Tra le tante leggende di Aversa non può mancare una bella storia, ricca di incantesimi, sacrifici e misteri: è il racconto della strega Martuccia, contadina di giorno e fattucchiera di notte, condannata a morte dopo un lungo ed estenuante processo.

Nel XVI secolo ad Aversa  persiste la dominazione aragonese con vari principi, conti e signorotti a governare i centri limitrofi. Sembra uno scenario apparentemente tranquillo. Tuttavia l’ Italia è in subbuglio non solo per le guerre, iniziate con la discesa di Carlo VIII dalla Francia, ma anche per lo scatenarsi della caccia alle streghe. Nel 1487 viene pubblicato il Malleus Maleficarum, ovvero una guida utile su come riconoscere e punire chi esercitava la stregoneria. Il libro ebbe un successo senza precedenti, diventando presto un best-seller, nonché simbolo di questa campagna della Santa Inquisizione.
In tutta Europa migliaia di persone (80% donne) vennero accusate di operare in combutta con il demonio. E per coloro che non riuscivano a dimostrare il contrario, c’era solo una possibilità e cioè bruciare, per redimersi dai peccati. In Italia si hanno notizie di diverse condanne, quasi tutte esclusivamente al Nord. In Campania, invece, se ne contano solo due: una a Benevento e una nell’aversano, ovvero quella della strega Martuccia.
La storia di tale strega nel tempo ha subito varie modifiche, giungendo a noi con toni mistici e quasi leggendari. In verità non si ha nemmeno la certezza del nome. Sappiamo solo che si trattava di una contadina di Lusciano, piccolo comune dell’agro aversano. In quegli anni l’intera zona soffriva di una profonda carestia, perché i campi non rendevano e la fame attanagliava la popolazione. E dal momento che le disgrazie non vengono mai sole, gli abitanti combattevano anche contro una violenta epidemia di peste. Tutti soffrivano, tranne Martuccia. Il suo raccolto era sempre florido, le sue terre ricche di frutta, ortaggi e quant’altro. Il cibo abbondava in ogni stagione, nonostante le difficoltà del periodo. E questo fece insospettire i vicini, anche per il continuo ritrovamento di animali morti privati della testa. Secondo la popolazione con tale pratica la strega otteneva la fertilità dei propri campi a discapito naturalmente di quelli dei vicini.
La cosa generò non poche ombre, soprattutto perché si trattava delle bestie dei confinanti. E quando questi lo fecero presente alle autorità, iniziarono le indagini. Grazie al famoso Malleus Maleficarum si scoprì che tale rito serviva per aumentare la fertilità delle proprie terre, a scapito di quelle del vicinato. Fu facile giungere alla conclusione che ci si di trovava dinnanzi ad una strega. Trascinata per i capelli per le vie del centro fino al cospetto del vescovo di Aversa, la strega Martuccia negò ogni accusa, profanando addirittura il crocifisso portatole per la redenzione. Non fu certo una mossa saggia.
Dopo il processo lei venne rinchiusa nel castello di Casaluce in attesa della definitiva condanna. Durante quei giorni più volte le fu chiesto di abiurare, ma lei rispondeva di non essere una strega. Le sue terre erano floride per cause a lei sconosciute, mentre le violenze contro gli animali erano figlie di antichi dissapori con il vicinato. Insomma nulla che avesse a che fare con la magia.
Ma tale spiegazione non soddisfò il vescovo che decise per la punizione peggiore e cioè il rogo. Sul piazzale antistante al castello si consumò la condanna. Le fiamme avvolsero il corpo della strega, uccidendola dopo atroci sofferenze. Non appena il fuoco esaurì la sua furia, non rimase che una nube di fumo nero verso il cielo. Dei resti della donna, tuttavia, non vi era traccia, non un cumulo di cenere, non un frammento dei suoi gioielli, ossa o vestiti. Per il vescovo e la popolazione ciò fu motivo di sollievo. Ma da quel giorno, nei pressi del castello e nelle campagne vicine, non crebbe più niente, nemmeno un filo d’erba. E per alcuni questa non fu altro che la vendetta postuma della strega.
Sarà leggenda o realtà…ma dice il proverbio:<< Non è vero, ma ci credo>>.

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Maria Grazia Del Franco
Sono nata a Napoli. Laureata in lettere moderne, ho coltivato fin da ragazza la passione per la scrittura, sempre con un occhio attento agli episodi che si verificavano nella società. Spinta da un amico d’infanzia, ho iniziato a scrivere, partecipato e vinto vari premi letterari con alcune poesie (“a mia madre” e “l’ultimo desiderio”). Sono socia di “Accademia Edizioni ed Eventi”, gruppo di autori ed artisti che con certosina pazienza, danno spazio alla cultura, organizzando anche eventi e contribuendo alla diffusione dell'arte e del talento. Collaboro alla rivista SCREPmagazine con la rubrica ”LEGGIAMO INSIEME”...e non solo...

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