Oggi facciamo quattro chiacchiere con l’autrice Erica Arosio. Milanese di origine, laureata  in Filosofia, due figli che adora, Mimosa e Leone. E’ stata a lungo giornalista del settimanale «Gioia», come responsabile delle sezioni cultura e spettacolo. Critico cinematografico (per molti anni ha curato la rubrica cinema di «Radio Popolare»),  autrice di una biografia su Marilyn Monroe (1989 Multiplo Editore, rieditata nel 2013 per Feltrinelli Real Cinema, in cofanetto con il dvd «Love, Marilyn»). Ha collaborato a varie testate, fra cui «la Repubblica», «Il Giorno», «Cineforum», «Prima Comunicazione»,  «Segnocinema» e a trasmissioni televisive e radiofoniche. Nel marzo 2012 esce il suo primo romanzo, “L’uomo sbagliato” (La Tartaruga – 4 ristampe – e Baldini & Castoldi, 2014, in edizione economica). Con Giorgio Maimone pubblica Vertigine” (Baldini & Castoldi, 2013), un giallo ambientato nella Milano del 1958, che dà inizio a una serie. Con gli stessi personaggi escono “Non mi dire chi sei – Il caso Giuditta” (Tea, 2016), “Autarchia”, un racconto all’interno dell’antologia “Ritratto dell’investigatore da piccolo” (Tea, 2017), ”Cinemascope – Un delitto alla moviola per Greta e Marlon” (Tea, 2017).”Juke-box – Cento lire, tre delitti per Greta e Marlon” (Tea, 2018).

Con Giorgio Maimone ha scritto anche “L’Amour Gourmet” (Mondadori, 2014), un romanzo sentimentale ambientato nella Milano degli anni Ottanta e  “Un, due, tre… stella!”, storia di Ezio e Renata Santin, i fondatori dell’Antica Osteria del Ponte (Mondadori, 2015), nell’ ottobre 2018 –  “A rincorrere il vento”, un romanzo sul 1968, visto con lo sguardo di due ragazzini di 14 anni. Ancora una volta un lavoro sulla memoria e sulla dolcezza di tante “madeleines” che fanno rivivere un’età ingrata e splendida: l’adolescenza. Quella età che ci marchia per tutta la vita, forse ancora di più se quegli anni hanno coinciso con un momento esplosivo come è stato il ‘68.

Questo è il motivo della nostra chiacchierata, parlare del suo libro “A rincorrere il vento” e, attraverso l’Autrice, scoprire ciò che i testi non ci raccontano, le emozioni che hanno portato i ragazzi, come lei, a sognare una rivoluzione  possibile.

Incuriosita e interessata dall’argomento del romanzo, comincio la mia intervista, con una domanda che da tempo volevo fare a una donna che aveva vissuto il Sessantotto.

  1. Che cosa ha significato per te vivere la rivoluzione del “Sessantotto”?
  2. Avere un’adolescenza emozionante e affacciarmi a un mondo in ebollizione. Tenere in gran conto l’inquietudine di quel periodo della vita e farne tesoro quando lo hanno attraversato i miei figli. Il ’68 mi ha formato e mi ha insegnato a guardare al mondo e alla vita in maniera più critica e attenta alle diverse prospettive.
  3. Ho sentito parlare del “Sessantotto” da un caro amico, che l’ha vissuto come momento di “rivoluzione” e innovazione. Le sue storie mi hanno sempre incantata, come lo hai vissuto tu? E’ davvero stato il “periodo dell’innovazione dei costumi” in Italia?
  4. Sicuramente ha segnato una svolta radicale, una fiammata che ha coinvolto il mondo intero, dalla California al Messico, da Tokyo a Parigi, Londra, Berlino, Praga e Pechino. All’improvviso tutto è stato messo in discussione. Protagonisti i giovani, soprattutto gli studenti. Cosa volevamo? Lo urlavano gli slogan: tutto! Il filo rosso che univa tutti i movimenti era la lotta contro l’autoritarismo, in tutti gli ambiti. Dalla scuola alla società, alle istituzioni totali, come il carcere e gli ospedali psichiatrici. Un’onda che ha travolto l’esistente e ha posto le basi di tutto quello che sarebbe arrivato dopo. Se la parte più politica, quella di chi voleva la rivoluzione, per fortuna aggiungo, è fallita, il cambiamento del costume è stato epocale. Quello che oggi è una realtà acquisita, i diversi rapporti fra uomini e donne, l’attenzione all’ambientalismo, l’affermazione dei diritti civili, da quelli delle donne a quelli degli omosessuali, tutto ha le sue radici in quel momento incredibile che è stato il ’68.
  5. Quanto c’è di vero nei testi scolastici?
  6. I testi scolastici raccontano la macrostoria, sono fatti di date e di assiomi, noi nel nostro libro abbiamo lavorato sulla quotidianità più minuta, ritessendo le fila di una vita che si modificava con l’ingresso di mille novità: cambiava l’abbigliamento, il modo di ascoltare e fare musica, cambiavano il cinema e il teatro che coinvolgeva gli spettatori, si leggevano libri diversi, era diverso il modo di guardarsi e amarsi. Per la prima volta anche le donne potevano parlare di sesso e pretendere il loro piacere, potevano discutere di contraccezione, aborto, divorzio facendoli diventare temi di dibattito. Attraverso tanti racconti e aneddoti velatamente o smaccatamente autobiografici tutto questo è diventato il cuore del nostro romanzo.
  7. Come si è evoluto il fenomeno del “Sessantotto”?
  8. In parte si è consolidato, ed è la rivoluzione riuscita, quella del costume e dei diritti di cui dicevo prima, in parte purtroppo è degenerato e ha portato al luddismo, all’eroina e alla lotta armata. Raccontare i lunghi cupi dieci anni che seguirono e che culminarono con l’assassinio di Aldo Moro richiederebbe un altro libro e di sicuro una risposta molto, molto più lunga.
  9. Oltre al dato cronologico e all’evoluzione che in questo arco di tempo si è generata, qual è stata la caratteristica politica del “Sessantotto”?
  10. Il filo rosso che ha unito tutto il movimento, in tutto il mondo, è di sicuro l’antiautoritarismo. Grande giustissima battaglia che però ha poi fatto perdere di vista il valore e la presenza indispensabile dell’autorevolezza. Oggi ne paghiamo lo scotto. Il fatto è che l’autoritarismo è un’imposizione repressiva e come tale giusto da combattere, l’autorevolezza va conquistata per essere riconosciuta. Questo credo sia il nodo dei problemi del mondo di oggi: nelle famiglie, nella scuola, anche in politica si sente molto la mancanza di autorevolezza.
  11. Cosa ci portiamo come lascito,eredità di quel periodo?
  12. I diritti delle donne la rivoluzione del costume…
  13. Perché un romanzo a quattro mani?
  14. Dal 2013 io e Giorgio Maimone abbiamo iniziato una collaborazione nella scrittura. Ci piace e ci arricchisce lavorare in due e aggiunge uno sguardo più equilibrato alla narrazione. Il nostro metodo consiste in ricerche e gestazione condivisa, scrittura individuale e poi revisione di nuovo condivisa.
  15. Perché scrivere ancora del “sessantotto”?
  16. Perché questo è il “nostro ’68”. E potevamo scriverlo solo noi… Nessuna pretesa di essere esaustivi. Sono tessere che vanno a comporre un mosaico al quale anche altri potranno collaborare.
  17. C’è stato un semplice cambiamento dovuto al passare del tempo o il “Sessantotto” ha lasciato qualcosa di buono?
  18. I diritti civili e il grande enorme epocale cambiamento del mondo femminile.
  19. Progetti per il futuro?
  20. Uscirà ai primi di novembre una favola illustrata “La bambina che dipingeva le foglie” (Albe Edizioni). E a fine ottobre uscirà un’antologia di scrittori di gialli milanesi. Stiamo lavorando a una nuova indagine di Greta e Marlon ambientata nel 1965. Anno di crisi  economica, dell’inaugurazione dell’autostrada del sole, della guerra nel Vietnam e di rapine nelle banche.
  21. Un pensiero per salutarci, quanto conta la memoria nella scrittura?
  22. Tantissimo. La memoria messa al servizio di un saggio e quindi scaturita solo da una ricerca storica potrebbe diventare fredda, utilizzata invece all’interno di un romanzo permette al lettore un’identificazione più intensa, in una parola, un’emozione. Sul nostro passato e in particolare su quell’anno incredibile e formidabile c’è ancora molto da raccontare, molto da rivedere e anche criticare, ma tutto quello che porta a una riflessione e a un confronto non può che arricchire tutti, noi che scriviamo e voi che, spero tanto, ci leggerete.

Un caro saluto ad Erica e grazie per la sua cortesia e disponibilità.

M. G. Del Franco per #SCREPmagazine 

mg.delfranco@screpmagazine.com

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Maria Grazia Del Franco
Sono nata a Napoli. Laureata in lettere moderne, ho coltivato fin da ragazza la passione per la scrittura, sempre con un occhio attento agli episodi che si verificavano nella società. Spinta da un amico d’infanzia, ho iniziato a scrivere, partecipato e vinto vari premi letterari con alcune poesie (“a mia madre” e “l’ultimo desiderio”). Sono socia di “Accademia Edizioni ed Eventi”, gruppo di autori ed artisti che con certosina pazienza, danno spazio alla cultura, organizzando anche eventi e contribuendo alla diffusione dell'arte e del talento. Collaboro alla rivista SCREPmagazine con la rubrica ”LEGGIAMO INSIEME”...e non solo...

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