Aldo Moro:  il delitto dell’abbandono

a tu per tu

con Gero Grassi e la “Verità negata

PARTE SECONDA

I fronti contrapposti e i 55 giorni della prigionia di Aldo Moro: fermezza sì, trattativa no, fermezza no, trattativa sì ovvero altri misteri, altri sotterfugi, altre battaglie senza esclusioni di colpi con il solo colpo in canna dell’interesse per le proprie e personali carriere politiche in barba agli interessi del Paese e alle problematiche di sviluppo della paese “Italia”.

Il tuo pensiero, e non solo, verso il diktat del Presidente del Consiglio, Giulio Andreotti che, senza la convocazione di uno straccio di Consiglio dei Ministri, impone la linea del NO alla trattativa sin dal 17 marzo e di alcune testate giornalistiche che la sostengono sino in fondo?

Andreotti sostiene in televisione che il Governo ha deciso di non trattare. Purtroppo tale decisione fu solo frutto della volontà di Andreotti.

Non esiste nessuna decisione del Governo ma lo capisce solo Leonardo Sciascia.

Oggi lo confermano i desegretati verbali del Consiglio dei Ministri.

Perché per Aldo Moro lo Stato e la Dc esclusero una trattativa in nome della fermezza istituzionale e per l’allora assessore regionale campano invece l’accettarono per ragioni umanitarie?

Sbagliarono per Moro.

Fecero bene a salvare Cirillo anche se la trattativa fu seguita dal capo della Nuova Camorra, Raffaele Cutolo.

A differenza di Moro che non disse ai brigatisti segreti particolari, Cirillo avrebbe parlato e certamente non di politica.

Commentando la notizia che il Presidente del Tribunale Diocesano di Roma aveva dato il via libera all’inchiesta sulla beatificazione di Aldo Moro, dopo il nulla osta dato dal cardinale Agostino Vallini, Vicario del Papa, che ha indicato lo statista ‘servo di Dio’ in una tua nota in qualità di Vicepresidente Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati scrivevi:

“Credo che l’Italia debba alla famiglia Moro e a se stessa ancora la chiarezza e la verità su quanti impedirono, nei fatti, la liberazione di Moro. Credo anche che, a distanza di 34 anni da quel tragico evento, ‘qualcuno’ debba dire che Aldo Moro andava salvato. Credo anche che i protagonisti delle Brigate Rosse, alcuni dei quali sono diventati impropriamente ‘uomini di spettacolo’, debbano dire tutta la verità. Quando ho appreso la notizia ho provato un brivido e grande gioia ha pervaso i miei pensieri. Moro è un martire laico della democrazia. Era profondamente religioso e indipendentemente dai miracoli, merita la ‘beatificazione’ per l’esempio che ha dato nella sua vita terrena. In un periodo storico difficilissimo, si è battuto strenuamente per la difesa della ‘persona’, andando controcorrente e inimicandosi anche i ‘poteri forti’. Affermava durante il fascismo: “la persona è un universo”.

Chi, all’epoca, viveva la politica con uno spirito cristiano e caritatevole così profondo? Pochissimi e lui era di grande esempio, per tutti. Si è battuto perché la Costituzione garantisse i diritti della persona prima di quelli del cittadino. Ciò testimonia la sua attenzione agli ultimi, ai deboli, alle persone ai margini della società.

Avviare il processo di beatificazione per Aldo Moro significa dare un esempio positivo da seguire, oltre che ricordare ed onorare un ‘buon cristiano’, che ha sacrificato la vita per difendere libertà e giustizia sociale.

Aldo Moro per assonanza nel cognome ci riporta alla mente l’esempio di San Tommaso Moro che preferì abbracciare la morte, piuttosto che rinnegare la sua Fede e piegarsi alle richieste di Enrico VIII. Aldo Moro è per tutti un martire della democrazia”.

Se potesse risponderti il Cardinale di Genova Giuseppe Siri che, appresa la notizia del rapimento Moro, disse:” Ha avuto ciò che si meritava” (Famiglia Cristiana 14 marzo 1982), cosa presumibilmente ti avrebbe detto?

E sarebbe stato d’accordo per la beatificazione? 

Due giorni dopo l’appello di Maria Fida Moro del maggio scorso a papa Francesco, Padre Gianni Festa annuncia la rinuncia all’incarico di postulatore, avvenuta nel settembre 2018, “per motivi personali”.

Che succede?

Il Cardinale Siri era persona squallida e credo che l’Inferno lo abbia inghiottito.

Il “processo di beatificazione” di Moro non è facile per la sua morte e perché un “processo” rimette in discussione tante false verità ma anche l’azione di alcuni uomini della Chiesa: il vescovo Marcinkus, uomo Cia ed iscritto alla P2; i cardinali Poletti, Baggio, Siri ed altri.

Della Chiesa questi uomini avevano solo la stola.

La Chiesa che noi amiamo è Paolo VI, santo e vero amico di Moro. 

“Lei deve comunicare alla famiglia che troveranno il corpo dell’on. Aldo Moro in via Caetani. Lì c’è una Renault 4 rossa. I primi numeri di targa sono N5.

Sono queste le parole con cui Valerio Morucci con accanto Adriana Faranda, avvisa Franco Tritto, che quattro anni prima si era laureato con Moro in Giurisprudenza, divenendo in poco tempo non solo suo assistente universitario ma anche fraterno amico.

Alle ripetute richieste di Tritto su chi sia al telefono, Morucci, dopo essersi definito tal dottor Niccolai, brutalmente e seccamente risponde: “Brigate rosse”.

Roma, pieno centro, Via Caetaniore 13,15, mercoledì 9 maggio 1978 viene ritrovato, crivellato da 11 colpi esplosi da una mitraglietta Skorpion, il corpo del Presidente della Democrazia Cristiana, nascosto nel bagagliaio della Renault 4 rossa parcheggiata e posta simbolicamente a metà strada tra via delle Botteghe Oscure (sede del Pci) e piazza del Gesù (sede della Dc).

Tutto è compiuto. E’ la fine del viaggio verso la democrazia compiuta.

In quella Renault, accanto al cadavere di Moro, ci sta anche quello della democrazia italiana, purtroppo ancora ferma in via Caetani.

Uno Stato volutamente insufficiente durante i 55 giorni di prigionia di Moro con i tanti dubbi, le tante incertezze, i tantissimi tasselli di un complesso mosaico che mancano o che suggeriscono domande sulle tante inadempienze, su borse di documenti che spariscono, su documenti e bobine attinenti lo stesso Moro in possesso del Generale Dalla Chiesa (a che titolo e perché?) come riferito da Maria Antonietta Setti Carraro, la suocera, nelle osservazioni depositate il 29 marzo 2007, nel corso del dibattimento contro Giulio Andreotti per concorso esterno nell’associazione mafiosa Cosa Nostra, le ipotesi del collegamento delle Brigate Rosse con i Servizi Segreti stranieri.

Insomma domande tirano altre domande come le ciliegie.

Tiraci un po’ fuori o del tutto fuori da questo pozzo che sembra senza fondo?

Difficile in una intervista. Le ipotesi possono essere tante. Resta un’amarezza. Il generale Dalla Chiesa e la moglie sono uccisi dalla mafia per rubargli il materiale di Moro che il Generale illegittimamente detiene nella sua cassaforte. E a sostenerlo non è solo la suocera del Generale ma anche Totò Riina in una intercettazione ambientale.

Lo studente russo Sergej Fedorovic Sokolov, la seduta spiritica di Zappolino, una frazione di Valsamoggia, provincia di Bologna, Via Gradoli, il lago della Duchessa tutti simboli di occasioni mancate, di pressapochismo, di depistaggi, di volontà cocciuta di non volere più Moro in vita per il suo essere ingombrante e fastidioso?  

Tutti simboli di magistrati ‘disattenti’ collusi col peggior potere.

Per non parlare dello zigzagare dei brigatisti Alberto Franceschini e Mario Moretti sulla verità, come si evince da una lettera che Franceschini, l’8 aprile 1988, scrive a Moretti rintuzzando quanto da questi affermato in una intervista rilasciata a “Speciale TG1” in cui aveva affermato, presenti anche Renato Curcio e Barbara Balzerani, che sul rapimento e sull’omicidio Moro ormai tutto era chiaro.

“Caro Mario, …negli atti giudiziari del processo c’è solo la verità dei pentiti e dei dissociati, gli unici che hanno collaborato con la magistratura. E, tu, caro Mario, hai dichiarato pubblicamente, anche nell’aula del processo, che quella non era la verità, ma solo una ricostruzione di comodo, che essa era la verità dello Stato. Ho atteso quella sera davanti alla Tv la tua verità, la verità vera, ma inutilmente. Se proprio convinto, Mario, che tutto quello che c’è da sapere sul sequestro Moro è stato tutto detto e scritto? Oppure in questi tre anni trascorsi dal processo per il sequestro c’è stato qualcosa che ti ha fatto cambiare idea portandoti a confermare quello che tu stesso definisti la verità dello Stato? E se è così, che cosa ti ha spinto a questa decisione? Spesso ho la sgradevole sensazione che la nostra vicenda assomigli alle matrioske, quelle bambolette di legno infilate una nell’altra che sviti sviti e non arrivi mai a trovare l’ultima”.

Possiamo registrare una tua riflessione al riguardo?

Franceschini ha ragione.

Moretti mente perché, come sostiene Franceschini, lui, Morucci e Senzani non c’entrano con la storia delle Brigate rosse.

Chi sparò a Moro?  È certo che non lo spararono i tre brigatisti della versione ufficiale: Moretti, Gallinari, Maccari.

Non solo perché lo dice Cossiga, ma soprattutto perché la Commissione Moro-2 ha dimostrato che il Memoriale Morucci-Faranda è completamente falso e rappresenta la verità dicibile da raccontare agli italiani.

Le tue emozioni alla notizia del ritrovamento di Moro, i tuoi brividi nel guardare da vicino la Renault Rossa?

La Renault parla e racconta verità: la grandezza umana, civile, culturale e politica di Aldo Moro, la rozzezza di tanti che continuano a perpetuare l’omicidio, dimenticando che Moro ancora oggi è amato e ricordato, quindi vivo nel cuore degli italiani, la pochezza umana, morale, politica di tanti uomini tra cui Andreotti, Cossiga e Pecchioli.

 A Francesco Cossiga

 (lettera recapitata il 29 marzo 1978)

“Il sacrificio degli innocenti

In nome di un astratto principio di legalità,

mentre un indiscutibile stato di necessità

dovrebbe indurre a salvarli, è inammissibile.

Tutti gli Stati del mondo si sono regolati in modo positivo,

salvo Israele e la Germania, ma non per il caso Lorenz.

E non si dica che lo Stato perde la faccia, perché non ha saputo o potuto impedire

il rapimento di un’alta personalità che significa qualcosa nella vita dello Stato”.

Aldo Moro

Aldo Moro a Torrita Tiberina. Il tuo racconto…

Impossibile descrivere Moro a Torrita. Per i cittadini di questo piccolissimo borgo romano è Lui.

Ancora oggi quasi non lo nominano per la devozione ed il rispetto che hanno.

Via Massimi: la palazzina dello Ior, Prospero Gallinari ed una ipotesi inquietante. Quale?

Via Massimi era proprietà dello IOR di Marcinkus. Oggi abbiamo testimonianze certe della presenza in quel luogo dei brigatisti e della CIA. Vi pare possibile?

Via D’Amelio, Palermo, sparisce l’agenda rossa di Paolo Borsellino.

Via Fani, Roma, scompare una borsa di documenti di Aldo Moro.

Chi c’era a Via Fani e a Capaci?

Gli stessi di via D’Amelio?

E chi?

Quelli che sul sangue e sulle morti di tanti nobili servitori dello Stato costruiscono le loro fortune professionali e politiche?

La commissione Antimafia della Regione Sicilia conclude così la relazione conclusiva sui depistaggi di via D’Amelio e la morte di Borsellino approvata il 19 dicembre 2018 e inviata al Presidente del Consiglio Regionale della Puglia dalla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni:

”Resta un vuoto di verità su chi ebbe la regia complessiva della strage e del suo successivo depistaggio. E quale sia stato, nel comportamento di molti, il labilissimo confine tra colpa e dolo, svogliatezza e intenzione, distrazione e complicità”.

Chi, caro Gero?

Magistrati, carabinieri, poliziotti e servizi segreti infedeli e corrotti.

La figlia di Borsellino ha perfettamente ragione.

Il Depistaggio inizia con lo scoppio delle bombe e continua per anni arrivando a costruire un falso pentito che si autoaccusa.

Purtroppo lui non c’entra. Trattasi di Scarantino, il pupo vestito da chi avrebbe dovuto indagare.

Un tuo giudizio oggettivo sui lavori della Commissione Moro-2.

Ottimo lavoro.

Si può fare sempre meglio.

È la prima volta che la Camera dei Deputati ha approvato, all’unanimità con una sola astensione, la Relazione proposta. Era il 13 dicembre 2017.

Per quanto tempo rimarrà ancora “questo grande buco nero della storia repubblicana” come dice il socialista Rino Formica sul mistero della cattura, della prigionia e della morte di Aldo Moro, considerato che è di notevole ed essenziale importanza per la società civile e democratica conoscere e venire in possesso della verità negata sinora?

Formica dice il vero, ma quello che dice è datato prima del 13 dicembre 2017. Formica, come altri socialisti, però, e a differenza di tanti democristiani e comunisti, capì allora ed oggi narra meglio i motivi di quel tragico evento.

Grazie, caro Gero!

E’ stato immenso parlare con te dello statista Moro e dei cinque agenti della sua scorta barbaramente uccisi.

Ultima domanda!

Riprenderà il Parlamento a investigare o tutto rimarrà nelle mani della Magistratura?

Purtroppo questo Parlamento non ha conoscenza e cultura, in moltissimi esponenti, per continuare l’esaltante lavoro finalizzato alla verità su Moro.

La Magistratura romana, forse impegnata in altro, sinora non ha dato segnali di continuità operativa.

Speriamo che la stagione dei diritti, si associ sempre a quella dei doveri, come dice Moro, la cui morte non è servita ad annientarlo nel cuore degli italiani che lottano per un domani migliore

Domani è un altro giorno.

Vincenzo Fiore

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Vincenzo Fiore
Sono Vincenzo Fiore, nato a Mariotto, borgo in provincia di Bari, il 10 dicembre 1948. Vivo tra Roma, dove risiedo, e Mariotto. Sposato con un figlio. Ho conseguito la maturità classica presso il liceo classico di Molfetta, mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Bari con una tesi sullo scrittore peruviano, Carlos Castaneda. Dal 1982 sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti, elenco Pubblicisti. Amo la Politica che mi ha visto fortemente e attivamente impegnato anche con incarichi nazionali, amo organizzare eventi, presentazioni di libri, estemporanee di pittura. Mi appassiona l’agricoltura e il mondo contadino. Amo stare tra la gente e con la gente, mi piace interpretare la realtà nelle sue profondità più nascoste. Amo definirmi uno degli ultimi romantici, che guarda “oltre” per cercare l’infinito e ricamare la speranza sulla tela del vivere, in quell’intreccio di passioni, profumi, gioie, dolori e ricordi che formano il tempo della vita. Nel novembre 2017 ho dato alle stampe la mia prima raccolta di pensieri, “inchiostro d’anima”; ho scritto alcune prefazioni e note critiche per libri di poesie. Sono socio di Accademia e scrivo per SCREPMagazine.

2 Commenti

  1. Non posso che confermare quanto scritto nel precedente commento. Molto probabile che la verità non verrà mai a galla. Ci sarà una falsa verità che accontenterà tutti tanto per dimostrare che esiste ancore una democrazia… Chi ha volutamente sabotato il salvataggio di A. Moro aveva paura che l’Italia, quella di allora cambiasse completamente registro ma tutto è finito come abbiamo visto.

    • Caro Francesco, ti ringrazio ancora per questo tuo ulteriore contributo.
      Per la verità attendiamo e speriamo che qualcuno alla fine si decida a parlare anche perché quella strage e quell’assassinio hanno accelerato il processo di disgregazione del credo politico in Italia e ha ridotto a brandelli il nostro Paese.
      Un caro saluto…

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