La sirena di Nocera

Vi sono molte chiese e luoghi di culto, in Italia e un po’ in tutta Europa, ornate con bassorilievi raffiguranti figure femminili che mettono in mostra i genitali.

Un tema che affonda le sue radici in tempi remoti, legato ai simboli sessuali sia maschili che femminili usati e percepiti come elementi “apotropaici”, ovvero capaci di allontanare il male, propiziare la fertilità e la procreazione.

Così è possibile trovare la raffigurazione di queste “divinità” con le gambe divaricate nelle grotte – ventre e tempio dell’uomo – o nell’architettura di culto.

La tradizione della ”ostentatio” degli organi sessuali era molto sentita nell’antica Grecia e legata al culto del Dio Dioniso (Bacco per i Romani) durante i rituali; ciò, ovviamente, non aveva niente di osceno o blasfemo, almeno fino all’avvento del Cristianesimo.

Dio della vegetazione, della fecondità, dell’ebbrezza ed estasi del vino, Dioniso, per alcuni aspetti, si legava anche alla forza naturale dell’acqua, in stretta unione con le ninfe.

Il culto di Bacco-Dioniso e la sua celebrazione (Baccanale) del lasciarsi andare, dell’orgia, coinvolse molte donne, e suscitando scandalo presso il senato romano che ne proibì i riti nel 186 a.C., con il Senatoconsulto “de Bacchanalibus”.

Ma un’altra figura “emerge” da questi culti propiziatori, con tutta la sua ambiguità e seduttività: la Sirena Bicaudata, mostruosa creatura con il busto di donna e doppia coda di pesce.

La sirena, creatura marina, stringe tra le mani le estremità delle due code mettendo in evidenza la parte più intima e facendo, così, riferimento al potere femminile capace di dare la vita.

Questa figura è legata agli antichi culti della prima divinità femminile (la Dea Madre) nati in una società Matriarcale e matrilineare: la ginocrazia.

Inizialmente la figura era rappresentata proprio da donne con le gambe divaricate – secondo un rituale di fertilità egizio legato al sacro Dio Toro Api – che, in seguito, a causa della censura cristiana, divennero code.

La sirena bicaudata sottende il ciclo infinito di incarnazione delle anime, in un continuo alternarsi di vita e morte in perfetto equilibrio tra loro.

 La sua doppia indole rappresenta anche la duplicità della natura umana (bene/male, ragione/istinto).

 Questa simbologia di origine pagana la si trova in tutto il medioevo in moltissime chiese e soprattutto nella scultura romanica, elemento diffuso all’interno di un repertorio costituito da mostri e animali fantastici.

Nella fase di transizione dal paganesimo alla religione cristiana, questa raffigurazione e il suo simbolismo finiscono per essere considerati scandalosi e blasfemi.

Viene, così, veicolata sotto altre vesti: non è più una donna che mostra i genitali, ma una sirena bicaudata!

Privata del suo originario valore, viene spesse volte usata solo come pura e semplice decorazione: succede che, nel vano tentativo di cancellare il simbolo, lo si cela invece con un’operazione di camuffamento che ne aumenta la fascinazione.

Così, la tradizione della ”ostentatio”, non venne mai sepolta completamente dal nuovo credo; infatti, le porte di ingresso delle chiese – che sono esse stesse dei simboli perché permettono il passaggio dal mondo pagano a quello sacro – sono spesso custodite dai guardiani per mezzo di simboli e decori che hanno il compito di allontanare gli spiriti del male prima che si entri in un luogo sacro.

Attraverso queste figurazioni, gli antichi comunicavano un pensiero, un mito, una tradizione, scolpiti maggiormente nel tufo o nel marmo, su capitelli, architravi o portali.

Un esempio lampante di quanto abbiamo detto fin dall’inizio del nostro percorso è chiaramente visibile, scolpito sul portone ligneo d’ingresso della Chiesa di S. Maria della Pietà nel rione Motta a Nocera Terinese, Comune in provincia di Catanzaro, Calabria, di origini antichissime.

Già colonia greca, fu distrutta da Annibale, per passare successivamente sotto il dominio romano.

Dopo la distruzione ad opera dei saraceni nel 960, finì poi sotto la dominazione di altre popolazioni: normanna, spagnola, francese.

Il nucleo primitivo si insediò nella località “Timpone Motta”, proprio dove si trova la chiesa di S. Maria della Pietà, datata sec. XV, e che si dice sia sorta sul precedente impianto di un tempio dedicato a Bacco Campana.

Il portone ligneo della suddetta chiesa è formato da otto bugni, quattro dei quali, nella parte inferiore dello stesso, privi di qualsiasi decorazione.

Ad un esame più attento, infatti, è possibile notare come questa parte sia stata adattata successivamente, a ciò conducendo proprio la mancanza di intagli e di cornici e la presenza dei tagli corrispondenti alle giunture con la parte superiore.

Probabilmente, la formazione di un forte degrado – che giustifica la mancanza di decorazioni proprio in questo punto – ha reso necessaria la sostituzione completa o parziale della metà inferiore della maestosa porta d’ingresso.

Nei due registri superiori, invece, sono presenti delle figure: sui due bugni della fascia superiore ci sono i putti, con il viso scolpito ad altorilievo che poggia su due riccioli posti alla base degli stessi e altri decori che sembrerebbero dei boccioli.

Nel registro sottostante sono ben riconoscibili due sirene bicaudate, con le code poste sui lati della figura, strette nelle mani e portate in alto, che si chiudono sul capo delle creature marine con due fiori posti proprio all’estremità.

Le sirene qui rappresentate mostrano il ventre rigonfio e seni prominenti (fecondità e abbondanza).

Sono evidenti inoltre quattro piccoli fiori: uno sulla testa, uno tra le due code, sotto i genitali, e due sui lati nella parte interna delle code a chiusura dei riccioli.

Queste fate acquatiche con doppia coda sono chiamate Melusine, personificazione della donna-pesce ammaliatrice e pericolosa.

Inizialmente, Essere piumato con artigli e ali (chimera), finisce per perdere con il tempo queste sembianze per assumere quelle “pisciforme”; immagine archetipica della Dea-Madre, il femminile cosmico che rivela la sua natura “ctonia” del continuo cambiare e rinnovare.

Trovare la raffigurazione della Melusina sul portone di una chiesa nata sulle rovine di un antico tempio dedicato al Dio Bacco, non fa altro che confermare quanto rilevato dalle fonti storiche e dal folklore del luogo su queste antiche divinità e sulla sacra unione di entrambi: il matrimonio sacro “Hieros Gamos”.

Unione fisica e spirituale, simbiosi perfetta dei principi generatori: maschile e femminile!

Andando indietro nel tempo, di coppie sacre formate da divinità possiamo trovarne diverse: El e Asherah, Iside e Osiride, Ishtar e Tammuz, Venere e Adone, e anche Gesù e la Maddalena non farebbero eccezione, se il rito dell’unzione venisse interpretato secondo quella che è la tradizione ebraica, ma anche sumera, babilonese o cananea.

L’unzione rituale del Re prescelto avveniva solo per mezzo della Sacerdotessa Reale o Sposa Reale, che in quel momento incarnava la divinità.”

L’uomo ha sempre cercato/creato il divino e i suoi rappresentanti “divinità” e riconosciuto l’utilità e potenzialità del linguaggio simbolico per raffigurare, attraverso realtà sensibili, ciò che non è raffigurabile, appunto il divino.

Una figurazione comprensibile quanto basta ad introdurre al mistero del sacro ma non a svelarlo, ambiguità ineludibile, dettata dalla logica impossibilità dell’invisibile di farsi pienamente visibile e viceversa.

Concetta Villella       

 

 

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