Irene Papas, la Penelope dell’Odissea

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Irene Papas, la nota attrice greca, si è spenta alla veneranda età di 96 anni dopo avere lottato, per lunghi anni, contro il morbo di Parkinson.

Oltre ad essere stata l’interprete di ruoli tragici in tante rappresentazioni teatrali, fra cui Medea ed Elettra, ha avuto un legame ben stretto con l’Italia, facendo scalpore nell’Odissea con la regia di Franco Rossi, lo sceneggiato trasmesso dalle tv italiane nel 1968, da lei interpretato a fianco di Bekim Fehmiu nel ruolo di Ulisse.

Rammento che prima di andare in onda, Giuseppe Ungaretti, in anteprima, leggeva qualche passo del poema…

Che grande emozione!

E’ sempre stata ricordata come la Penelope dalla triste sorte che tesseva e sfilava la tela, nell’attesa del suo amato consorte.

La storia la conosciamo ormai tutti, poichè è uno dei poemi epici scritti dal grande poeta Omero che vengono studiati a scuola.

Personalmente sono sempre stata affascinata da questa leggenda…

Rammento che quando la leggevo, spesso m’immergevo nell’immaginario, fin quando, un giorno, ho potuto vederla in tv e renderla visibile ai miei occhi, rimanendone affascinata.

Non una volta, più volte l’ho guardata e anche oggi, se mi capita, la riguardo volentieri.

Essendo rimasta fedele a questo poema, mi è venuto spontaneo scrivere una poesia “Il ritorno di Ulisse a Itaca” che il 27/04/2019 a Catania, presso Meditur Hotel Ognina ha ricevuto menzione d’Onore al Concorso indetto dal Centro d’Arte e Poesie:
“Poesie sotto il Vulcano – Canti a lu Ventu – 2° Concorso Nazionale di Poesia Antonino Bulla”.

IL RITORNO DI ULISSE A ITACA

Quante albe e tramonti ho visto nascere e morire!
Ho attraversato gli Oceani del tempo…
… Ho visto uomini morire
negli abissi marini
al richiamo del canto delle Sirene.
Sono stato soggiogato e imprigionato
da un amore che non mi apparteneva.

Ho visto cose inverosimili:
trasformare i miei uomini in porci
da una Musa ingannatrice
che mi ha tenuto prigioniero.
Tempi senza limiti, tempi di inganno.
Tra il giorno e la notte non vi era differenza alcuna…
Ho visto un uomo dall’aspetto orribile
cibarsi dei miei uomini scaraventandoli per terra
come tiro a bersaglio.

Non avevo scampo!
Oh mia dolce Penelope, il mio amore per te
mi ha tenuto in vita!
Oh Telemaco, figlio mio diletto, ti ho lasciato bambino
e adesso ti ritrovo uomo.
E il mio povero Argo?
Quanti ricordi, quanta fedeltà
mi ha dimostrato!

Giungo a Voi per riprendere il mio trono e tu,
mia dolce e fedele moglie, non dovrai più tessere e sfilare la tela
Io verrò a salvarti, verrò a salvarvi dai Proci
con l’aiuto di Zeus, Padre degli Dei e di tutti gli uomini,
per riprendere il mio ruolo, dopo dieci anni di lungo viaggiare,
per far ritorno alla mia adorata Itaca.

Grazia Bologna

Clicca sul link qui sotto per leggere il mio articolo precedente:

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