La strada per il Sanremo di Amadeus si sta rivelando piena di difficoltà…come dal “PreFestival” di “Non è l’Arena” di Giletti prossimamente su La7.

Dopo le polemiche riguardo la presenza sul palco di Francesca Sofia Novello, fidanzata di Valentino Rossi, e le ingenue ma infelici dichiarazioni al riguardo di Amadeus, ecco un problema nuovo.

Il “problema” questa volta è Junior Cally, una “sorta di rapper mascherato” colpevole di aver “prodotto testi sessisti” e di non “meritare dunque il palco dell’Ariston”.

Una polemica che ha infiammato gli animi, tanto che il Presidente della RAI ha preso una posizione, segnalando come “il Festival dovrebbe promuovere il rispetto della donna e la bellezza dell’amore“.

Per questo, “chi nelle canzoni esalta la denigrazione delle donne e persino la violenza omicida, e ancora oggi giustifica quei testi avanzando pretese artistiche, non dovrebbe beneficiare di una ribalta nazionale”.

Sulla questione si sono espressi in molti.

Fra gli altri, il leader della Lega:

Junior Cally?  Uno che incita all’odio e alla violenza contro le donne. Per un anno ho lavorato con Giulia Bongiorno per far approvare il codice rosso. Oggi leggo che la RAI e il più importante Festival della canzone italiana, usando denaro pubblico, sdoganano femminicidio e stupro. Non ho parole: mi auguro che questo tizio non metta mai piede sul palco di Sanremo”.

Difficile e abbastanza penoso pensare ad una gaffe di Amadeus quando lui che ha la responsabilità artistica del Festival approva ed invita su quel palco uno come questo.
Ed ancora più scandaloso il fatto che le 10 donne che lo affiancheranno non abbiano sentito il bisogno di dire nulla sulla vicenda.

E’ uno schiaffo alle vittime e alle loro famiglie, al dolore, alle sofferenze delle donne sfregiate e violentate, un insulto senza precedenti a chi si è visto uccidere una figlia, una sorella, una compagna.

Il “cantante” Junior Cally sul palco di Sanremo è disgustoso.

Uno che incita al femminicidio, allo stupro, alla violenza non può e non deve esibirsi tra i big del festival nazionalpopolare più famoso del Paese davanti a un pubblico di famiglie, giovani e bambini.

È indegno.

Uno che “canta peraltro mascherato” … “l’ho ammazzata, le ho strappato la borsa. C’ho rivestito la maschera” mentre si muove davanti a una giovane ragazza legata mani e piedi a una sedia e con un sacchetto sulla testa, mentre cerca, inutilmente, di liberarsi non è arte. È schifo, violenza, aberrazione…e non si tenti alcuna operazione di sdoganamento tirando in ballo l’arte, che l’artista può e deve parlare in modo crudo … qui si tratta solo pura e semplice diseducazione!

Ma quasi due secoli dopo “La donna è mobile”, cioè vuota, frivola e instabile, di Giuseppe Verdi nella musica capita di ascoltare ancora descrizioni che offrono un’immagine della donna superficiale e ridotta a un essere semplice, passivo, con niente da fare se non assistere e aspettare mariti e fidanzati.

Sappiamo che i testi delle canzoni riflettono i modelli sociali, la mentalità comune… Tra le note di brani orecchiabili vengono ribaditi convenzioni. Che non riguardano solo le donne ma la relazione tra i due sessi.

Nei testi la donna è spesso ridotta a un essere semplice, passivo, con niente da fare se non assistere e aspettare mariti e fidanzati. “Donne du du du, al telefono che non squilla mai“, cantava Zucchero in modo eloquente.

Ma gli esempi sono infiniti. Nella strofe di molte canzoni troviamo femmine romantiche, sensibili e capricciose, votate al piacere dell’uomo. Donne trofeo, contese tra più rivali, paragonate a un’auto o a una moto, ricordiamo Jovanotti e la sua “sei come la mia moto, sei proprio come lei“….

La brava Fiorella Mannoia nel brano di grande successo “Quello che le donne non dicono” soprattutto parla di quello che le donne dicono sempre, che da loro ci si aspetta.

Che siamo comunque disponibili per gli uomini, che viviamo in funzione del partner, che se un uomo ci conquista con “delle rose o nuove cose“, allora “diremo ancora un altro sì“.

Canzone che punta a spronare forse un diverso atteggiamento nel sesso femminile che dovrebbe farsi valere e rispettare di più.

E Loredana Bertè, con “Sei bellissima” racconta di una donna dipendente affettivamente da un uomo.

Lui a letto le diceva sempre: “Non vali che un po’ più di niente“, ma lei continua comunque a desiderarlo.

Anche l’infedeltà viene trattata in modo ambiguo nelle canzoni.

Forse un uomo non sarò“, dice Dodi Battaglia dei Pooh in “Tanta voglia di lei”, in cui deve tornare a casa dopo essere stato con una “cara amica di una sera” ma nel cuore ha la sua donna che sicuramente lo starà aspettando.

L’altra è solo una distrazione, “un gioco e non un fuoco” per Lucio Battisti, “uno sbaglio di un momento senza coraggio“, canta Kekko dei Modà (“La notte”).

Ma gli stessi aggiungono che se è lei a tradire allora: “Inginocchiati, concediti, accontentami, guardami, piangi, prega e chiedi scusa…e implorami di non ucciderti” (“Meschina”).

Il grande Vasco Rossi ne è anche lui coinvolto.

Non tanto perché ordina a Toffee di prendergli l’asciugamano sul divano, e poi le dice che potrebbe essere una “brava moglie” perché gli ha fatto trovare il caffè pronto appena sveglio, ma per ripetuti modi di raccontare la donna.

Quando canta che “se la farebbe“, “io ti violento“, “ogni donna è un’altra, tutte uguali…“, “è andata a casa con il negro la troia“.

Si vede che la musica ha le sue libertà perché di abuso e violenza si continua a cantare tranquillamente.
E quando J-Ax cantava: “O ti amo o ti ammazzo” oppure “Ti violento penetrandoti l’orecchio” (“Ribelle e basta“), non è molto divertente.

Forse dovremmo riflettere meglio sui fatti di cronaca di ogni giorno, rivalutare il significato di certe parole, modi di dire.

Rivedere il concetto di licenza artistica nella musica.

Quando si parla di violenza c’è poco da minimizzare, divertirsi, cantare.
Ci sono ascoltatori giovanissimi che fanno loro questi significati, sentono che donne e uomini non sono uguali, che trattare le femmine come oggetti ed eventualmente abusarne è accettabile, che le ragazze devono essere belle e desiderabili sessualmente per i maschi.

Aspettiamo dunque canzoni in cui cantare liberi dai ruoli di genere tradizionali.

Dove anche i maschi possano interpretare la loro sensibilità e vulnerabilità…

Siamo in attesa di un linguaggio musicale nuovo con temi originali, storie diverse in grado di trainare il cambiamento, far crescere l’identità femminile, emancipare donna e uomo.

Angela Amendola 
 
 
 
 
 
 

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