La bellezza della Medusa, il mostro senza colpa…di Pino Vitaliano

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Perseo, “colui che distrugge”, dopo aver ucciso la Medusa, “colei che terrorizza”, la terribile gorgona che pietrifica con lo sguardo chiunque la guardi negli occhi, compie un atto di estrema delicatezza.
Un atto che, come dice Italo Calvino, ha a che fare con la “leggerezza”.
Ma, chi è Medusa?
È, di tre sorelle, l’unica mortale. Una bellissima fanciulla di cui si invaghisce Poseidone.
Il dio enosigeo la stupra in un tempio dedicato ad Athena.
Offesa e infuriata, per la profanazione del suo santuario, la dea si vendica trasformando la povera fanciulla in un mostro orrendo.
Da quel momento, la gorgona dalla testa anguicrinita, avrebbe pietrificato tutti coloro che avessero incrociato i suoi occhi.
Perseo, dopo aver decapitato il mostro, con l’aiuto di Athena, ne prende la testa e la poggia delicatamente a faccia in giù sul soffice muschio.
Gli occhi di Medusa sono letali anche dopo la sua morte, perciò Perseo la mette preventivamente a faccia in giù.
Poi, con grazia, la chiude nella kibisis, il sacco magico, e se la porta con sé, saltando in groppa a Pegaso, il cavallo alato, che era appena nato dalla ferita del mostro.
Alcune gocce di sangue della Medusa, cadono nel mare e generano il corallo.
Il mostro, dunque, nasconde una bellezza originaria e un’innocenza che spingono il suo uccisore a un atto di grande “leggerezza” poetica.
Quasi a rendere omaggio a quella sventurata vittima della protervia degli dei, Perseo, mosso da un sentimento di pietà, compie un gesto delicato che ridona al mostro la sua primigenia bellezza e lo affranca da ogni responsabilità del suo sguardo letale. Insomma, la poesia, come direbbe qualcuno, ricompone sempre l’armonia dell’universo.

Pino Vitaliano

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