Ormai è raro trovare in un ufficio una macchina da scrivere ma in passato erano al centro di ogni scrivania. La macchina da scrivere può essere considerata, per la scrittura, la madre del personal computer. Proprio con la nascita dei pc, la macchina da scrivere viene rimossa e sparì se non per esser conservata come un ricordo.

Nel 1575. Il tipografo ed editore Francesco Rampazetto progettò un congegno meccanico con caratteri in rilievo. Questo congegno permetteva ai ciechi di comunicare tra loro e con altri. Piero Conti di Cilavegna, nel 1823, realizzò il tacheografo. Giuseppe Ravizza costruì, nel 1846, un cembalo scrivano brevettato nel 1855, di cui un modello è conservato al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano. Peter Mitterhofer, tra il 1864 e il 1869, costruì cinque modelli di macchine da scrivere, di cui i primi due in legno.

Il giornalista americano, divenuto senatore, Christopher Latham Sholes, studiò su una macchina di sua ideazione, con una disposizione dei tasti più funzionale. Questa macchina era costruita in modo che le leve dei caratteri più utilizzati non fossero a contatto tra di loro, così da evitare di incepparsi continuamente.

Fu un’industria bellica statunitense, la Remington, a intuire per prima le potenzialità commerciali della nuova invenzione e a produrre i primi esemplari a partire dal 1874, conosciuti anche come Remington No. 1. Veniva chiamata “Qwerty”, dalla sequenza delle prime sei lettere da sinistra. La Qwerty inizialmente scriveva solo a caratteri maiuscoli ma il carattere batteva sotto il rullo e non di fronte: gli errori di battitura si scoprivano a fine pagina alzando il rullo. Franz Xavier Wagner aveva risolto il problema introducendo la scrittura frontale. La Underwood, che già produceva nastri inchiostrati, acquistò il brevetto e si mise a produrre modelli più avanzati, come il numero 5.

Camillo Olivetti nel 1893, con il suo insegnante Galileo Ferraris, partecipò a Chicago alla prima dimostrazione di illuminazione pubblica di Thomas Alva Edison. Conquistato dalle nuove invenzioni, Olivetti rimase due anni nel reparto di ingegneria elettrica dell’Università di Stanford. La prima Olivetti viene presentata alla Esposizione universale di Torino, nel 1911.

Le prime macchine sono grandi e pesanti. Pian piano sorge l’esigenza di portarle con sé. Nascono le portatili: più leggere, comode, piccole e compatte, con le loro valigette. Contemporaneamente nasce un lavoro prevalentemente femminile: la dattilografa. La prima dattilografa fu la figlia del senatore Sholes, a cui il padre affidava il collaudo dei prototipi.

La  macchina da scrivere diviene uno strumento dotato di tastiera collegata a vari dispositivi meccanici, elettrici e/o elettronici, che permettono di ottenere su un supporto l’impressione di lettere, numeri, segni ortografici, segni di punteggiatura e simboli vari simili a quelli utilizzati per la stampa tipografica.

Oggi rimpiazzata dai personal computer,nei quali installati  programmi di videoscrittura, la macchina per scrivere, nata sul finire del XIX secolo, è stata uno dei primi dispositivi per la redazione di documenti in formati standardizzati. L’importanza degli standard di posizionamento dei tasti (QWERTY, QWERTZ, QZERTY, AZERTY, C’HWERTY) per dattilografare, senza distinguere i tasti e per facilitare l’alternarsi di mano destra e mano sinistra, è sempre stata fondamentale.

Nei primi modelli meccanici ed elettro-meccanici era presente una tastiera i cui tasti di scrittura premuti azionavano il corrispondente martelletto in grado di trasferire l’ inchiostro da un nastro alla superficie della carta. A questo seguiva l’avanzamento di uno scatto del carrello sul quale stava il foglio di carta che veniva così posizionato in modo corretto per la stampa del carattere successivo. Era inoltre comune l’utilizzo della carta carboneche consentiva di ottenere più copie con una sola operazione di battitura.

Gli accessori di uso più frequente erano: la gomma a forma di sottile dischetto; il bianchetto per coprire gli errori. Successivamente nacquero le macchine elettroniche con: elemento unico di scrittura, inizialmente a sfera, detta anche pallina o testina, ed in seguito a margherita; tasti con modalità sbianca-errori e display.

La prima macchina da scrivere elettrica venne prodotta nel 1901.

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Maria Luana Ferraro
Sono Maria Luana Ferraro, consulente aziendale e mi occupo anche di finanza personale. I calcoli sono il mio lavoro, le parole la mia passione. Fin da bambina, anziché bambole e pentoline, chiedevo libri, quaderni e penne. A sei anni ho ricevuto la mia prima macchina da scrivere. Appassionata di letteratura italiana e straniera, il mio più grande sogno è sempre stato diventare giornalista. Sogno che, piano, si sta realizzando. Socia fondatrice della “Associazione Accademia & Eventi”, da agosto 2018 collaboro con “SCREPMagazine” curando varie rubriche ed organizzando eventi. Fare questo mi permette di dare risalto a curiosità e particolarità che spesso sfuggono. Naturalmente, in piena coerenza con ciò che è il mio modo di interpretare la vita…eccolo: “Quando la mente è libera di spaziare, i confini fisici divengono limiti sottili, impercepibili. Siamo carcerieri e carcerati di noi stessi. Noi abbiamo le chiavi delle nostre manette. La chiave è la conoscenza: più conosci, più la mente è libera da preconcetti e ottusità. Più la mente è aperta, più si ha forza e coraggio così come sicurezza. Forza, coraggio e sicurezza ti spingono a tentare l’impossibile affinché divenga possibile.”

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