Ieri un sito web riportava la notizia della “nostalgia “che Dodi Battaglia prova nei confronti dei più di 50 anni vissuti insieme ai Pooh, nonostante siano passati tre anni dallo scioglimento del gruppo.

Nostalgia che condivido e avverto anche io ogni volta che la radio manda una loro canzone.

Sono cresciuta con la loro musica, ho assistito a diversi loro concerti ed ogni volta durante alcuni brani, le lacrime scendevano copiose.

Le loro canzoni continuano ad accompagnare molti di noi, estimatori del gruppo più famoso d’Italia.

Non so definire, tra le centinaia di brani pubblicati nel corso degli anni, le più belle, lo sono tutte. Certo è che, i testi di alcuni brani, si sono avvicinati molto al sociale.

Nel 1976 i Pooh incisero Pierre, bellissima canzone scritta da Roby Facchinetti insieme al leggendario Valerio Negrini autore di quasi tutte i loro successi.

Pierre, pubblicata nell’album “Poohlover“, la canzone racconta la storia di un amico d’infanzia che, già da piccolo, mostrava segnali di diversità rispetto ai suoi coetanei.

Era palese la malinconia di quel ragazzo che non si sentiva a proprio agio in quelle vesti. La sua insoddisfazione che con gli anni lo ha portato a trovare la sua vera identità solo mediante trucco e abiti femminili.

L’amico lo scopre per caso, una sera e Pierre quasi imbarazzato abbassa gli occhi per timore.

Nel brano si fa, riferimento a quelle maschere che ogni uomo è costretto a portare per farsi accettare da una collettività che non ammette alcuna diversità.

Il titolo forse per rifarsi alla maschera di Pierrot, maschera malinconica e soffrente come il protagonista.

Ma la loro tappa più importante è datata 1990, quando i Pooh decidono di partecipare per la prima e finora unica volta, al 40° Festival di Sanremo.

La scelta è ovvia, hanno un pezzo storico, che non può avere palcoscenico migliore che l’Ariston per essere presentata al pubblico.

La canzone in questione è “Uomini soli” …

La canzone tratta i temi degli emarginati e della solitudine degli uomini dovuta alle più disparate motivazioni come possono essere paure,scelte sessuali o di religione, o anche a cause relative a terze persone come può essere una madre possessiva o un amore sbagliato.

Il testo invoca anche la figura di Dio, l’unico in quanto creatore, a poter cambiare il destino di questi uomini.

Un pezzo che, accompagnato da una musica convolgente, arriva subito nella mente e nell’anima di chi la ascolta grazie anche alla profondità espressa dall’inconfondibile voce e dall’interpretazione di Roby Facchinetti.

A Sanremo “Uomini soli” stravince classificandosi davanti a “Gli amori” di Toto Cutugno e a “Vattene amore” della coppia composta da Amedeo Minghi e Mietta.

Con questa canzone i Pooh confermano il loro nome, già ben affermato, nella storia della musica italiana. “Uomini soli” resta, infatti, tutt’ora una delle perle più luccicanti del loro infinito repertorio iniziato nel 1964.

I versi hanno una pensosità e fanno netto riferimento alla poesia più famosa di Salvatore Quasimodo, poeta siciliano e premio Nobel, intitolata “Ed è subito sera”, la seguente poesia di scuola simbolica ed ermetica.

“Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.”

“LI INCONTRI DOVE LA GENTE VIAGGIA E VA A TELEFONARE”…

Gli uomini girano e s’incontrano anonimamente in una stazione ferroviaria o tramviaria, alla fermata di un bus o dove erano ubicate le cabine telefoniche prima dell’era dei telefonini…

Questi sono uomini senza nome e senza identità, sono uomini soli.

Pur tuttavia, sono uomini che hanno la “ventiquattrore”, la valigetta dal poco contenuto e dal tanto significato.

Sono uomini che non hanno una donna e la desiderano.

Secondo me, la canzone racconta il lato più drammatico del problema della solitudine, emerge quasi la disperazione, a tal punto da mettere a confronto l’uomo con Dio, dove, in un primo momento si mette quasi in discussione la Sua esistenza (se è vero che ci sei…), poi lo si mette al pari nostro (hai viaggiato più di noi) per poi riconoscere alla fine l’inferiorità del genere umano, dove qui sulla Terra, chi sbaglia paga (ma quaggiù non siamo in Cielo, e se un uomo perde il filo, è soltanto un uomo solo) come a dire parli bene tu, Dio delle città che sei lassù tranquillo e intoccabile, ma noi poveri mortali, noi siamo destinati a rimanere soli.

Un’ultima sfumatura che mi viene in mente ora, mentre scrivo, è che si riferisca al fatto che in un ambiente caotico e dove non ci si conosce, si sia ancora più soli?

E ancora, come non ricordare “La donna del mio amico“?

Il brano racconta di una forte passione tra un uomo e la donna del suo migliore amico.

Nonostante però la forte attrazione che, evidentemente, non è solo di tipo sessuale, il protagonista respinge le avance della donna per proteggere una amicizia durature, profonda e sincera.

Quell’ingiustizia, infatti, guasterebbe sia il rapporto di amicizia e sia la propria coscienza perchè l’uomo non riuscirebbe più a guardare l’amico di una vita nello stesso modo e sarebbe lo stesso anche con quella donna che diventerebbe solo l’occasionale compagna per un’ora.

Il protagonista prende questa decisione solo per per amicizia poiché sa bene che ogni volta che vedrà quella donna ne soffrirà, ma, vista la situazione, spera solo di incontrarla in un’altra vita per non perdere l’occasione di poterla amare liberamente….

A riascoltarla ora ho la pelle d’oca …

Si potrebbe parlare dei Pooh per ore,  basta solo ricordare che sono il gruppo più amato degli ultimi 50 anni.

Angela Amendola 

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