Quando la musica comincia a riecheggiare in sala ti trovi leggermente catapultata nel 1994.

L’effetto sonoro ha la capacità di trasportarti indietro negli anni di colpo: potere delle note che regalano un momento di viaggio nel Tempo.

Ritrovi Mufasa con la regina Sarabi, Rafiki che prende in braccio Simba e celebra la nascita del principe erede, e poi Nala, l’amica del cuore e Scar il fratello cattivo del RE.

L’Africa si estende a perdita d’occhio, con i suoi incredibili, meravigliosi paesaggi, le antilopi che corrono a perdifiato e gli gnu che attraversano la valle imbizzarriti mentre Simba, figliolo disubbidiente, si avventura nei luoghi proibiti, disobbedendo al saggio padre.

Tutto procede fino alla fine, con la morte, straziante, di Mufasa, la fuga di Simba, l’incontro con Timòn e Pumba, la crescita, la scoperta dell’amore, la ritrovata consapevolezza di sé e infine il Cerchio della vita che si riforma e si richiude intorno ad una nuova famiglia che si crea.

Nulla di nuovo insomma, tutto già detto e già visto nel precedente Re Leone, con qualche simpatica novità e qualche duetto canoro romantico tra Marco Mengoni –Simba ed Elisa-Nala.

Visivamente niente  da eccepire per questo rifacimento in Live Action ( in realtà solo la primissima immagine del film, quando risuona Il cerchio della vita) del capolavoro Disney del 1994.

Immagini straordinarie, effetti visivi e sonori incredibili, suono e fotografia eccellenti ed effetti speciali davvero strepitosi.

L’impatto con il pubblico, inoltre. sicuramente più che positivo:  già superato ogni record di incasso  ( oltrepassato quello di Frozen), il nuovo Re Leone di John Favreau ( regista anche dell’ultimo  Il libro della giungla) in sole 24 ore ha incassato in tutto il mondo più di 940.000.000 di dollari, superando perfino gli Avengers.

Un record assoluto per un film di animazione  con un trend in crescita, che fa ben pensare di giungere ad una cifra incredibile.

Tante le motivazioni, tra cui, prima di tutto, sicuramente  la curiosità di rivedere un “Oggetto di culto” rivestito a nuovo, contando l’assemblaggio di più di tre generazioni quasi: i bambini ( ormai cresciuti) degli anni 90, le mamme degli anni novanta e la nuova ondata di infanzia sempre più protesa verso la visione dei film al Cinema, con famiglie al seguito naturalmente.

Ma il risultato ha davvero soddisfatto le grandi aspettative? 

A parer mio, accanto a dei fattori positivi, sono  tante le perplessità.

L’effetto reale, se da un lato ti proietta nella dimensione “geografica” africana, dona una sensazione troppo da “Natural geographic Channel” e  ha tolto davvero molto pathos a momenti cruciali della pellicola. L’effetto “documentario” è davvero forte e molte volte si fa un po’ fatica a ritrovare la dimensione filmica e puramente Empatica.

La magia del Film originale,l’emozione palpabile, la sensazione del connubio tra realtà e digitalizzazione (presente invece ne Il libro della giungla, dove il piccolo Neel  Sethi recitava incastrandosi con le creature digitali) qui non avviene non essendoci nessun personaggio o animale vero e si fatica a vedere e ad avvertire la realtà che ti investe.

L’unica ondata che ti giunge è una miriade di immagini perfette, di musiche (la colonna sonora originale del Film) magnifiche , di luoghi selvaggi e incantevoli.

E le sole, pur bellissime, scene in cui è presente Mufasa ( il miglior personaggio) insieme alle sorprendenti terrificanti iene ( che sembrano aver aggiunto cattiveria all’ originale branco) non bastano a far decollare sul serio il Film .

Le emozioni forti vengono dagli elementi del cartone originale, dalle frasi che richiamano il film del 1994, dai momenti topici che ti riportano alla mente “quel” lontano momento.

Sicuramente le nuove generazioni che scopriranno il Film per la prima volta ne godranno della bellezza visiva e della storia semplice dal messaggio diretto, ma per chi ha vissuto l’emozione originale , il paragone non può che giungere a mediare e sottostimare questo nuovo esperimento.

A ciò si aggiunge una poco felice scelta del doppiaggio di Simba, affidato ad un Marco Mengoni davvero bravo nei numeri canori, ma poco convincente come attore.

Hakuna Makata per un attimo ti toglie sì ogni pensiero, ma è  un attimo che non ha la stessa magia   di un tempo.

Sandra Orlando

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