Tranquilli amici lettori, non ho intenzione di parlare di politica, spinoso argomento che lascio volentieri a chi ne sa più di me.

Mi concentro, come sempre, sul mondo delle due ruote a motore.

Questa settimana vi racconto dell’adrenalico week-end trascorso da “inviato speciale” in Austria, più precisamente a Spielberg, nella regione della Stiria, sede di un bellissimo e moderno circuito, tra i più affascinanti al mondo: il Red Bull Ring.

Ho seguito l’undicesima prova del Motomondiale.

È stato un fine settimana davvero emozionante e ricco di colpi di scena per noi italiani.

Avrò altre occasioni per parlarvi di quello che succede dietro le quinte di un Gran Premio.

Oggi dedico questo spazio alla Ducati, che per la quarta volta consecutiva (il Motomondiale è tornato a correre tra le verdi colline della Stiria solo dal 2016 dopo una lunga pausa) ha trionfato sull’anello austriaco, trasformando Spielberg in una roccaforte rossa. Vado con ordine.

Ho assistito dal vivo a tutti i quattro trionfi della Casa di Borgo Panigale qui.

Nel 2016 vidi vincere Andrea Iannone, che sul traguardo beffò proprio Dovizioso, suo compagno nel team ufficiale, per una manciata di centesimi.

Fu un duello all’arma bianca, vinto con merito dall’abruzzese.

Per Iannone fu il primo e finora unico successo in MotoGp.

L’anno successivo il Dovi si prese la sua rivincita, ma a farne le spese non fu il compagno di squadra, che nel frattempo si era trasferito in Suzuki, bensì Marc Marquez.

Lo spagnolo e l’italiano diedero vita a un magnifico testa a testa che si concluse solo sotto la bandiera a scacchi.

Ricordo come fosse ieri il disperato tentativo di Marquez di passare Andrea all’ultima staccata, rischiando di centrarlo, e il gesto di stizza del forlivese mentre, scampato il pericolo, passava sul traguardo.

Come a dire:

«Ma sei matto? Dove volevi andare?

Abbiamo rischiato di cadere tutti e due!».

L’anno seguente il Dovi faceva coppia in Ducati con Jorge Lorenzo, in grande crescita ma destinato a cambiare aria a fine anno (aveva già firmato per la Honda).

Tra le due moto rosse la solita HRC di Marquez.

Fu un duello a tre, un “triello” per coniare un neologismo.

La spuntò proprio Lorenzo, mandando in estati i tifosi della Rossa.

E veniamo ai giorni nostri, al 2019.

Il Dovi è scattato dalla terza posizione in griglia, dietro a Marc e al sorprendente francese della Yamaha Fabio Quartararo.

Marc e Dovi hanno preso quasi subito il largo, come da copione.

Hanno lottato senza esclusione di colpi.

Se le sono date di santa ragione, come se non ci fosse stato un domani.

In sala stampa, dove i giornalisti italiani e quelli iberici la fanno da padroni, è andato in scena il solito derby, fatto di tifo sfrenato e simpatici sfottò.

I duellanti si sono superati in continuazione, ma sempre nei limiti della correttezza.

A poche curve dalla fine Marc è andato in testa e per lui sembrava fatta.

Il Dovi pareva accontentarsi, ma all’ultimo respiro ha inventato una mossa che ha sorpreso il rivale e gli ha fatto guadagnare i titoloni sui giornali del lunedì!

Dovi ha letteralmente estratto il coniglio dal cilindro: ha staccato tardi, tardissimo, in un punto impossibile, o quasi. Ha passato il rivale ed è riuscito, sa solo lui come, a restare tra i cordoli della pista, a non andare per campi.

Quando ha tagliato il traguardo, sulle gradinate è scoppiata la festa, in un tripudio di bandiere con lo 04, il numero del forlivese, stampato sopra.

Per Dovi è stata la vittoria più bella della sua carriera.

Lo ha ammesso lui stesso.

Al 99 per cento non gli basterà per vincere il Mondiale, che ancora una volta sta imboccando la strada di casa Marquez, ma in Austria ha dato prova di non essere solo un buon pilota, ma un vero campione.

Sul podio e in conferenza stampa il Dovi non si è lasciato andare.

È nel suo carattere rimanere abbastanza freddo, quasi distaccato.

“Un uomo normale in un mondo di robot”, scrivevo alcuni mesi fa.

Le emozioni non lo riguardano o, quantomeno, non le esprime davanti a tutti.

Ad ogni modo, il Dovi ha inciso per la seconda volta il suo nome nell’albo d’oro dei vincitori di questo GP, portando a quattro i trionfi consecutivi della Ducati, con tre piloti diversi, al Red Bull Ring. In Austria è Ducati power!

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