JACQUES LOUIS DAVID (parte prima)
(1748-1825)
“La morte di Marat” 1793, olio su tela 165 × 128 cm
Royal Museums, Bruxelles, Belgio
Nato a Parigi da una famiglia borghese molto agiata, Jacques Louis David è stato il politico e il pittore per eccellenza, e un sostenitore della Rivoluzione dell’era napoleonica.
A soli nove anni diventa orfano di padre, morto a causa delle gravi ferite subite in un duello.
A occuparsi della sua istruzione è uno zio che decide di iscriverlo a un corso di disegno all’Academie Saint- Luc di Parigi.
A partire dal 1766 frequenta con grande successo L’Atelier di Vien, un discreto pittore ma grande maestro.
Nel 1774, dopo una formazione ricevuta in un ambito culturale tradizionale, seguendo il gusto rococò, Jacques-Louis David ottenne l’ambitissimo Prix de Rome che, nel 1775, gli permise di raggiungere l’Italia.
Rimase a Roma sino al 1780 ammirando la scultura classica e il Rinascimento italiano.
Ritornando definitivanente a Parigi, nel 1789 adottò uno Stile Realistico al fine di rappresentare le scene contemporanee della Rivoluzione Francese, come nella drammatica “Morte di Marat”.
“LA MORTE DI MARAT”
Il dipinto commemora la morte di Jean- Paul Marat, medico e scrittore, avvenuta il 13 luglio 1793, uno dei leader più controversi della Rivoluzione.
Nel 1793 i nobili ideali rivoluzionari erano affogati nel sangue del terrore e Marat, l’amico del popolo, era stato uno degli ispiratori di questo periodo terribile che finì per trascinarlo nel baratro.
Egli venne assassinato a tradimento nel 1793, con un grosso coltello affondato nel torace, mentre si trovava nella vasca da bagno, da Charlotte Corday, una nobile sostenitrice dell’opposta fazione politica che l’ha accoltellato a tradimento dopo essersi recata da Marat per farsi scrivere una lettera.
In quei giorni David era profondamente coinvolto nel governo rivoluzionario e fu naturale che venisse scelto, grazie alla sua abilità pittorica, per raccontare l’evento.
David sapeva che Marat, per alleviare fastidi da una malattia della pelle, era solito trascorrere molte ore nella vasca da bagno, dove per non annoiarsi scriveva lettere ed articoli.
Il pittore scelse però di modificare la struttura della stanza da bagno e di conferirle un aspetto spartano.
La composizione, se osservate, è essenziale, sobria, costruita orizzontalmente e interrotta dal braccio del morto che cade verticalmente.
Più della metà del dipinto è vuoto e buio, con i colori quasi annullati a evocare la morte e il lutto.
La luce illumina, oltre il corpo del protagonista i pochi oggetti ma essenziali della scena.
Lo sfondo del dipinto è volutamente neutro ma è vibrante di luce da destra, mentre alle spalle di Marat si fa scuro e tetro.
L’ambiente povero e spoglio, quasi monastico, descritto da David è un silenzioso inno alle virtù morali di questo eroe degli oppressi, al quale l’artista dona le sembianze di un nuovo Cristo.
Infatti, il calamaio e la penna d’oca sulla cassetta, con la penna stretta in mano e il coltello a terra, sono come gli strumenti della Passione.
La ferita aperta, il lenzuolo macchiato e il coltello sanguinante, nel loro macrabo verismo, gridano l’orrore che il delitto suscita.
A destra, la modesta cassetta di legno usata come tavolo da Marat, assume l’imponenza simbolica di una stele classica.
Il dipinto, uno dei maggiori capolavori dell’arte universale, venne completato da David nell’ ottobre dello stesso anno.
A destra, in evidenza, c’è anche la dedica: “A MARAT”.
CONCLUDENDO:
David in questo capolavoro lascia trasparire la grande ammirazione per Caravaggio e Raffaello e l’influenza che ha avuto la sua pittura dopo avere visitato l’Italia.
Per molti anni fu il pittore ufficiale di Napoleone e descrisse anno per anno il suo regno.
Ma a seguito della disfatta di Napoleone, David fu esiliato a Bruxelles, dove rimase fino alla sua morte, avvenuta il 29 dicembre 1828.
“Dare un corpo e una forma perfetta a un pensiero. Questo, e solo questo, è essere un artista”.
( Jacques Louis David )
Bruno Vergani
