La scelta tra il Sì e il NO segue quasi sempre la bandiera politica: nulla di sorprendente, è la logica delle appartenenze e della coerenza con i propri ideali, che ciascuno rivendica come fondamento delle proprie scelte.
Tuttavia, proprio questa coerenza dovrebbe essere la bussola che orienta nel tempo, non un principio da adattare alle convenienze del momento.
Eppure, questa campagna referendaria, per quanto spesso confusa e poco edificante, ha avuto almeno un merito: ha messo a nudo una serie di incoerenze difficili da ignorare. Magistrati e figure di primo piano che, fino a poco tempo fa, sostenevano con forza la necessità della separazione delle carriere tra PM e giudici, oggi difendono il no con identico fervore; altri, al contrario, hanno compiuto il percorso opposto.
Cambi di posizione così netti e repentini non possono non sollevare interrogativi sulla reale solidità delle convinzioni dichiarate.
Il punto, allora, non è soltanto stabilire da che parte stare, ma chiedersi quanto le posizioni espresse siano davvero radicate in principi autentici e quanto, invece, risentano del clima politico o di opportunità contingenti.
Perché la coerenza con i propri ideali non dovrebbe essere un’etichetta da esibire, ma un criterio concreto e riconoscibile nel tempo.
Per questo, più che mai, diventa necessario sottrarsi alle dinamiche delle tifoserie e recuperare uno spazio di riflessione personale: informarsi, valutare, mettere in discussione anche le posizioni più vicine e, infine, scegliere in modo consapevole.
Solo così il voto può tornare a essere un atto davvero libero, e non il semplice riflesso di appartenenze o convenienze del momento.






