Eccomi qui, mentre danzo nel nulla dell’eterno, le stelle e gli altri astri celesti a fare da sfondo nel quadro che ritrae il mio viaggio interstellare verso angoli sconosciuti dell’ Universo. Quanto tempo è passato da quando tutto ciò ha avuto inizio?

Ma cos’è il tempo, in fin dei conti? Un concetto relativo, un’idea, una verità assoluta?

Ha davvero un senso calcolare la linea temporale che separa il me stesso dell’origine e quello che sono ora o ero un istante fa o sarò tra qualche momento? Non sono forse sempre io? Il mio Essere eterno, imperscrutabile, insondabile, incontenibile in parametri relativi e classificanti? 

Eppure non posso negare che lo scorrere del tempo produca degli effetti anche su di me, che non ho più memoria degli eventi precedenti la mia partenza. Troppe nebulose ho incontrato, un numero incalcolabile di buchi neri ho attraversato per saltare da un punto all’altro delle galassie, per incrociare mondi, bagliori di esistenze lontane anni luce, echi di una voce che ha risuonato in qualche puntino insignificante nell’immensità dei cieli per un tempo così breve e fuggevole da non essere sufficiente neanche a farmi formulare un pensiero o un concetto. Cosa ero? Non ricordo ciò che successe prima dell’ esplosione di luce che mi inondò lo sguardo lanciandomi nel canale spazio-temporale che mi fece giungere alla prima meta del mio girovagare nell’infinito che mi avvolge. Non riesco a ricordare il sapore del sentimento che provavo mentre riflettevo sulla solitudine cui ero costretto. Credo si chiamasse disperazione.

Ma ora è solo un nome, un involucro senza contenuto. L’emozione è  morta, svanita come polvere nella nebbia per effetto del reiterarsi della mia agghiacciante condizione.

Dove sto andando? Avrà mai termine tutto questo? Troppo grande è l’Universo perchè i miei occhi e la mia mente possano contenere ulteriori informazioni, assimilare altre immagini e nozioni sulla straordinarietà del tutto.

Ecco, ora mi fermo. Le mie stanche membra troveranno riposo in questo angolo di galassia confortevole e armonico. Ove non c’è connessione e dinamismo giunga il mio volere a plasmare la realtà, la mia mano ora sposti gli astri intorno ad una stella, piccola ma calda e radiante. Su uno dei nove pianeti che si muovono intorno a questa nana gialla sorga la vita, unico luogo degno di ospitare esseri che emergeranno dalla terra a mia immagine e somiglianza.

Che essi sappiano della mia esistenza, mi riconoscano come il Creatore, ma ignorino che io non sono l’alfa e l’omega, non sono l’origine del tutto ma ho solo generato essi e il loro mondo. Non l’intero Universo, di cui io sono solo una particella insignificante, ma solo essi ho creato. Dirò loro che il mio volere e la mia essenza non ha avuto origine e non avrà fine e su quella menzogna mi venereranno e vivranno con speranza e fiducia.  

Sorte migliore della mia riserverò loro, rivelandomi ad essi e dandogli modo di trovare risposta ai misteri dell’esistenza. Io ignoro la mia origine, mai il mio creatore si è mostrato a me, mi ha parlato o si è palesato tramite sacre o profane scritture. Neanche son certo che esista un mio creatore, il dubbio si insinua in me sulla natura della mia origine. Ora lascerò un segno del mio passaggio in questa esistenza. Un mondo nascerà. Che essi possano proliferare e avere memoria di me anche nell’infinito futuro.

Colui che chiameranno il loro Dio.

Arsenio Siani

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Arsenio Siani
Mi chiamo Arsenio Siani, sono un counselor, scrittore e docente di corsi di scrittura creativa. La passione per le pratiche di trasformazione ed evoluzione interiore mi ha condotto a frequentare una scuola di counseling. Parallelamente il mio percorso ha visto un’evoluzione e una crescita interiore grazie alla scrittura, dapprima erano pensieri sparpagliati e confusi riversati su fogli di carta, poi la mia mente e la mia anima hanno cominciato a concepire storie, racconti di vita partoriti da sogni, desideri, rimpianti e speranze. Un ascolto dei miei sentimenti e delle mie emozioni che mi ha portato a scrivere cinque romanzi in meno di tre anni e innumerevoli racconti. Nel 2016 ho accettato anche la sfida di diventare docente per corsi di scrittura creativa presso l’Università popolare di Siena, dove vivo da 12 anni. Nel 2017 ho iniziato la mia collaborazione con “Accademia” curando due rubriche per la rivista “Screpmagazine”, una dedicata al benessere psicologico e l’altra alla violenza sulle donne. Proprio da quest’ultima esperienza nasce una mia nuova pubblicazione, “Quello che le donne non dicono”, in cui vengono raccolti gli articoli, rielaborati per l’occasione, comparsi sulla rubrica, per Titani editori, pubblicato nel marzo 2018.

2 Commenti

  1. Nel NULLA non potrai danzare né tu, né altri.
    L’eterno…il TEMPO!
    Esso è un CONTINUO illimitato in ordine a SUCCESSIONE, come lo spazio è un continuo illimitato in ordine ad estensione.
    Anche per il tempo, come per lo spazio, si sono formate due teorie, una REALISTICO-OGGETTIVA, per cui si afferma che il tempo ha esistenza reale, assoluta, senza relazione alcuna alle cose;
    la seconda IDEALISTICO-SOGGETTIVA per la quale il tempo esprime solo l’ordine di successione delle nostre percezioni.
    La prima teoria è propria del Newton, la seconda è del Kant, per il quale il tempo è intuizione pura, la forma cioè a priori della esperienza interiore.
    Per Aristotele e l’aristotelismo c’è rapporto necessario tra tempo e movimento, in quanto quello è la misura numerica di questo e contiene in sé distinzioni e divisioni che possono essere calcolate e sommate.
    Hic et NUNC: presenzialità della rappresentazione di un dato contenuto in un dato istante.
    Per Agostino di Ippona il NUNC è l’espressione di quello che per noi è il tempo, in quanto passato e futuro sono sempre un nunc, cioè un presente, il passato come ricordo, il futuro come aspettazione: presens de presentibus, presens de praeteritis, presens de futuribus.
    ( Tralascio lo spazio come dottrina – concezione dei più – riflessa nel pensiero di Cartesio, dello Spinoza, del Locke e specialmente del Newton. Così pure del Leibniz e di Kant)
    Ciò è quanto scolasticamente si trasmette.

    Ovvio che, qui, Arsenio Siani non filosofeggia. Ha detto tanto quanto voleva: ” Tam dixit quam voluit ” E, quindi, la “fabula” è puramente dichiarativa ( “Fabula sine auctore sparsa”/Sen., diceria senza fondamento ).
    E’, invece, narratore fascinoso, da par suo.
    Michele DI GIUSEPPE.

  2. Solitudine/Disperazione: Nietzsche, Schelling, Schopenhauer…
    Leopardi: in lui il pensiero è dominante (Lo Zibaldone è forse il più importante libro segreto della nostra letteratura. In quest’opera la tensione di Leopardi verso l’infinito prende la forma del pensiero indefinito ), l’Infinito in noi.
    Primo, tra tutti i suoi tormenti, fu l’ossessione per l’infinito.
    Per Leopardi prima dell’io c’è la realtà, il vero che non può essere imprigionato, ma solo servito.
    Leopardi suggerisce un dato antropologico fondamentale: la sproporzione tragica tra l’uomo e la realtà.
    Tra la sublimità del suo sentire e il senso del proprio limite. E soprattutto come l’uomo sia rapporto con l’infinito. Per il Poeta, oltre la negazione l’INNO.
    Contro il sogno e il delirio d’onnipotenza della ragione, la sua consapevolezza del nostro essere finiti ci spiega come l’uomo sia proteso verso l’infinito.
    L’infelicità è necessaria a tutti i viventi perché toglie la maschera alle illusioni. Così appare la vanità del tutto.
    La consapevolezza di ciò che è vano è l’essenza dolorosa di tutta la filosofia.
    In Leopardi il dolore non nasce solo dalla fine delle illusioni. Il dolore ha una radice religiosa: l’uomo cerca disperatamente un suo partner che non può che essere fuori dal mondo mutevole: “S’avessi io l’ale”.

    L’INFINITO
    “Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
    (…) e sovrumani
    silenzi,
    (…). E come il vento
    odo stormir tra queste piante, io quello
    infinito silenzio a questa voce
    vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
    (…). dai Canti di Giacomo Leopardi/
    ” La malinconia dell’infinito” (Arsenio Siani): spie esistenziali e bisogno religioso della filosofia.
    Malesseri dell’essere.

    Michele DI GIUSEPPE

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