…di Sean Penn con Emile Hirsch, Kristen Stewart (2007)…

Non l’amore, non i soldi, non la fede, non la fama, non la giustizia, datemi la verità!”

Tratto da una storia vera (dal romanzo di Jon Krakauer, Nelle terre estreme) incentrato sul tema del viaggio, della purificazione di se stessi e del mondo, il film di Sean Penn è divenuto negli anni il Simbolo di uno “stato mentale” vero e proprio. 

Narra di Christopher McCandless, un ragazzo borghese che decide di abbandonare agi familiari e società collettiva per compiere un viaggio verso l’Alaska, terra lontana e selvaggia che rappresenta la libertà da ogni forma di costrizione sociale nonché ritorno ancestrale allo  stato naturale a cui l’uomo appartiene fondamentalmente.

Christopher si sente diverso dai ragazzi della sua età e il suo essere così sensibile lo porta ad un’esigenza “fisica” di purificarsi dal materialismo borghese. 

Si pone continuamente domande interiori cercando un rapporto tra la realtà esterna e il suo conflittuale mondo interiore.

Quello che cerca in modo ossessivo  è la “verità” e la cerca in modo  assolutistico, eliminando tutto il resto; i soldi, i beni materiali, il successo non hanno valore, ciò che conta per lui è il perseguimento di un’ideale di vita ” puro”.

Il viaggio lo porterà lontano da tutto ciò che è stato, attraverserà lande desolate e selvagge, si incontrerà con una Natura splendente e selvaggia a cui si affiderà completamente, donandosi ad uno stato primitivo quasi primordiale e selvatico, senza orpelli aggiuntivi non necessari.

E’ solo, completamente, in una solitudine assoluta e voluta, accompagnato nel viaggio unicamente  dai suoi autori preferiti, da pagine di libri che divora con brama di identificazione, meditando sulla possibilità di poter guardare, con questo viaggio, alle cose con un occhio nuovo, scevro da impurità e costrizioni sociali, in comunione col “sistema natura”.

Liberarsi significava trasformarsi e la prima cosa di cui si priva  è il suo nome: ora è diventato Alexander Supertramp, Christopher non esiste più, appartiene all Università, alla vecchia auto abbandonata per strada, agli obiettivi e aspirazioni genitoriali, al sogno del successo e del lavoro.

Paradossalmente sceglie un nuovo nome che profuma di grandezza, forse perchè questo nuovo viaggio debba condurlo ad uno stato esistenziale molto più importante di quello appena lasciato. Unico legame col  passato forte e riconosciuto  appare quello con la sorella, tutti gli altri non hanno valore positivo, tanto meno il padre, più volte infedele ad una madre troppo debole ed arrendevole.

In realtà non c’è dunque una vera famiglia da abbandonare, non c’è del bene nelle persone da cui si sente circondato e ogni cosa nel suo assetto domestico è vista come malvagia e impura.

Da qui la necessità della fuga, della ricerca del puro e di uno stato di libertà in cui rifugiarsi.

Risultati immagini per into the wildPurtroppo in questo viaggio Alex non valuterà bene quelli che sono i pericoli di una Natura selvaggia e non sempre benefica, una Natura che mostrerà tutti i limiti anche fisici che Christopher avrebbe dovuto considerare e da lui troppo sottovalutati: affrontare il mare buttandosi dagli scogli, sentirsi sempre forte dinanzi al freddo e alla fame e infine cadere proprio nella trappola di una Natura che diventa ostile mostrando il suo lato davvero più selvaggio.

Alla fine non appare poi così giusta la scelta della sua solitudine, il non voler accogliere il messaggio d’ amore ricevuto dai vari personaggi incontrati durante il viaggio, il non voler trovare conseguenza da questi uomini pur così affettuosi con lui.

L’ostinato opporsi al contatto reale con la Natura si rivela così il vero ostacolo di un Viaggio che diventa infruttifero e sterile perchè ottusamente legato ad un concetto sbagliato di  libertà.

La Natura selvaggia che tanto doveva stargli accanto ed essergli amica è in realtà completamente indifferente al suo dolore  e al suo dramma finale e la verità risiede infine nelle ultime parole scritte da Alex  sul suo Diario di viaggio:

La felicità è reale solo quando condivisa.

Sandra Orlando

3 Commenti

  1. La nostra Alaska è dentro di noi. Al di là d’una spanna ti specchi nel tuo simile, più landa deserta di te, fratello germano. Il nostro prossimo comincia da noi: chi è, infatti, più vicino a me, di me stesso – solo, indifeso, talmente fragile da non esser in grado di gustar la tua purezza ancestrale – ?.
    Heu me miserum! Detergiti nel tuo pianto, riacquisterai la purezza perduta. Solo allora troverai la verità e, guardando lo sguardo purissimo d’un bimbo, rivedrai il tuo IO ancestrale, integro e, quindi, puro e vero.
    Germano (pseudonimo di Michele DI GIUSEPPE).

  2. ” (…) e noi, scarpe dei nostri cavalieri,
    siam calpestati come suole esterne…”.
    …i soldi,
    Nulla di nulla:
    schifezza.

    Milleseicent’ottanta lire…

    Nulla, nulla, nulla di nulla:
    schifezza.

    E noi, scarpe dei nostri cavalieri,
    siam calpestati come suole esterne:
    sui tappeti fini;
    contro l’acceleratore, nostro sogno;
    sulle zolle, umide pel nostro sudore…

    noi scarpe , scarpe, sempre scarpe:
    soldi… ossia cappe di piombo.
    Albenga, 16 luglio…
    GERMANO (pseudonimo di Mchele DI GIUSEPPE)
    Opera omnia: ” Un mare con l’onde rotte ”
    co. di. gi – albenga

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