In fondo alla via dove ho abitato per molti anni c’è una casa verde.

È una costruzione modesta ma con un prato molto curato.

Mario aveva ottant’anni. Una vita di sacrifici.

Lo vedevo riposare nelle giornate di sole sotto l’albero che aveva piantato e che era cresciuto tanto perchè non era mai stato tagliato.

Dormiva sotto al suo pino Mario. Dietro l’edera della recinzione, vedevo quest’uomo fiero che mai e poi mai voleva arrendersi alla vecchiaia.

E vedevo anche lei la moglie, la sua compagna di sempre, con i capelli raccolti e il viso che sotto le rughe nascondeva ancora tanta bellezza.

Passavano i loro giorni, sempre nel loro giardino o nella grande cucina insieme ai loro due gatti e consideravano tutto questo un vivere sicuro.

Perché la serenità c’è anche nella vecchiaia, c’è quando c’è amore, quando qualcuno ci ascolta, quando sappiamo di poter contare su qualcuno. Per Mario e Rosa era così.

Potevano contare l’uno sull’altra.

Erano soli come lo sono ormai gli anziani con figli e nipoti partiti per lavorare in altre parti del mondo, ma non erano mai tristi, finite le piccole cose la sera si coricavano a letto, guardavano il Crocifisso appeso alla parete e pregavano insieme.

Rosa con la sua pelle bianchissima e i lineamenti cambiati dagli anni era bella ancora, per Mario era ancora la ragazza più bella del quartiere.

Poi un giorno Mario è stato portavo via in ospedale.

Era vecchio, aveva mille acciacchi, ma non doveva morire per una febbre.

Rosa sa che Mario poteva vivere altri anni sereni se solo non avesse preso questo male, un male di cui avevano sentito parlare alla televisione, un male di cui non volevano parlare perché non volevano morire e stavano attenti, non uscivano, solo una volta, due, qualche commissione, incrociavano conoscenti e andavano dritti non si fermavano, ma poi è successo ugualmente.

E adesso quando gli altri passano davanti al suo cancello lei non saluta nessuno.

Si sente tradita. Sente che la gente fa di tutto per semplificare un dramma.

Sente che la vecchiaia non è una scusa per morire. Sente che non è stata protetta. Sente che tutti quei ragazzi che qualche settimana prima ridevano insieme nella piazza del paese sono stati degli incoscienti, forse sarebbe bastato un metro di distanza per salvare Mario, il suo amore.

Non nasconde il proprio dolore, è chiusa nel suo giardino, senza poter uscire, senza poter avere conforto del suo amore.

Rosa sa che presto potrebbe morire anche lei, fa due passi, guarda le rose fiorite, guarda il pino che ormai raggiunge il cielo,  e spera che lassù il suo Mario sia sereno, in cima alle fronde che il vento scuote, ora è lì che lei lo vede.

Angela Amendola

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