Conosco tanta gente in MotoGp, perché ho la fortuna di frequentarne spesso il paddock. La maggior parte dei piloti è gentile e disponibile, sia con i tifosi che con noi giornalisti. Questa cosa mi ha sempre sorpreso non poco, perché stiamo parlando di vere e proprie celebrità, paragonabili ai divi del cinema. Valentino Rossi sta al motosport come Brad Pitt a Hollywood. Eppure ai box c’è un’aria così familiare… Alcuni piloti, in primis Jorge Lorenzo, chiamano i giornalisti per nome, come fossero vecchi amici. E molti di loro lo sono per davvero! A me non è ancora successo che un campione della MotoGp, incrociandomi dietro ai box, mi riconosca e mi saluti, ma ci sto lavorando…

Ho fatto questa premessa per parlarvi di un altro splendido pilota, sempre gentile e disponibile, che purtroppo non c’è più. La frase “sono sempre i migliori che se ne vanno” la detesto, eppure in questa storia calza a pennello. Faccio fatica a trovare due piloti più simpatici, buoni e umili di Marco Simoncelli e Nicky Hayden. Entrambi se ne sono andati troppo presto, lasciando in tutti noi appassionati di moto, ma non solo, un vuoto incolmabile.

Del Sic vi ho già parlato la scorsa settimana, ora è la volta di Hayden. Che fosse un ragazzo d’oro non lo dico io, che non lo conoscevo neppure, lo dicono tutti coloro che hanno avuto la fortuna di lavorarci insieme. Era stimato dai rivali e perfino dai “colleghi”, che solitamente vedono il proprio compagno di squadra come il fumo negli occhi. Hayden, americano del Kentucky (da qui il soprannome “Kentucky Kid”), è anche riuscito a vincere un Mondiale della MotoGp. Accadde nel 2006, quando in sella alla Honda ufficiale battè Valentino all’ultima gara, a Valencia. Il Dottore, che in classifica doveva difendere 8 punti di vantaggio, cadde e spianò a Nicky la strada per il suo unico titolo iridato.

Ed è stata proprio una strada a tradire il buon Nicky, che lo scorso anno ha perso la vita a Misano Adriatico, in un banale incidente mentre si allenava in bicicletta. Proprio lui, abituato a viaggiare sul filo dei 300 chilmetri all’ora, è morto a un maledetto incrocio cittadino. Il vuoto lasciato da Hayden, che nel frattempo si era trasferito in Superbike, è incolmabile.

Vi ho parlato di lui perché proprio in questi giorni la Dorna, la società che organizza i principali campionati motociclistici, ha deciso di ritirare il 69, il numero con il quale Hayden ha disputato l’intera carriera. Significa che in MotoGp nessuno, d’ora in poi, potrà appiccicare il numero 69 sul cupolino della moto. Un omaggio a un campione vero. A un bravo ragazzo a cui il successo non aveva dato alla testa. È ufficialmente il quarto numero che viene ritirato: gli altri sono il 34 di Kevin Schwantz, il 58 di Simoncelli e il 74 di Daijiro Kato. Pochi mesi fa, proprio a Misano, era stato inaugurato un monumento a lui dedicato. Lo ritrae sulla moto, senza casco e con la bandiera a stelle e strisce in mano, mentre festeggia il titolo Mondiale del 2006. Un’immagine diventata un’icona.

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