Caro Matteo

È con tale formula che, in un afoso pomeriggio di un’estate inoltrata, è iniziata la “lunga filippica” del Capo del Governo Italiano, Giuseppe Conte, diretta al Ministro Salvini.

Nessuno mai avrebbe immaginato che si sarebbe svestito di quel suo aplomb per mostrarsi così determinato e pacatamente grintoso.

E pensare che da più parti si vociferava che il Professore fosse un “burattino nelle mani dei due leaders” del governo gialloverde!

Gli Italiani sono rimasti davvero sorpresi dal suo atteggiamento.

Sono state dure le parole di Conte: un attacco diretto, della durata di oltre 45 minuti.

Senza “peli sulla lingua” ha spiegato le motivazioni di questa sua posizione.

Salvini viene ritenuto responsabile di aver dato inizio alla crisi, chiedendo elezioni anticipate per cui tale decisione è da considerarsi grave, perchè il leghista avrebbe seguito interessi personali e di partito.

Ma è lungo l’elenco degli errori che Conte attribuisce a Salvini.

Il richiamo del Presidente all’umanità e al rispetto dei diritti fondamentali semina anche un po’ di perplessità dal momento che è stato proprio lui a firmare i due decreti sulla sicurezza.

Salvini non avrebbe rispettato i cittadini, esponendo il Paese a gravi rischi.

È a tratti polemico Conte, ma “sono tanti i sassolini che si deve togliere dalle scarpe“.

Così l’arringa diventa più pesante quando Salvini viene accusato di scarsa responsabilità istituzionale e di grave carenza di cultura costituzionale.

Manifesta la personale preoccupazione Conte per le richieste di pieni poteri da parte del leader leghista che ha invocato le piazze affinchè lo sostenessero.

Ed arriva poi l’attacco finale, perchè Conte non ha gradito che i simboli religiosi vengano usati fuori contesto e che non vengono tenuti a debita distanza dagli slogan politici.

Si tratta di incoscienza religiosa perchè si offende il sentimento dei credenti e si oscura il principio di laicità alla base dello Stato moderno.

Non poteva mancare un intervento sul caso Russiagate e lo scandalo dei presunti finanziamenti russi, ragion per cui il Capo del Governo rimprovera a Salvini di non essersi presentato in Senato per fare chiarezza.

È il caso di dire c’eravamo tanto amati o forse meglio, “l’amore non è mai sbocciato“.

È stato solo un classico fuoco di paglia?

Piera Messinese

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Piera Messinese
Sono nata il 13 Novembre del 1966 a Lamezia Terme, in Calabria, ove risiedo. Sono sposata ed ho una figlia. Se dovessi scegliere un attributo che possa caratterizzarmi, questo sarebbe “eclettica”. Sono “governata da uno spirito fortemente versatile” che mi dà energia, per cui mi sento letteralmente assetata di nuovi stimoli. Sono innamorata della scrittura da sempre e la mia formazione classica ha contribuito a mantenere vivo in me tale sentimento. Grazie alla passione per i classici latini e greci in primis ed in seguito agli studi universitari in Medicina e Chirurgia, ho potuto rendere creativa la mia elasticità mentale. Ma “illo tempore fu il Sommo” a rubarmi il cuore e così “Galeotta fu la Divina". Amo, quindi, leggere e scrivere e ritengo che ciò sia fondamentale per la crescita di ogni individuo. Flaubert diceva: _”Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi o, come fanno gli ambiziosi, per istruirvi. No, leggete per vivere.”… Sono Socia Fondatrice di “Accademia Edizioni ed Eventi”, Associazione culturale con sede a Roma che si occupa di cultura e di promuovere il talento. Scrivo su SCREPmagazine, rivista dell'Associazione, su cui curo varie rubriche.

2 Commenti

  1. Gentile Piera,
    sì ” caro ” (non per affetto, bensì per “alto prezzo” svenduto il proprio lavoro) – roba da “matt(eo)i, insomma “cosa da par sua” – ora non più, ahimè anche per noi.
    “Formula” (d’antica alchimia) con cui – quasi cartina di tornasole – il Prof. ha analizzato (da anà luo, scioglie/polverizza) la”maschera” (persona, con la quale si presentavano sulla scena gli antichi attori…) del suo vice, non da lui scelto.
    L’aplomb non del tutto dismesso ( per carità di patria, evidentemente in quel contesto ) ha fatto intravvedere il “lignaggio” da cui proviene.
    L’alunno ha superato il suo maestro: ovvero, il burattino assurge a burattinaio.
    Non tutti gli Italiani, certamente, sono rimasti sorpresi; il sottoscritto avrebbe gradito anche l’ultima stilla spillata col fioretto.
    Le parole (memento) a volte sono pietre, di basalto (il marmo sarebbe sprecato, per tal mausoleo).
    La posizione del Prof. – questa sì, di tutti gli Italiani – è dagli stessi fans del matt(e)o condivisibile.
    Il codardo Matteo, per aver leso gli interessi della Patria, dovrebbe essere rubricato reo, per senso comune, più che ai sensi d’un Codice positivo (ovviamente, penale), per aver tentato di perseguire interessi di “bottega”.
    E’ legittimo per una formazione partitica chiedere una verifica elettorale, purché si avesse almeno ritirati dall’esecutivo i propri ministri.
    L’elenco degli errori è grave non solo per la sua lunghezza, bensì per il ruolo del suo artefice, dopo che ha giurato sulla Costituzione ( e si ricordi che non c’è solo quella scritta! ).
    La perplessità potrebbe essere condivisibile, se ci dimenticassimo – per un momento – del contesto in cui il Prof. ( in quel momento, quasi, in veste di Procuratore della Repubblica) ha operato per oltre un anno.
    Il Prof. non è stato solo polemico (non ha combattuto una semplice guerra di parole), ma soprattutto vero Capitano di battaglia sfolgorando il coraggio che il codardo non ha speso, se non a parole.
    Conte, difatti, si è dimesso, costringendo anche il codardo a subire le sue dimissioni.
    La ciceroniana arringa versus il Catilina di turno è stata ad unguem! (…usque tandem, Catilina, abutere patientiae nostrae).
    Hic et nunc, il” Procuratore della Repubblica” / l’Avvocato degli Italiani=il Prof. può ora deporre la Toga.
    Michele DI GIUSEPPE

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