La festa della luce

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La Candelora, che si celebra il 2 febbraio, è una festa dal sapore antico, sospesa tra storia, fede e tradizioni popolari. È una ricorrenza che parla di luce, di passaggio, di attesa: un ponte simbolico tra l’oscurità dell’inverno e la promessa della primavera.

Le sue origini risalgono all’antica Roma pagana, quando tra il 15 e il 18 febbraio si svolgevano i Lupercali, riti dedicati al dio Fauno Luperco, protettore del bestiame dai lupi.

Al centro di queste celebrazioni vi era la Februatio, una cerimonia di purificazione della città dagli influssi maligni. Le fiaccole e i ceri accesi, portati soprattutto dalle donne, rappresentavano già allora un segno potente: la luce come difesa, come speranza, come presenza benevola contro il buio.

Con l’affermarsi del Cristianesimo, queste pratiche non furono immediatamente abbandonate. Solo nel V secolo papa Gelasio I pose fine ai Lupercali, ritenuti responsabili di calamità e pestilenze, sostituendoli con una nuova festa cristiana fissata al 2 febbraio: la Candelora.

Da quel momento la tradizione della luce venne riletta alla luce della fede.
Per i cristiani, la Candelora ricorda la Presentazione di Gesù al Tempio e la Purificazione di Maria, quaranta giorni dopo il Natale. È la festa delle candele, che in questo giorno vengono benedette come segno di Cristo, luce che illumina le genti, presenza discreta ma capace di rischiarare la storia dell’uomo.

Accanto al significato religioso sopravvive quello popolare. I proverbi meteorologici legati alla Candelora cercano di indovinare il destino delle stagioni: se il tempo è sereno, l’inverno durerà ancora; se piove o soffia il vento, la primavera è vicina. È una festa di confine, quando il freddo resiste ma le giornate cominciano impercettibilmente ad allungarsi.

Accendere una candela, tenerla tra le mani, è un gesto semplice e profondo: significa affidare alla luce una speranza. È il bisogno umano di credere che il buio non abbia l’ultima parola, che anche nel silenzio e nell’attesa qualcosa stia già cambiando. La candela benedetta ricorda Cristo che entra nel tempio e nella vita dell’uomo senza clamore, affidato a mani umili e cuori aperti.

Maria offre il Figlio, e in quel gesto di fiducia si compie l’incontro tra la fragilità dell’uomo e la promessa eterna di Dio.
Piera Messinese

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Piera Messinese
Sono nata il 13 Novembre del 1966 a Lamezia Terme, in Calabria, ove risiedo. Sono sposata ed ho una figlia. Se dovessi scegliere un attributo che possa caratterizzarmi, questo sarebbe “eclettica”. Sono “governata da uno spirito fortemente versatile” che mi dà energia, per cui mi sento letteralmente assetata di nuovi stimoli. Sono innamorata della scrittura da sempre e la mia formazione classica ha contribuito a mantenere vivo in me tale sentimento. Grazie alla passione per i classici latini e greci in primis ed in seguito agli studi universitari in Medicina e Chirurgia, ho potuto rendere creativa la mia elasticità mentale. Ma “illo tempore fu il Sommo” a rubarmi il cuore e così “Galeotta fu la Divina". Amo, quindi, leggere e scrivere e ritengo che ciò sia fondamentale per la crescita di ogni individuo. Flaubert diceva: _”Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi o, come fanno gli ambiziosi, per istruirvi. No, leggete per vivere.”… Sono Socia Fondatrice di “Accademia Edizioni ed Eventi”, Associazione culturale con sede a Roma che si occupa di cultura e di promuovere il talento. Scrivo su SCREPmagazine, rivista dell'Associazione, su cui curo varie rubriche.

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