“L’ancileddi di la picciridda” di Maria Cristina Adragna

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Cari lettori, quest’oggi mi piace approfondire la conoscenza di qualcosa che, in qualche modo, ha a che fare con me e con moltissime altre donne.

Una breve ed interessante nota introduttiva alla lirica che vi propongo, alla quale mi piacerebbe davvero che dedicaste qualche istante del vostro tempo, non foss’altro ed esclusivamente per mera curiosità.

Il nome Cristina appartenne, secoli or sono, ad una bellissima preadolescente che nacque in Iran.

Santa Cristina di Bolsena o Cristina da Tiro ,che per la Chiesa Ortodossa Cristiana è “La Grande Martire”, secondo la tradizione agiografica fu una credente martirizzata durante la persecuzione dei cristiani sotto Diocleziano, agli inizi del V secolo.

Alla giovinetta vennero inferte pene disumane, per volere del padre.

Ma tutte le volte ne uscì indenne: gli Angeli le vennero sistematicamente in aiuto, guarendola da indicibili mali corporali.

Una contraddizione storica da non sottovalutare risiede nella scelta del nome: Cristina ha derivazioni greche poiché si aggancia etimologicamente al sostantivo Cristós che vuol dire “Messia, l’Unto”.

Dunque, in virtù di tali considerazioni, risulta difficile immaginare che un persecutore dei cristiani avesse potuto scegliere per la figlia un nome palesemente ispirato a Gesù Cristo, esplicita icona di una cristianità rinnegata.

Presumo che non esista testimonianza alcuna che possa fornire spiegazioni in merito a questo dettaglio.

Ad ogni modo: mi piace pensare che i Santi che furono chiamati col nostro stesso nome abbiano la bontà di custodirci e di proteggerci con costanza.

Ed io quest’oggi, 24 Luglio, a quella ragazzina martoriata e vissuta duemila anni fa, voglio augurare un felice onomastico…

E naturalmente, infiniti auguri di buon onomastico a chi, come me, è stata chiamata “Cristina”.

L’ ANCILEDDI DI LA PICCIRIDDA

Frisca e pulita,
acqua surgiva,
stidda ch’in cielu
ri lustru ‘un è priva,
luna chi sapi’ nchiariri la via,
figghia d’un patri
chi sennu ‘un navia.

Ciuri di campu,
a Diu cunsacrata,
vita r’infernu, 
sempri ammucciata!

Corruli ranni
a st’arma divina,
pi sta nicuzza chiamata   “Cristina”.

Un ti scantari,
tèmpuli beddi,
stannu vinennu pi tia l’ancileddi,
sunnu mannati ri nostru Signuri,
vonnu sanari custani e duluri.

Cori ‘nuzzenti, dunni tinni isti?
Forsi pu’ troppu patìri muristi,
ora la terra
d’agguriu s’ammanta,
a picciridda la ficiru Santa!

Maria Cristina Adragna

TRADUZIONE 

GLI ANGIOLETTI DELLA BAMBINA

Fresca e pulita, acqua sorgiva, stella che in cielo non è priva di luce, luna che sa rischiarare la via, figlia di un padre privo di senno. Fiore di campo, a Dio consacrata, vita d’inferno, sempre nascosta, grandi dispiaceri per questa anima divina, per questa piccolina di nome Cristina. Non temere, guance belle, stanno arrivando per te gli angioletti, sono inviati da nostro Signore, sanno risanare piaghe e dolori. Cuore innocente, dove sei andata? Forse sei morta per aver patito troppo, ora la terra si veste di gioia, la bambina è diventata una Santa!

Clicca sul link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

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