù Cristo nella processione del Venerdì Santo.

Con un popolo che si divide in pro e contro Ameluk.

A favore o contro la diversità.

Un contrasto che non poteva trovare migliore interprete in lei, nel suo modo di affrontare la diversità.

Oggi la incontro a Roma per una intervista sul set di “Nero a metà”, regista Marco Pontecorvo, nel ruolo di Sahar, una barbona, dopo averla seguita da suo tifoso e da amico nelle tappe successive ad Ameluk.

IO – Ti piace il mestiere di attrice? Sei appagata?

NADIA – Sono felice per essere riuscita a costruirmi da un sogno, da una passione, dal un desiderio il “mestiere”, che oggi è la mia ragione di vita, la sostanza del mio essere.

IO – La tua grinta, la tua bravura, il tuo talento, la tua umanità mi impressionarono tantissimo a Mariotto.

NADIA – Quando mi pongo un obiettivo cerco di raggiungerlo e organizzo le mie forze, le mie energie per migliorarmi e scendere dal set o dal palcoscenico soddisfatta e appagata.

IO – Il tuo primo incontro con il cinema e il teatro?

NADIA – Nel 2004 con “Balletto di Guerra” di Mario Rellini, un film di alta drammaticità che pone l’accento sul mondo dei profughi e delle prostitute e nel 2009 al Teatro Storchi di Modena con “Il dubbio”, regista l’ottimo Sergio Castellitto con Stefano Accorsi, Lucilla Morlacchi e Alice Bachi, che affrontava un tema “scabroso”, un argomento “poderoso” e “attuale”, la presunta pedofilia di un prete.

IO – Temi e problematiche non da poco…

NADIA – Assolutamente sì, anche perché, vista certa ignoranza che domina in alcuni settori della società, vedi le manifestazioni sessiste di questi giorni contro la Ministra dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, è necessario essere sempre sul pezzo con argomenti forti e intransigenti per debellare le sacche del degrado in cui siamo caduti.

IO – Importanti riconoscimenti?

NADIA – Al Festival del Cinema di Venezia del 2015 il premio “Mutti” – Cineteca di Bologna – per il cortometraggio scritto da me con Ersilia Cacace “Le ali velate”, alla Festa del Cinema di Roma del 2015 e al Festival Internazionale del Cinema di Bruxelles.

IO – Altro?

NADIA – Il Premio Italia Donna 2018 per il cinema, tra i più significativi del mondo femminile, ricevuto il 14 settembre 2018 nella sala Protomoteca in Campidoglio, a Roma, di cui vado molto orgogliosa perché giunto inatteso.

IO – Impressioni, emozioni, sensazioni nel ricevere i premi?

NADIA -Piango, gioisco, mi lascio andare al riso, mi faccio conquistare dal tremore.

I miei sogni diventano realtà, si concretizzano.

Qualcosa di incredibile, direi di assurdo, si agita in me.

IO – E arriviamo…

…alla inaugurazione del Teatro Eliseo di Roma con Bengal Tiger at the Baghdad Zoo – Una tigre del Bengala allo zoo di Baghdad, alla presenza dell’autore Rejiv Joseph e immergermi nel ruolo di una lebbrosa.

Nei ruoli che interpreti sino a che punto ti “svesti” da Nadia? Sincera devi essere, senza trucco e parrucco.

NADIA – Sono Nadia senza se e senza ma, un abito da cui nessuno può svestirmi.

IO – Veniamo al corto “Le ali velate”, il tuo primo lavoro cinematografico da regista, che è un grande messaggio di tolleranza nei confronti della diversità.

NADIA – Assolutamente sì, e ho voluto lanciarlo dalla mia Bernalda, dalla Basilicata, terra ricca di colori, di paesaggi meravigliosi, stupenda per l’umanità della gente che ci vive, per la magia che sprigiona.

IO – Portare un velo che significa per te?

NADIA – Portare un velo, avere un colore diverso della pelle, professare una religione diversa dalla cattolica non è e non deve essere indice di pericolosità, la diversità non può essere causa di violenze.

Il mio corto è stato ed è un messaggio di pace, di tolleranza, di serenità, che ha fatto breccia al di là di ogni rosea aspettativa, visti i tempi.

IO – Altro grande successo il cortometraggio “Ieri e domani” scritto, diretto, prodotto dal regista foggiano Lorenzo Sepalone, che si è aggiudicato una “montagna” di riconoscimenti.

NADIA – Un corto immenso, stupendo dove “due solitudini” si sfiorano in una città dell’Italia Meridionale: Vito, medico legale taciturno e misterioso, legato al ricordo di un amore finito fino a quando l’incontro con una studentessa stravolge il suo ordinario, Nadia (io), moglie di un malfattore, escogita un intrepido piano per porre fine alle violenze che subisce dal marito. 

Tra l’impossibilità di obliare il passato e la speranza di un futuro migliore, i due protagonisti intraprendono un viaggio esistenziale tra fermate, attese e ripartenze.

IO – E siamo arrivati ad oggi…

NADIA – …sì, siamo arrivati a oggi che mi vede impegnata nel ruolo di una barbona, Sahar, sul set di “Nero a metà 2” di Marco Pontecorvo per Rai 1, coinvolta in eventi molto particolari che non posso, e non dispiacerti, rivelare al momento. 

IO – The end?

NADIA – No!

Fulminandomi con i suoi occhioni…

                                                                                                  Vincenzo Fiore

… lasciami chiudere con un grazie commosso e dolce a tutti voi della Redazione di SCREPMagazine e al Responsabile Editoriale, Giuseppe De Nicola.

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Vincenzo Fiore
Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

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