Il sistema di percezione dei legami, inteso come sfaccettato processo che regola il meccanismo delle relazioni, è inevitabilmente destinato a subire delle alterazioni considerevoli, varianti da soggetto a soggetto.

Ciascuno di noi, sulla base di caratteristiche irripetibili che concernono la personalità individuale, tende ad accostarsi differentemente all’universo emozionale.

La perentoria ricerca “dell’ amore romantico”, configurabile attraverso sintomi e reazioni non patologici , si contrappone ad uno specifico fenomeno che si colloca nell’ambito della sfera riguardante le nuove dipendenze di tipo comportamentale, inclusive, nel caso di specie, del disturbo da dipendenza affettiva.

Si tratta di un modello disadattivo della relazione amorosa, caratterizzato dall’angosciante incapacità di fare a meno dell’altro.

Ci orientiamo all’interno di un quadro clinico dalle sfaccettature astruse, pervaso da una dilagante tendenza all’idolatria.

Un soggetto che subisce gli effetti da dipendenza affettiva, sarà inevitabilmente predisposto ad una ricerca insana e compulsiva del partner, associata a manifestazioni di gelosia estrema ed immotivata, frequente sensazione d’angoscia, timore dell’abbandono, inquietanti e pervasivi stati di cedimento a reazioni fobiche.

Si ha la sensazione di trovarsi innanzi ad un amore eccessivo, esagerato, opprimente, logorante, insensato.

Il disturbo da dipendenza affettiva, in parecchie circostanze, affonda le sue radici in un terreno familiare conflittuale e burrascoso.

Il mancato affetto ricevuto da parte delle figure genitoriali, unitamente ad un indebolimento progressivo della capacità di essere resilienti, sfocia nell’imprescindibile ed ossessivo bisogno d’amore.

In altri casi, di contro, la manifestazione del disturbo è associata ad un vissuto relazionale che prevede la presenza di un soggetto che si configura come seduttore narcisista”.

Quest’ultimo, subendo a propria volta gli effetti di un sintomo di carattere psicopatologico, ha la tendenza ad annullare le caratteristiche salienti della personalità altrui.

Si rivelerà in grado, dunque, di trascinare il partner in un vorticoso labirinto di generale sottomissione .

La dipendenza affettiva, con conseguente disregolazione emotiva, è una vera e propria malattia dell’anima.

Sovviene, a tal proposito, il lontano caso di Gaio Valerio Catullo (Verona 84 a. C – Roma 54 a. C) , poeta romano, ricordato per il suo travagliatissimo ed esasperante vissuto amoroso.

Catullo, all’interno di un disperato Odi et amo”, dedicato alla sua adorata Lesbia, si domandò come fosse possibile nutrire, al contempo, sentimenti contrastanti d’amore e odio.

Egli non riuscì a darsi pace né ad individuare una risposta esaustiva e continuò a crogiolarsi ad oltranza, lungo l’intero corso della sua breve vita.

Oggi avremmo potuto renderlo conscio della sua dipendenza affettiva, prospettargli l’opportunità di rimarginare le profonde ferite del cuore.

Ma forse aveva già compreso tutto. Sì, aveva compreso davvero tutto.
Solo che a volte, ahimè, soccombere è una scelta.

Bisognerebbe intendere la relazione d’amore alla maniera del grande pittore Marc Chagall, che nel suo celeberrimo dipinto La passeggiata”, si raffigura in dolcissima compagnia della moglie.

La sua donna si eleva con grazia e leggiadria verso il cielo, invitando l’osservatore a prendere coscienza del fatto che il grande amore proietta l’essere umano verso una dimensione trascendentale.

Nulla che venga inferto con crudele bramosia di possesso, dunque.

Solo pura condivisione ed immensa volontà di vivere un sentimento felice.

Consentitemi di esprimere una personalissima opinione in merito a cosa intendo quando mi riferisco all’amore.

Lo faccio attraverso una lirica che scrissi un po’ di anni fa.

“Si prostrano al cospetto
di Re Amore tutte le creature
della terra e quelle del cielo.

Persino l’impercettibile
granello fluttuante
nello spazio
vaga alla costante
ricerca della stella
dalla quale aveva preso
le distanze, provocando
lacerazioni, sgretolando
una tenera superficie inerme.

E capisce ,non troppo tardi,
che senza stella non è niente,
che senza origini si erra
eternamente,
che senza amore si
fatica e non s’approda.

L’obbedienza é virtù
di chi ha conosciuto
Amore vero,
e la fedeltà non pesa
un solo grammo,
la fedeltà è lieve come
piuma al vento,
la fedeltà è atto spontaneo
ed imprescindibile.
L ‘Amore è come un salto
coraggioso tra due vette,
come una lotta per la difesa
di quello che conta,
come una coperta sulle spalle fredde.

L’Amore é delicato.
Che persino l’ape distratta,
dunque, abbia cura di tenere
in considerazione che
il fiore sul quale ha poggiato
la bocca, forse,
non la scorderà tanto facilmente.”

Maria Cristina Adragna

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Maria Cristina Adragna
Siciliana, nasco a Palermo e risiedo ad Alcamo. Nel 2002 conseguo la Maturità Classica e nel 2007 mi laureo in Psicologia presso l'Università di Palermo. Lavoro per diverso tempo presso centri per minori a rischio in qualità di componente dell'equipe psicopedagogica e sperimento l'insegnamento presso istituti di formazione per operatori di comunità. Da sempre mi dedico alla scrittura, imprescindibile esigenza di tutta una vita. Nel 2018 pubblico la mia prima raccolta di liriche dal titolo "Aliti inversi" e nel 2019 offro un contributo all'interno del volume "Donna sacra di Sicilia", con una poesia dal titolo "La Baronessa di Carini" e un articolo, scritti interamente in lingua siciliana. Amo anche la recitazione. Mi piace definire la poesia come "summa imprescindibile ed inscindibile di vissuti significativi e di emozioni graffianti, scaturente da un processo di attenta ricerca e di introspezione". Sono Socia di Accademia Edizioni ed Eventi e Blogger di SCREPmagazine.

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