Ormai la psicosi del coronavirus è arrivata nella capitale.

L’allarme per la polmonite, che ha già prodotto alcune vittime in Cina, è arrivato forte a Roma dove i medici di famiglia sono tempestati da telefonate.

Nel quartiere Esquilino pieno di centinaia di negozi di cinesi, serpeggia la diffidenza verso i cittadini del “Sol Levante”.

Ai colpi di tosse e starnuti nei negozi gestiti da membri della comunità cinese, si ha subito una reazione di paura.

Con vicino il Capodanno Cinese da festeggiare, ci sono gli occhi puntati sulle celebrazioni organizzate per domenica 2 febbraio a San Giovanni, da spettacoli tradizionali e dalle varie dimostrazioni culinarie.

Sono 41 i morti, una decina di città e 41 milioni di persone isolate, più di mille i contagi già accertati e 1080 casi sospetti.

Sono questi i numeri legati al coronavirus che dalla città di Wuhan, considerata il focolaio dell’infezione, si sta diffondendo non solo in tutta la Cina ma anche oltre confini.

Segnalazioni di casi sono arrivate anche dal Texas, da Chicago, dal Giappone e dall’Europa e ora dalla Francia, in particolare dalla Scozia dove sono ben quattro i pazienti sotto osservazione.

In Italia a Bari è rientrato invece l’allarme; la donna ricoverata non ha il coronovirus.

Il virus, che provoca una polmonite virale i cui sintomi sono simili a quelli dell’influenza comune, può essere mortale e sarebbe stato trasmesso dai pipistrelli ai serpenti e da questi all’uomo.

E anche se l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ribadito che al momento non si può parlare di emergenza globale, molte sono le misure adottate negli aeroporti internazionali, per prevenire che la malattia si diffonda a maccchia d’olio.

Ma cos’è e da dove ha origine il virus cinese di cui tutti parlano?

Il coronavirus è stato ribattezzato 2019-nCoV.

Il primo caso si è registrato nella città di Wuhan, dove abitano 11 milioni di abitanti, a dicembre 2019.

Il virus, molto simile alla Sars, sarebbe quindi arrivato agli uomini dai serpenti.

È quanto indica l’analisi genetica pubblicata sul Journal of Medical Virology da alcuni studiosi cinesi.

Come è accaduto in passato con i virus dell’influenza aviaria e con la Sars, anche questa volta l’indice è puntato sui mercati di animali vivi, molto comuni in Cina, dove accanto a quelli allevati nelle fattorie e ai pesci, si vendono animali selvatici, come serpenti, in particolare cobra, e pipistrelli.

Sono proprio i mercati all’aperto, dove gli animali vengono macellati direttamente, che potrebbero essere la fonte dell’epidemia.

Sappiamo che le norme igieniche sono  quasi completamente inesistenti.

Continuare a mantenere le pratiche tradizionali, senza accorgimenti igienici, metterebbe a rischio la salute di tutti.

Sette malattie infettive su dieci, di quelle che colpiscono l’uomo, nascono dagli animali, ma resta sempre un mistero come questi riescano a contagiare gli esseri umani.

In Cina, gli animali vengono macellati vivi, anche quelli più rari, e si mischiano con i liquidi biologici sul terreno dove, invece, si trovano bestie ancora in vita e in alcune aree si offrirebbe il sangue dal collo dell’animale appena ucciso all’acquirente.

Tra il 2002 e il 2003, il virus della Sars era nato proprio dai mercati del Guangdong ed era stata l’origine di centinaia di decessi.

Anche in quella circostanza, l’origine di tutto era stata ricondotta a una specie animale.

Le analisi genetiche hanno permesso di identificare il virus come un mix proveniente dai pipistrelli e di uno che arriva dai serpenti e che da questi ultimi sarebbe passato agli esseri umani, adattandosi al nuovo ospite e acquisendo la capacità di trasmettersi da uomo a uomo.

L’allarme fa tornare lo spettro delle pandemie del passato, epidemie che si sono diffuse rapidamente, per le quali non c’era cura e che hanno mietuto milioni, di vittime.

Un nemico invisibile che ha flagellato l’umanità da sempre.

Dalla febbre tifoide durante la guerra del Peloponneso (quinto secolo avanti Cristo) al Morbo di Giustiniano, che nel VI secolo fece conoscere all’Europa il flagello della peste bubbonica. E poi la grande peste nera nel 1300, che decimò la popolazione europea, le epidemie di colera, il vaiolo “malattia democratica” che sfigurava o uccideva i poveri come i sovrani, Luigi XV ad esempio.

Ma è nel XX secolo che il virus killer si fa più concreto ed entra in contatto con tutti gli abitanti del pianeta sia per i miliardi di abitanti e sia per i mezzi di trasporto moderni, che permettono a un virus asiatico di arrivare in poche ore sul suolo europeo o americano.

La madre di tutte le pandemie è la “Spagnola”, capace di contagiare qualcosa come mezzo miliardo di persone nel mondo uccidendone decine di milioni, 25 circa.

Definita “la più grande pandemia della storia dell’umanità”.

Nel 1957 torna il terrore del contagio con la cosiddetta ‘Influenza Asiatica’, un virus A H2N2 isolato per la prima volta in Cina, capace di fare due milioni di morti.

È sempre l’Asia la culla delle nuove pandemie: zone densamente popolate, igiene non sempre appropriata, scarso livello delle strutture sanitarie.

Infine, risale al 2009 quella che fu chiamata ‘Influenza suina’, causata da un virus A H1N1, e che ha provocato enorme allarme anche in Italia con mezzo milione di persone contagiate.

Non c’è che dire: quest’anno bisestile inizia proprio al meglio!

Angela Amendola

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome qui