Un ti scurdari ,
si perdu lu sennu,
ri farimi un cennu
spirdutu n ‘ta u ventu.
Tu sai c’a lu sentu,
chi quasi lu viu ,
dumannaci a Diu
dunne’ la me paci…

(versi tratti dalla lirica “Un ti scurdari” di Maria Cristina Adragna)

Maggio è da sempre, per definizione, il mese dedicato alla Santissima Vergine Maria.

La Madonna dei Miracoli (meglio conosciuta come Maria Santissima dei Miracoli) è la Santa Patrona di Alcamo, ridente centro cittadino in provincia di Trapani.

A prescindere dall’edificazione di un imponente santuario pensato e costruito appositamente secoli orsono in suo onore e dalla manifestazione di una solenne processione che si ripete tradizionalmente tutti gli anni, il culto della Vergine miracolosa riscontra ampie conferme affettive nelle tantissime edicole votive a lei dedicate.

Per la precisione se ne contano 61 su un totale di 248, presenti in svariati punti nevralgici della città.

Il culto della Madonna dei Miracoli nella città di Alcamo è databile in prossimità del 21 giugno del 1547.

È proprio in questa occasione che si ha memoria dell’apparizione di Maria ad alcune lavandaie intente giornalmente a dedicarsi alla pulizia del bucato, nelle vicinanze di un brevissimo torrente che scorre nella parte settentrionale della città di Alcamo.

Stando a quanto ci narra da tanti anni la leggenda, le numerose donne , tra le quali erano presenti anche una cieca e una sorda, mentre erano affaccendate nei propri mestieri, ebbero la visione di una giovanissima ed incantevole donna che stringeva un bambino tra le braccia.

In men che non si dica, le suddette lavoratrici vennero violentemente colpite da un’ondata di sassi.

Tanta veemenza, però, non provocò in nessuna di loro tracce di ferite e non causò dolore alcuno.

Di contro , dopo essere stare colpite da quelle fastidiosissime pietre, avvertirono un meraviglioso senso di benessere e si compì la guarigione di ogni possibile male.

La notizia giunse ben presto ai consorti delle popolane, che scettici ed un po’ adirati tentarono, in fretta e furia, di far maggiore chiarezza sull’accaduto.

Avevano creduto che qualcuno avesse voluto burlarsi delle rispettive mogli, ricorrendo ad uno scherzo sciocco e maldestro, ma cercando di trovare qualche buontempone nei pressi del “fattaccio” non riuscirono a scorgere anima viva.

Sul luogo investigarono persino le autorità locali, che abbatterono un piccolo bosco che si trovava nelle vicinanze.

Fu così che emersero le famose rovine della “cuba”, un antico arco di mulino del quale nessuno aveva più da tempo nessuna memoria.

Al suo interno fu rinvenuto un affresco molto particolare, realizzato interamente su pietra.

Tutt’oggi, l’identità del pittore che realizzò la misteriosa opera, rimane assolutamente sconosciuta.

Il bellissimo affresco raffigura Maria Vergine col bambino Gesù.

A questa immagine, in un primo momento, gli alcamesi diedero il nome di “Madonna, Fonte della Misericordia“.

Nei giorni che seguirono il ritrovamento dell’opera, si verificarono disparati ed innumerevoli miracoli.

A partire dal 1547, la Madonna, Fonte di Misericordia, divenne dunque la Santa Patrona della città di Alcamo, sostituendosi persino al Santissimo Crocifisso, che fino a quel momento era stata l’unica entità prescelta per una venerazione squisitamente totalitaria.

In virtù dell’elevato numero di prodigi che avvennero da lì in avanti, nel 1583, il nome del soggetto dell’idolatria subì la mutazione in “Madonna dei Miracoli”.

In seguito ai suddetti accadimenti, Don Fernando Vega, al tempo Governatore di Alcamo e Capitano di Giustizia, ordinò la costruzione del Santuario dedicato a “Maria Santissima dei Miracoli” , all’interno del quale è possibile ammirare l’immagine della Madonna in tutta la sua straordinaria bellezza .

All’ingresso del santuario, all’interno di un sarcofago realizzato interamente in marmo bianco, si conservano inoltre le ceneri di Don Fernando Vega.

Tutti gli anni, nella città di Alcamo, ricorrono i festeggiamenti in onore di nostra Signora dei Miracoli, precisamente dal 19 al 21 giugno.

L’evento costituisce la più importante festività religiosa e folkloristica della città.

Non di rado, gli eventi veri e propri, vengono anticipati da manifestazioni di altra natura.

In tal modo la festa viene prolungata di circa due settimane.

L’inizio delle festività è variabile di anno in anno, mentre il giorno conclusivo è sempre ed inesorabilmente il 21 giugno.

I festeggiamenti prevedono:

Lo “scampanio dei sacri bronzi”insieme con lo scoppio di mortaretti e col passaggio della banda musicale per le vie della città di Alcamo.

La celebrazione della messa all’interno della Basilica di Santa Maria Assunta (meglio conosciuta come “Chiesa Madre” o “madrice” ), alla quale partecipano tutte le confraternite e le aggregazioni del territorio alcamese.

La discesa al santuario della Madonna dei Miracoli (la cosiddetta“calata”), alla quale partecipano le autorità civili e religiose della città (tra cui il sindaco di Alcamo), preceduti dal gonfalone del comune.

Un tempo venivano condotti al santuario anche gli animali che erano guariti da qualche grave malattia.

All’interno del luogo sacro vengono svolti numerosi vespri cantati e la benedizione dell’eucaristia.

Gli eventi profani includono invece:

Spettacoli di danza, musica e teatro.

Competizioni sportive.

Mostre di vario genere.

“La Fiera Mercato”, presso la centralissima piazza della Repubblica.

Un cospicuo numero di artisti di strada anima allegramente la zona centrale della città.

I festeggiamenti prevedono la Processione della statua della Madonna dei Miracoli per le vie cittadine ed il conseguente rientro, dopo parecchie ore, presso la Basilica di Maria Assunta.

Prima dell’avvento della processione solenne, la meravigliosa statua della Madonna dei Miracoli, realizzata nel 1720 da Lorenzo Curti, viene impreziosita con uno stellario d’argento, una corona imponente e luminosissima ed un pregiatissimo fermaglio, all’interno del quale sono incastonate numerose pietre preziose.

Quest’ultimo è chiamato “tuppu di la Maronna” e le viene posto dietro la nuca.

La statua viene dunque condotta all’esterno dalla chiesa madre, imbracciata dai fedeli e condotta in spalla per le vie della città.

Il tutto si svolge in presenza di una baldanzosa banda musicale e alla fine della serata, la Santissima Vergine Maria rientra all’interno della chiesa madre, accompagnata dagli scroscianti applausi delle centinaia di fedeli gioiose ed in preda ad un forte entusiasmo.

Il pezzo forte dei festeggiamenti è rappresentato dai giochi pirotecnici, spettacolo che si svolge in prossimità del cosiddetto “bastiuni”, situato nella parte bassa di piazza Bagolino.

“Lu jocu di focu” ha luogo a completa conclusione della festa, immediatamente in seguito al rientro del simulacro nella chiesa madre, intorno alla mezzanotte.

La tradizionale discesa al santuario viene inoltre letteralmente messa in scena nel corso del cosiddetto “Corteo Storico”, che si svolge con sontuosi abiti d’epoca, indossati per lo più dalla gente del luogo.

Tale corteo, che anticipa la “calata” vera e propria, attraversa il corso VI Aprile e piazza Ciullo, per poi concludersi presso il Castello dei Conti di Modica.

In un passato relativamente remoto erano anche previste le corse dei cavalli che si svolgevano nel corso VI Aprile (e negli ultimi anni anche lungo l’intero viale Italia), ma tale competizione (soprannominata”Palio di Alcamo”) fu poi interrotta bruscamente e senza possibilità alcuna di ripresa.

Ciò avvenne a seguito delle richieste petentorie da parte dell’Associazione Nazionale Tutela Animali, dell’Organizzazione Internazionale Protezione Animali, e dell’Osservatorio Zoomafia della Lega anti vivisezione, che denunciarono i terribili ed ignobili maltrattamenti perpetrati ai danni dei poveri equini, e fecero luce sulla partecipazione di parecchi malavitosi giunti da ogni parte , coinvolti in attività tutt’altro che lecite.

Da svariati secoli, la città di Alcamo, venera con incommensurabile fede la sua Patrona Celeste ed amatissima.

È molto probabile che per quanto concerne l’anno corrente, a causa della pandemia che ha messo in ginocchio persino le nostre anime traballanti, le meste circostanze non consentano di riproporre l’encomiabile culto con le analoghe ed appassionate modalità pregresse.

Ma Ella comprenderà appieno, volgendo su di noi l’amabile sguardo colmo di carità e di saggezza, che nulla giammai mutera’ l’intensità del trasporto emotivo nei confronti della nostra venerabile Madre, perla rara, purissima e salvifica , che torneremo a festeggiare colmi di giubilo e di speranza , con tutto l’ardore infinito del quale siamo capaci.

Maria Cristina Adragna

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Maria Cristina Adragna
Siciliana, nasco a Palermo e risiedo ad Alcamo. Nel 2002 conseguo la Maturità Classica e nel 2007 mi laureo in Psicologia presso l'Università di Palermo. Lavoro per diverso tempo presso centri per minori a rischio in qualità di componente dell'equipe psicopedagogica e sperimento l'insegnamento presso istituti di formazione per operatori di comunità. Da sempre mi dedico alla scrittura, imprescindibile esigenza di tutta una vita. Nel 2018 pubblico la mia prima raccolta di liriche dal titolo "Aliti inversi" e nel 2019 offro un contributo all'interno del volume "Donna sacra di Sicilia", con una poesia dal titolo "La Baronessa di Carini" e un articolo, scritti interamente in lingua siciliana. Amo anche la recitazione. Mi piace definire la poesia come "summa imprescindibile ed inscindibile di vissuti significativi e di emozioni graffianti, scaturente da un processo di attenta ricerca e di introspezione". Sono Socia di Accademia Edizioni ed Eventi e Blogger di SCREPmagazine.

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