Da qualche giorno, la guerra si è abbattuta su una martoriata parte della Siria già coinvolta ma con altri attori, in lunghi anni di conflitto.

Dopo aver sconfitto l’Isis che aveva terrorizzato anche l’Europa con i suoi feroci attentati, i Curdi, popolo infelice e senza patria, si sono visti attaccare dalla potenza militare turca che vuole estendere il suo controllo sulla zona da loro occupata.

Come sempre, accuse che volano da una parte all’altra, un tiranno indebolito dal voto che cerca di acquisire consenso attraverso una prova di forza e lanciando vergognose minacce, l’Europa che fa i conti con i suoi scheletri, produttori e trafficanti d’armi che lucrano sulla morte di poveri innocenti e noi che guardiamo emozionati le belle e coraggiose ragazze curde, sorridenti ma con il fucile in mano e ci chiediamo se siano ancora vive, ascoltiamo commossi e impotenti la bella e triste canzone di Roberto Vecchioni dedicata a “Cappuccio Rosso” nome di battaglia di Ayse Deniz Karacagil , ragazza di venticinque anni morta combattendo contro l’Isis.

Impotente, è questa la parola che mi ripeto da qualche giorno e con amarezza. Mi rifugio allora, ne ho bisogno, tra le pagine del mio filosofo preferito lucido, razionale, che guarda lontano, che conosce la guerra e scrive di pace: Immanuel Kant (1724- 1804).

Nel 1795, scrive Per la pace perpetua, un breve saggio in cui fissa pochi principî che, secondo lui, basterebbero a mantenere la pace nel mondo.

Il saggio si apre così: << ” Per la pace perpetua”. Se questa iscrizione satirica posta sull’insegna di un oste olandese, nella quale era dipinto un cimitero, valga per gli uomini in generale o per i sovrani non mai sazi di guerra, oppure valga solo per i filosofi, che vagheggiano quel dolce sogno, può lasciarsi indeciso>> I. Kant, 1795

Molti autori hanno scritto contro la guerra, si sono soffermati, però, su soluzioni che appaiono vaghe e difficili da realizzare, per Kant, invece, il problema va affrontato dal punto di vista etico e giuridico: << Non ci deve essere nessuna guerra né tra me e te nello stato di natura, né tra noi, come Stati>>. Questo accordo deve essere sostenuto dalla ragione in modo che se l’uomo non vuole fare guerra, la guerra non ci sia.

La forma di governo, per mantenere la pace, deve essere repubblicana e quando si presenta un problema grave che faccia intravedere la guerra, bisognerà prima chiedere il parere dei cittadini. Kant è convinto che il popolo non voglia la guerra perché sa che nel conflitto potrebbe perdere la vita; non è così per i signori della guerra che stanno al sicuro nelle loro fortezze.

Un altro elemento importante per mantenere la pace è l’ospitalità:<< Ospitalità significa il diritto di uno straniero che arriva sul territorio di un altro Stato di non essere da questi trattato ostilmente>>. Questo principio non deriva da motivi religiosi o filantropici ma solo dall’idea che sulla Terra << gli uomini non si possono disperdere all’infinito, ma devono infine rassegnarsi ad incontrarsi e a vivere gli uni accanto agli altri. Originariamente nessuno ha più diritto di un altro di occupare una porzione della Terra>>.

Le parole di Kant, scritte secoli fa, sono sicura, non convinceranno molti, troppi e diversi interessi e paure muovono le scelte degli uomini; sono convinta, però, che quella da lui indicata sia la via da seguire e mi consola pensare che molti altri siano convinti di ciò.

Ne era convinto anche A. Einstein che scriveva:<<Gli uomini veramente illuminati delle passate generazioni hanno riconosciuto l’importanza degli sforzi per assicurare la Pace internazionale. Ma ai nostri tempi lo sviluppo della tecnica ha fatto di questo postulato etico una questione di esistenza per l’umanità civilizzata di oggi. La partecipazione attiva alla soluzione del problema della pace è considerata una questione di coscienza che nessun uomo responsabile può ignorare>>.

Kant pensava che un’opinione pubblica consapevole e che abbia diritto alla libertà di parola potrebbe fare molto per il mantenimento della pace. Purtroppo la guerra di oggi è nata dove questo diritto, a distanza di secoli dallo scritto kantiano, ancora non c’è. Bisogna quindi aspettare e sperare che, alla fine, la ragione prevalga e la forza brutale fallisca.

Gabriella Colistra

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Gabriella Colistra
Sono Gabriella Colistra, nata all'inizio di una primavera di tanti anni fa. Nella vita ho fatto l'insegnante, lavoro che ho amato perché amavo vedere negli occhi dei miei alunni desiderio di vita e sogni per il futuro. Poi libri, libri, libri, il mio grande amore. Da qualche mese, per “SCREPmagazine”, scrivo di filosofia. Credo sia molto importante perché penso che la sua conoscenza apra orizzonti di senso. Peraltro, nel farlo, ritrovo anche un po’ di me stessa. 

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