Napoli è la città che più di tutte sa unire il sacro con il profano e questa duplice concezione di sacralità la ritroviamo anche nell’espressione “‘A Madonna t’accumpagna“, divenuta celebre grazie al Cardinale Crescenzio Sepe che spesso la usa per concludere le sue omelie e soprattutto grazie a Luciano De Crescenzo.

Antiche tradizioni, che si susseguono di generazione in generazione, vogliono tra i credenti alla messa della domenica, la presenza di vecchietta di turno con in mano un rosario e la sacra benedizione: Ca Maronn t’accumpagn.

L’origine di questa espressione napoletana viene raccontata in modo dettagliato proprio da Luciano De Crescenzo in “Fosse ‘a Madonna!”.


Nella seconda metà del ‘700 il re Ferdinando IV, per contrastare la criminalità e per combattere il buio pesto nelle strade di Napoli di notte, decise di creare un’illuminazione artificiale per osteggiare i banditi installando lampioni nei pressi di Palazzo Reale e nelle strade più importanti della città.

Ciò non risolveva il problema della criminalità nelle altre zone.

Così padre Gregorio Maria Rocco presentò al Re una proposta: “Maestà, date a me la licenza dell’illuminazione della città. E state tranquillo, non farò spendere alle casse del Regno nemmeno un ducato”.

Re Ferdinando gli diede il permesso.

Don Gregorio Maria Rocco prese un dipinto della Madonna trovato nei sotterranei del monastero del Santo Spirito, ne fece fare centinaia di copie a colori, e le fece sistemare in tante edicole votive sparse per Napoli.

O napoletani – disse – la Madonna che sta nella vostra strada è uguale a quella delle altre strade di Napoli. Ora, però, se voi volete veramente bene alla vostra, dovete tenerla sempre illuminata.”

Ogni quartiere si impegnò a tenere le lampade a olio accese sistemate ai lati delle Madonne e così si riuscì ad illuminare le strade di Napoli anche di notte.

Fu così che le madri o le mogli presero l’abitudine di salutare i propri uomini con questa frase: “Va’, ‘a Madonna t’accumpagna!” ogni volta che qualcuno varcava la soglia della propria casa per uscire.

Questa, oltre alla storia dei miti greci, fa parte dei tanti racconti che Luciano De Crescenzo ci ha tramandato e che, oramai fanno parte delle tradizioni napoletane.

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Maria Grazia Del Franco
Sono nata a Napoli. Laureata in lettere moderne, ho coltivato fin da ragazza la passione per la scrittura, sempre con un occhio attento agli episodi che si verificavano nella società. Spinta da un amico d’infanzia, ho iniziato a scrivere, partecipato e vinto vari premi letterari con alcune poesie (“a mia madre” e “l’ultimo desiderio”). Sono socia di “Accademia Edizioni ed Eventi”, gruppo di autori ed artisti che con certosina pazienza, danno spazio alla cultura, organizzando anche eventi e contribuendo alla diffusione dell'arte e del talento. Collaboro alla rivista SCREPmagazine con la rubrica ”LEGGIAMO INSIEME”...e non solo...

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