Il rapporto di Giovanni Pascoli con le sorelle

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Pochi giorni fa ho visto in TV, come milioni di telespettatori, il film dedicato a Giovanni Pascoli. Conoscevo il Pascoli studiato a scuola ma non l’uomo . E per comprendere non solo la sua vita ma la sua poetica, bisogna soffermarsi sul suo rapporto con le due sorelle.
Il mondo poetico di Giovanni Pascoli non può essere compreso senza guardare al nucleo familiare che lo accompagnò per tutta la vita: le sorelle Ida e Maria. Dopo la tragica morte del padre Ruggero nel 1867, drammatico evento che segnò in modo indelebile la sensibilità del poeta, la famiglia Pascoli visse molti anni di lutti, di precarietà e smarrimento. In questo scenario, il rapporto con le sorelle divenne per Giovanni un rifugio affettivo, un’ancora e, allo stesso tempo, una fonte di tensioni profonde. La morte violenta del padre, seguita da quelle della madre e di alcuni fratelli, spezzò il nucleo familiare e lasciò i Pascoli in una condizione di vulnerabilità emotiva. Da questa suo dolore,da questa ferita nacque il celebre simbolo del nido, che fu il cardine della poetica pascoliana: la casa come luogo di protezione, calore e memoria. Per Giovanni, le sorelle Ida e Maria rappresentavano ciò che restava di quel nido infranto. La loro presenza era un modo per ricostruire, secondo lui almeno idealmente, l’unità familiare purtroppo perduta. Maria, detta Mariù, fu la sorella più vicina al poeta. Visse con lui per gran parte della vita, condividendo spostamenti per l’insegnamento, i sacrifici e quotidianità. Era la figura che si occupava della casa, dell’organizzazione domestica e della cura affettiva. Per Pascoli, Mariù era la stabilità: una presenza silenziosa, devota, materna. Non a caso, molte lettere e testimonianze da parte di molte persone, mostrano quanto Giovanni dipendesse emotivamente da lei. Il loro legame, però, non era privo di ambiguità: la vicinanza assoluta, la scelta di vivere insieme, la rinuncia di entrambi a costruire una famiglia propria hanno alimentato nel tempo interpretazioni psicologiche e critiche, che vedono in questo rapporto una forma di simbiosi affettiva. Molto diverso fu il rapporto con la sorella Ida. Anche lei molto amata, aveva però un equilibrio più fragile. Quando Ida decise di sposarsi nel 1895, Giovanni visse la sua scelta come un tradimento del “nido”. La reazione del poeta fu intensa perché si sentì abbandonato, temette di perdere l’unità familiare che aveva faticosamente ricostruito e riversò questo dolore in lettere e poesie. Il matrimonio di Ida segnò una frattura: da quel momento, il nido si ridusse a Giovanni e Maria, e il poeta si chiuse ancora di più nella sua dimensione domestica. Il rapporto con le sorelle fu solo un elemento che modellò la poetica pascoliana. Il nido per lui diventa: simbolo di protezione contro un mondo percepito come ostile. Una metafora dell’infanzia perduta, che tenta di recuperare attraverso la poesia. Lo spazio chiuso che riflette la sua difficoltà a confrontarsi con l’esterno. La poesia pascoliana, con la sua attenzione ai piccoli gesti, ai suoni domestici, agli affetti familiari, nasce proprio da questa tensione tra desiderio di protezione e paura della perdita. Il rapporto con Ida e Maria fu, per Pascoli, una scelta di vita. La sua esistenza adulta fu segnata da un bisogno quasi assoluto di ricostruire la famiglia perduta, e le sorelle furono le protagoniste di questo suo progetto affettivo.
Se da un lato questo legame gli offrì stabilità e conforto, dall’altro lo rese incapace di emanciparsi completamente dal passato, alimentando quella malinconia che permea tutta la sua opera. La scelta di Giovanni Pascoli di non sposarsi mai è uno dei punti più discussi dai critici della sua biografia. La morte del padre, della madre e di vari fratelli in pochi anni lasciò Pascoli in una condizione di fragilità emotiva profonda. Questi eventi lo portarono a sviluppare un forte bisogno di protezione, che lui identificava nel “nido” familiare originario.
Sposarsi avrebbe significato uscire da quel nido, e questo lo spaventava.
Pascoli temeva che un matrimonio potesse:
rompere l’equilibrio con le sorelle,
creare gelosie o tensioni e distruggere il “nido” che aveva faticosamente ricostruito
Lui non riusciva a immaginare una vita affettiva che non includesse le sorelle.
Era molto timido riservato e poco incline alla vita sociale . Era un uomo che viveva più nella memoria e nella poesia che nel mondo reale.
Un matrimonio richiede apertura, sicurezza, capacità di affrontare il nuovo: tutte cose che Pascoli faticava a gestire. La sua idea quasi “sacrale” della famiglia era solo quella dell’infanzia, perduta per sempre.
Crearne uno nuovo gli sembrava impossibile, quasi un tradimento.

Angela Amendola

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