Sarà uno strano venerdì di quaresima quello del 27 marzo 2020.

Un venerdì pieno di dolore per le vittime del coronavirus, inquietato ancora di più dai numeri del contagio.

Un venerdì in cui la Chiesa si fa più vicina a chi sta pagando un prezzo terribile nell’emergenza.

Sarà un “Venerdì della Misericordia” in cui i Vescovi che hanno la possibilità sono invitati a recarsi da soli ad un cimitero della loro Diocesi per un momento di raccoglimento, veglia di preghiera e benedizione.

L’intenzione è quella di “affidare alla Misericordia del Padre tutti i defunti di questi giorni nonché di esprimere anche in questo modo la partecipazione della Chiesa al dolore di chi è nel pianto“.

Il Papa alle 18 di domani, 27 marzo 2020,  presiederà per un momento di preghiera sul sagrato della Basilica di San Pietro, con la piazza vuota, per chiedere al Signore, di ascoltare l’invocazione di tutti gli uomini e di tutte le donne che in questo periodo vivono il dolore dell’epidemia.

La preghiera prevederà anche l’adorazione del Santissimo Sacramento, con il quale, al termine, il Pontefice impartirà la “Benedizione Urbi et Orbi“, con la possibilità di ricevere l’indulgenza plenaria.

Quest’ultima “cambierà” alla luce dei tempi che viviamo.

L’indulgenza è la totale o parziale remissione, cioè la cancellazione, della pena temporale dovuta per i peccati già confessati e perdonati sacramentalmente.

Per spiegarla bene, spesso si ricorre all’esempio del foro sul muro e del chiodo che l’ha procurato.
C’era una volta un ragazzino con un brutto carattere. Suo padre gli diede un sacchetto di chiodi e gli disse di piantarne uno nello steccato del giardino ogni volta che avesse perso la pazienza e litigato con qualcuno. Il primo giorno il ragazzo piantò 37 chiodi nello steccato.
In seguito il numero di chiodi piantati nello steccato diminuì gradualmente. Aveva scoperto che era più facile controllarsi che piantare quei chiodi. Finalmente arrivò il giorno in cui il ragazzo riuscì a controllarsi completamente. Lo raccontò al padre e questi gli propose di togliere un chiodo dallo steccato per ogni giorno in cui non avesse perso la pazienza. I giorni passarono e finalmente il ragazzo fu in grado di dire al padre che aveva tolto tutti i chiodi dallo steccato.
Il padre prese suo figlio per la mano e lo portò davanti allo steccato.

Gli disse:

“Ti sei comportato bene, figlio mio, ma guarda quanti buchi ci sono nello steccato. Lo steccato non sarà più quello di prima. Quando litighi con qualcuno e gli dici qualcosa di brutto, gli lasci una ferita come queste. Puoi piantare un coltello in un uomo e poi estrarlo. Non avrà importanza quante volte ti scuserai, la ferita rimarrà ancora lì. Una ferita verbale fa male quanto una fisica”.

Un bel racconto realistico e concreto, così come realistica e concreta è la vita di tutti i giorni.

Ogni chiodo piantato nello steccato rappresenta un peccato che abbiamo commesso e se togliamo questi chiodi possiamo vedere i buchi che essi lasciano nel legno e che rimarranno per sempre.

Ecco: l’indulgenza cancella quel “per sempre” e lo trasforma in “fino a che non ci mette le mani Dio in persona”.

L’assoluzione sacramentale cancella i peccati, mentre l’indulgenza cancella la pena temporale, che non significa terrena, ma con una durata di tempo non senza fine: terrena, oppure da scontare in Purgatorio.

Normalmente le condizioni per ottenere l’indulgenza sono la Confessione sacramentale, la Comunione Eucaristica e la preghiera secondo le intenzioni del Papa.

È inoltre chiesta un’operaindulgenziata” da compiere nei tempi stabiliti, che può essere, ad esempio una determinata preghiera o la visita a una Chiesa particolare.

La Chiesa dà la possibilità di ottenere l’indulgenza plenaria ai malati di coronavirus, agli operatori sanitari, ai familiari e a quanti, con modalità differenti si prendono cura di chi sta male.

L’Indulgenza plenaria si può ottenere anche da parte di chi, in punto di morte, sia impossibilitato a ricevere l’Unzione degli infermi o il Viatico, «purché sia debitamente disposto e abbia recitato abitualmente durante la vita qualche preghiera».

In questo caso è raccomandato l’uso del crocifisso e della croce.

Infine la Penitenzieria Apostolica, apre eccezionalmente alla possibilità all’assoluzione collettiva.

Appuntamento quindi a domani per un momento di raccoglimento e per unire in modo potente e sincero le nostre preghiere.

Angela Amendola 

2 Commenti

  1. BRAVISSIMA ANGELA .C’E’ SEMPRE DA IMPARARE ANCHE DA CHI NON TE L’ASPETTI.TUTTE COSE VERE E INTERESSANTI.BISOGNA ANCHE RASSICURARE QUANTI COMMETTONO ERRORI DI OGNI TIPO E NON RICORRONO ALLA PREGHIERA O ALL’INDULGENZA.E’ UN QUESITO A CUI NESSUNO E’ IN GRADO DI RISPONDERE ADEGUATAMENTE.NON DIMENTICHIAMO CHE DALLE OSTRICHE SI FORMANO LE PERLE CHE SONO DELLE “CICATRICI”.

  2. Dottore, mai come in questo periodo abbiamo bisogno di sentirci vicino a Dio mondi dai nostri peccati. Ieri sera abbiamo assistito ad un evento epocale che ci ha fatto riflettere tantissimo. Grazie.

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