Una domenica pomeriggio all’isola della Grande Jatte, (1884-86 di cm 207×308 del pittore francese Georges Seraut) è l’appuntamento di questa settimana con le grandi opere che hanno fatto la storia dell’arte. 

Prima di iniziare il racconto di questo capolavoro, faccio una premessa: considero Seraut il più grande pittore mai esistito. La sua tecnica “puntinista”, di una difficoltà enorme (fu il primo a usarla), ha fatto proseliti in tutta Europa, contagiando grandi pittori italiani come Segantini, Pelizza da Volpedo e così via. Ma cos’era il puntinismo? Qualcosa di molto più semplice di quanto pensiate: era l’applicazione di puntini di colore (migliaia e migliaia) che si sarebbero fusi una volta visti da lontano, ottenendo così una pittura chiara, pulita e luminosa come i raggi solari. Insomma, Seraut rifiutava le pennellate irregolari degli impressionisti sostituendole con pennellate piccole e geometriche.
Ritorniamo al quadro: Negli anni ’80 dell’800, nei pomeriggi domenicali, la piccola borghesia parigina si riversava nella Grande Jatte, alla periferia della città, per una passeggiata o un pic-nic lungo il fiume. Una quarantina di figure affollano la tela, perlopiù di profilo o di fronte, statiche e immobili, vicine ma riservate. Sono presenti in questo capolavoro circa 40 figure in posa che richiamano lo stile egiziano e teatrale. Molte di loro sono popolari stereotipi di Parigi e il risultato è la rappresentazione di una scena festiva. La figura femminile in primo piano sulla destra, con l’enorme sbuffo e la scimmietta che tiene al guinzaglio, rappresenta, secondo l’autore che ne parla nei suoi scritti, una donna dalla morale discutibile. L’uomo in cilindro seduto sulla sinistra è un elegante frequentatore del boulevard. Il contrasto tra il primo piano ombreggiato e lo sfondo soleggiato crea un forte senso di profondità. Seurat dichiarò che il suo intento era quello di rappresentare la vita parigina di allora. Morì nel 1891 all’età di 31 anni per una malattia infettiva alla gola.

 

Bruno Vergani

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