“C’era una volta…” no, c’è ancora tempo presente, mai passato. 
Una principessa? No una donna qualunque che ogni mattina si alza e comincia ad assolvere ai suoi doveri. Veste abiti di dubbio gusto e si accompagna a questa vita ascoltando musica. Questa donna si lascia trasportare dall’altalena della vita, a volte felicemente a volte tristemente, su e giù nello scorrere del destino. Vive nell’alternarsi del tempo, chiedendo alle sue passioni, all’anima e al suo cuore ogni giorno il sacrificio del silenzio. 
Non perché non si possa parlare. Ma perché non esistono parole per spiegare quello che vive dentro. 
In un mondo sordo nessuna lingua ha potere.
In un giorno nato per finire con lo stesso destino degli altri, accade di incrociare occhi conosciuti. 
Tale da farlo apparire, come un principe.
Che non veste di azzurro, non è adorno come un pavone e non ha il sangue blu, ma un banalissimo rosso con un emocromo nella norma. Quindi, vi direte è un non-principe. 
Abituati alle definizioni tutto quello che non rientra nella descrizione, non può essere definito come tale. 
E se un principe non fosse solo quello che appare?
Non importa, si ripete la principessa. Ed è in quell’esatto momento che nasce la favola, quando non importa del resto, del senso e del consenso altrui. 
Entrambi entrano ed escono da sentimenti ed emozioni cercando di capirne l’origine. Che non si troverà mai, a certe profondità solo il tempo ti può portare. 
Da una favola aspettate il rispetto del copione e dopo l’incontro la Principessa deve farsi cercare per avere la certezza di essere voluta. 
Questa donna cosa può lasciargli, non ha scarpe di cristallo da perdere e quelle che indossa gli servono nella vita di tutti i giorni. Scarpe… evitiamole. 
Raperonzolo invece si era fatta crescere i capelli ed era riuscita ad avere colpi di sole talmente fantastici che i suoi capelli brillavano. E beata Raperonzolo che poteva scomodare Kikò per farsi curare i capelli. Questa donna i capelli lunghi non li può avere, perchè le doppie punte si impossessano di ogni cm e i colpi di sole nemmeno quando in pieno agosto li riesce ad ottenere come vorrebbe. Alla fine meglio non farli allungare, la ricrescita bianca non fa bellezza ma vecchiaia impellente.
In tutto questo mare di ipotesi, ed idee strane non se ne viene a capo su come farsi rintracciare dal non-principe.
L’unica cosa che possiede davvero e la distingue dal resto è il suo cuore. 
Magari, lo strappa dal petto e lo lascia a lui. Cosi se vorrà che la vita continui, dovrà avere cura di ripiantarlo in lei.
Cosi la donna lascia il suo cuore ai suoi piedi. Dandogli la doppia possibilità, se non vuole prenderlo per restituirlo, lo può comodamente calpestare per passare oltre.
Come va a finire questa favola?
Il non-principe ha raccolto il cuore, ma aspetta.
Nell’età della consapevolezza sa perfettamente che non basta piantare per avere. Ma bisogna aver cura costante per nutrirsi dei frutti nel tempo.
E la principessa?
Vive, senza aspettarsi più nulla dalla vita. 
Ogni volta che si vedono, lei gli mette la testa sulla spalla e la mano sul petto.

“Ascolta come mi batte forte il tuo cuore!”

Dedicata a chi  vive e crede nelle favole, non quelle scritte sui libri ma in quelle vissute facendo a cazzotti con la vita. Se serve 🙂

Angela Amendola 

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