Viviamo in una società dove le brutte azioni, la mancanza di etica e valori ha più peso di ciò che di buono risiede nell’animo umano.

Nell’ottica di una visibilità ostentata e condivisa, è come se i famosi “sette peccati capitali” venissero esaltati. Prova è un qualsiasi mezzo di informazione dentro il quale per il 95% di notizie lo spazio è riservato a omicidi, atti osceni, brutalità, maltrattamenti e abusi.

Giusto informare ma il peggio è come spesso, l’autore del fatto venga emulato e esaltato da chi recepisce la notizia. Quasi un esempio…

Assistiamo, passivi, a un inversione: lì dove la morale per secoli ha guidato il mondo, oggi passa in secondo piano, quasi retrograda.

Di etica e morale ne sono pieni i trattati filosofici, contrapposte ai vizi che fanno regredire lo spirito umano. L’etica è una dottrina che spiega il comportamento pratico difronte al concetto di bene e male.

Discutere di etica nel suo ampio significato aprirebbe un vasto argomento che implicherebbe riflessioni di carattere politico, sociale, morale, professionale. Mi soffermerò sul significato generale del termine: forma di comportamento ritenuto corretto. 

Suo contrario è il vizio, il peccato a volte detto.

Il vizio è inteso come abituale incapacità di agire bene, opposto alla virtù. 

Una prima classificazione dei vizi umani, definiti “abiti del male”, la troviamo in Aristotele: come si indossa un abito, vizi e virtù derivano dalla ripetizione delle azioni del soggetto. I vizi sono azioni distruggono la crescita interiore, al contrario delle virtù che portano a una crescita nobile e spirituale.

Il primo a classificare i vizi capitali e a individuare i modi per combatterli fu il monaco Evagrio Pontico. Ne individuò otto: gola; lussuria; avarizia; ira; tristezza; accidia; vanagloria; superbia.

Dante Alighieri ne L’Inferno parla dei vizi capitali. Raffigura tre di essi in bestie selvatiche all’inizio del suo cammino nella selva oscura. Individua nella lonza la lussuria; nel leone la superbia; nella lupa la cupidigia.

Durante l’Illuminismo la distinzione fra vizi e virtù perse importanza. 

Kant vede nel vizio un’espressione della tipologia umana, una parte del carattere. E’ con lui che ha inizio una vasta argomentazione sia in campo filosofico che teologico e psicologico.

In generale, i vizi, detti “capitali”, sono considerati sette:

  • Superbia, ossia la convinzione radicata di esser superiori agli altri, con ostentato disprezzo di tutto ciò che circonda l’essere umano;
  • Avarizia, ossia il costante senso d’insoddisfazione per cui si sente il bisogno di aver sempre di più e tenerlo per se;
  • Lussuria, ossia l’irrefrenabile desiderio del piacere sessuale fine a se stesso e continuo;
  • Invidia, ossia il non provare gioia per il bene altrui e percepirlo come una minaccia verso se stessi;
  • Gola, ossia l’esagerazione nei piaceri della tavola fino a perder il valore di ciò che si sta gustando;
  • Ira, ossia uno stato emotivo violento con avversione profonda e vendicativa verso qualcosa o qualcuno;
  • Accidia, ossia l’inerzia del vivere senza obiettivi e prospettive.

Sono questi i vizi che da sempre governano la società. Troviamo la superbia negli atteggiamenti sprezzanti e insensibili; l’avarizia nell’egoismo umano; la lussuria nell’esaltazione e degenerazione dell’atto sessuale; l’invidia nel non riconoscere le capacità altrui superiori alle proprie; la gola nell’eccessivo ingerire cibo per poi rifiutarlo nella cura ossessiva di un estetica da difendere; l’ira nella continua brutalità contro gli altri per sanare il proprio malessere personale; l’accidia nell’accettare tutto senza reazione come spettatori.

I vizi sono sempre esistiti ma ciò che colpisce è come sono esaltati più delle virtù. 

Possedere delle virtù richiede fatica e forza interiore per dimostrarle e farle apprezzare. Cedere al vizio è facile e richiede debolezza di spirito.

In una società strutturata come la nostra, che rende deboli essendo sottoposti a mille pressioni, ciò che bisognerebbe tornare a fare è esaltare maggiormente le virtù, insegnare di nuovo all’ essere umano a trarre il meglio. 

Eppure ormai tutti pecchiamo di superbia, accidia, gola e avarizia. La malattia si chiama crisi di valori veri.

Un’umanità che va verso la lussuria senza fine, un orgia senza sosta che trasformerà nei secoli l’uomo nella peggiore delle bestie, fatta solo d’istinto negativo.

 

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Maria Luana Ferraro
Sono Maria Luana Ferraro, consulente aziendale e mi occupo anche di finanza personale. I calcoli sono il mio lavoro, le parole la mia passione. Fin da bambina, anziché bambole e pentoline, chiedevo libri, quaderni e penne. A sei anni ho ricevuto la mia prima macchina da scrivere. Appassionata di letteratura italiana e straniera, il mio più grande sogno è sempre stato diventare giornalista. Sogno che, piano, si sta realizzando. Socia fondatrice della “Associazione Accademia & Eventi”, da agosto 2018 collaboro con “SCREPMagazine” curando varie rubriche ed organizzando eventi. Fare questo mi permette di dare risalto a curiosità e particolarità che spesso sfuggono. Naturalmente, in piena coerenza con ciò che è il mio modo di interpretare la vita…eccolo: “Quando la mente è libera di spaziare, i confini fisici divengono limiti sottili, impercepibili. Siamo carcerieri e carcerati di noi stessi. Noi abbiamo le chiavi delle nostre manette. La chiave è la conoscenza: più conosci, più la mente è libera da preconcetti e ottusità. Più la mente è aperta, più si ha forza e coraggio così come sicurezza. Forza, coraggio e sicurezza ti spingono a tentare l’impossibile affinché divenga possibile.”

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