E’ capitato a tutti noi che abbiamo un account social di ricevere questo avviso:
“ABBIAMO RIMOSSO IL TUO POST PERCHÈ NON SEGUE LE NOSTRE LINEE GUIDA DELLA COMUNITÀ. 
Facebook.”
Tutto ciò che la società, quella “perbene”, considera disdicevole, non tradizionale o convenzionale alle regole viene censurata.
Il primo a fare i conti con la nuova decisione di Facebook è stato Jerry Saltz, critico d’arte del New York Magazine. Saltz aveva postato sul social il dettaglio di un affresco di Pompei di duemila anni fa in cui una coppia era avvinghiata nell’atto sessuale. Saltz ha subito ricevuto un avviso da Facebook che lo informava che l’accesso al suo account era stato sospeso.Cosa era successo? Era entrato in azione l’algoritmo dei “braghettoni” di Mark Zuckerberg che, con insistenza maniacale, da mesi, sta censurando la grande arte “desnuda” scambiandola per “pornografia”.

Il fotografo tedesco Peter Kaaden ha fatto visita al Louvre e ha poi pubblicato la foto di una scultura nuda. Anche quella è stata rimossa.

A Parigi, Facebook è sotto processo per aver sospeso un insegnante che aveva pubblicato il celebre dipinto di Gustave Courbet, “L’Origine du Monde”. Anche una fotografia della Sirenetta di Copenaghen, il simbolo della capitale danese fotografato da milioni di turisti ogni anno, è stata censurata da Facebook. Pochi giorni fa è successo lo stesso ai nudi palermitani di Piazza Pretoria.

“Dal momento che non rispetta le nostre normative in quanto contiene un’immagine che mostra eccessivamente il corpo o presenta contenuti allusivi, la tua inserzione è stata rimossa”. Con questo messaggio automatico Facebook ha censurato gli operatori culturali che volevano promuovere Palermo e i suoi monumenti.

Stessa sorte per la Venere di Willendorf. Ma, un bacio appassionato, una posa arrogante non potrebbero, o meglio dovrebbero, essere considerati più fastidiosi di una persona nuda in un quadro ?

La censura ha purtroppo radici profonde e difficili da estirpare, anche nell’arte stessa; Egon Schiele, nel 1915, venne condannato per aver messo in circolazione dei disegni “indecenti” che rappresentavano il suo studio del nudo.

A cavallo tra il Quattrocento e il Cinquecento, con il Rinascimento ci fu la riscoperta del nudo artistico. Ma,  la censura non tardò ad intervenire e molte opere vennero distrutte perché l’arte rinascimentale era considerata eccessivamente sensuale e provocatoria; opere viste come scabrose, considerate oscene, blasfeme, immorali, offensive. La storia dell’arte presumibilmente ne è ricca perché scandalizzare equivale a mettere in discussione i valori comuni, equivale a far pensare e a rivoluzionare, concetti cari a molti artisti.  Molte immagini nel corso dei secoli, e per ragioni diverse, hanno sconvolto critica e pubblico finendo con l’essere censurate divenendo esse stesse , in seguito, dei capisaldi della storia dell’arte. 

Ne è esempio illustre Michelangelo Buonarroti e la sua Cappella Sistina.

All’epoca della sua realizzazione fu oggetto di critiche molto aspre ed il suo autore rischiò persino l’imputazione di eresia, con accuse di oscenità. Quei corpi troppo poco santi, nudi e in pose “sconvenienti” , furono bollati come indecorosi al punto da essere rivestiti, fino agli anni ’90 del 1900, dai veli di Daniele da Volterra, noto con il soprannome di “Braghettone”.

Anche “La colazione sull’erba” di Edouard Manet ebbe lo stesso trattamento; quella che al pubblico di oggi appare un’immagine tradizionale e signorile, al momento della sua prima esposizione fu considerata volgare perché poneva nudi femminili accanto a giovani borghesi in abiti contemporanei, dando adito ad interpretazioni che lessero la scena come l’incontro di una prostituta con due uomini del tempo. 
L’origine del mondo di Gustave Courbet fu invece commissionato da un ambasciatore turco che collezionava dipinti erotici; il quadro francese dal poetico titolo e dal soggetto invece molto carnale era decisamente sfrontato, con un realismo quasi fotografico. L’opera è passata in varie collezioni private per poi entrare nelle raccolte del Musée d’Orsay; eppure ancora oggi è talvolta motivo di scandalo e oggetto di censure.

Ma, sono davvero tanti gli esempi di nudi nelle opere d’arte censurate nel corso dei secoli che potremmo citare: paradossalmente sono proprio queste opere “maledette” ad essere poi divenute nel tempi dei grandi pilastri dell’arte.

Angela Amendola 

 

 

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Angela Amendola
Mi chiamo Angela Amendola e vivo in Calabria dove sono nata. Appassionata di letteratura, poesia, musica ed in genere di tutte le espressioni artistiche , mi sono dedicata allo studio della poesia contemporanea e poco conosciuta. Attratta anche dalle sonorità della poesia dialettale, ho organizzato presentazioni di libri ed autori. Faccio parte di associazioni letterarie e musicali e nel 2017 ho fondato, assieme ad altri Soci Fondatori, l’Associazione “Accademia Edizioni ed Eventi” per la quale scrivo su SCREPmagazine.

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