Elegante e raffinato stratagemma fu quello ideato da Penelope, narrato nell’Odissea.

Quando nacque, venne gettata in mare su volere del padre e salvata da alcune anatre che la portarono verso la spiaggia più vicina. I genitori Icario e Policaste, la ripresero con loro e le diedero il nome di Penelope, appunto “anatra” in greco. Penelope, secondo la mitologia greca, è moglie di Ulisse, madre di Telemaco. Penelope rappresenta l’ideale di donna del mondo omerico: bellezza, regalità, pudore, fedeltà e astuzia. Una donna capace di aspettare l’uomo che ama, senza mai dubitare del suo amore. Il celebre stratagemma, creato da Penelope, per non esser costretta a nuove nozze, vista la prolungata assenza del marito, consisteva nel voler rimandare la scelta del pretendente all’ultimazione del lenzuolo funebre del padre di Ulisse, Laerte. Attese per vent’anni il ritorno di Ulisse, partito per la guerra di Troia. Penelope ogni notte disfaceva ciò che tesseva durante il giorno in attesa del ritorno di Ulisse a Itaca. Lo stratagemma di Penelope, tuttavia, durò meno di quattro anni: un’ancella traditrice riferì ai proci l’inganno della regina. Ulisse tornò, uccise i proci, si rimpossessò di Itaca e della moglie, mettendo al mondo Poliporte e Arcesilao.

Secondo altre leggende però Penelope amò il dio Ermes, dal quale il dio Pan fu concepito. Nella stessa Odissea, infatti, Penelope ha un comportamento ambiguo nei confronti dei proci: secondo un’interpretazione, desiderosa di risposarsi non prende questa decisione perché teme il giudizio del popolo. Secondo Apollodoro, tornato a Itaca, Ulisse rispedisce la moglie dai genitori perché si era fatta sedurre da Antinoo, uno dei proci.

Ancora oggi parlando della tela di Penelope, si vuol dire metaforicamente un qualcosa che non potrà mai avere termine perché ogni volta ricomincia dall’inizio.

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Maria Luana Ferraro
Sono Maria Luana Ferraro, consulente aziendale e mi occupo anche di finanza personale. I calcoli sono il mio lavoro, le parole la mia passione. Fin da bambina, anziché bambole e pentoline, chiedevo libri, quaderni e penne. A sei anni ho ricevuto la mia prima macchina da scrivere. Appassionata di letteratura italiana e straniera, il mio più grande sogno è sempre stato diventare giornalista. Sogno che, piano, si sta realizzando. Socia fondatrice della “Associazione Accademia & Eventi”, da agosto 2018 collaboro con “SCREPMagazine” curando varie rubriche ed organizzando eventi. Fare questo mi permette di dare risalto a curiosità e particolarità che spesso sfuggono. Naturalmente, in piena coerenza con ciò che è il mio modo di interpretare la vita…eccolo: “Quando la mente è libera di spaziare, i confini fisici divengono limiti sottili, impercepibili. Siamo carcerieri e carcerati di noi stessi. Noi abbiamo le chiavi delle nostre manette. La chiave è la conoscenza: più conosci, più la mente è libera da preconcetti e ottusità. Più la mente è aperta, più si ha forza e coraggio così come sicurezza. Forza, coraggio e sicurezza ti spingono a tentare l’impossibile affinché divenga possibile.”

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