“La mistica dell’eros poetico” di Pino Vitaliano

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Non mi chiedo mai, cosa voglia significare un verso di una poesia.
Né mi sono mai chiesto cosa vogliano dire i poeti con le loro parole.
Dovrei azzardare risposte, per il solo gusto di dare in pasto al sole delle verità che non mi appartengono, e che mai e poi mai si disvelerebbero.
Così, rimango sospeso tra il canto delle sirene e lo sguardo minaccioso di Apollo, nell’attesa che una voce lontana mi sussurri un segreto, che una nota di cetra mi faccia, per un istante eterno, gioire il cuore.
È la musica delle parole, l’unica dea che si lasci ascoltare.
La Poesia – quando è idromele – mi percia (buca) il cuore col suo canto potente, le sue note dodecafoniche, la sua melanconica armonia.
Mi lascio coinvolgere, avvinghiare, sconvolgere, dal brivido inquieto dai versi, che il poeta dissemina come perle di rugiada nell’anima del mondo.
Perle, che sgorgano come sangue vivo da un ventre ferito e inzuppano e vivificano le foglie ingiallite delle spente passioni.
Il poeta è l’inconsapevole linea mediana che unisce la terra al cielo, il messaggero dell’oscura parola che l’Eterno gli ha affidato in custodia.
E, la parola, la nasconde con la sua poesia, la mette al riparo, la protegge dalla dissolvenza. Ha ricamato con maestria le trame segrete dei suoi versi, ha saputo dar voce ai silenzi del suo dolore e con essi ha dato cura alle ferite del mondo; ha trasformato la sofferenza in sublime poesia; ha raccontato e inventato sogni; ha regalato con generosità le sue ineffabili emozioni.
Leggo, questi versi – che a me sembrano i vagiti di nascenti titani – e ne respiro tutta la vertigine. Una poesia che è pioggia, che generosa cade a rigenerare l’anima riarsa di un mondo che da tempo ha perso la sua originaria bellezza.
Non mi interrogo sui significati delle parole, ché non li troverei, né cerco paradigmi a cui potrebbero somigliare.
Sono assolutamente certo che ogni autore sia uguale solo a se stesso, e che tutti gli autori si somiglino.
Perciò, qualsiasi riferimento a questo o quel poeta, qualsiasi tentativo di paragone, confronto o richiamo, sarebbe non solo un tentativo vano e inutile, ma ancor più una mortificazione alla sensibilità e al conato creativo del poeta.
C’è un tratto assolutamente riconoscibile, in ogni scrittura, come il tratto del pennello di un pittore, che la rende unica nel suo genere e che va ricercato nella significazione dei suoi versi.

Pino Vitaliano

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