Nel precedente articolo (“Neopositivismo” e la razionalità scientifica) ho tracciato il quadro generale del Neopositivismo ed ho accennato al principio di verificazione, come perno delle argomentazioni di questi filosofi e scienziati del Novecento.

Andiamo ad approfondire e lasciamo la parola al neopositivista A. J. Ayer:

 “diciamo che un enunciato è significativo in senso fattuale per qualunque dato individuo, se e solo se quest’ultimo sa come verificare la proposizione che l’enunciato si propone di esprimere, cioè se egli sa quali osservazioni lo condurrebbero, sotto certe condizioni, ad accettare la proposizione come vera o a rifiutarla come falsa” (Linguaggio, verità e logica, 1936).

Con il principio di verificazione i neopositivisti sostengono che bisogna considerare autentiche proposizioni solo quelle che consentono di instaurare un confronto diretto tra il nostro linguaggio e la realtà empirica (quella che cade sotto i nostri sensi, di cui facciamo esperienza; empiria in greco significa, appunto, “esperienza”).

Solo le proposizioni verificabili sono proposizioni in senso proprio.

Le altre proposizioni (non verificabili)  sono tali solo in senso improprio, perché:

  1. Sono semplici tautologie (proposizioni identiche a sé stesse): affermazioni che non dicono nulla di nuovo, perché il predicato è già contenuto nel soggetto, come ad esempio: “il triangolo ha tre lati”.
  2. Sono delle pseudo-proposizioni, delle quali la filosofia del linguaggio svela l’apparenza e l’illusorietà.

LA CRITICA RADICALE ALLA METAFISICA

Nei confronti della metafisica, per mezzo del principio di verificazione, i neopositivisti sferrano un attacco davvero mortale: se il significato di una proposizione consiste tutto nella sua possibilità di essere verificata dall’esperienza, la metafisica in quanto intende occuparsi di realtà che stanno oltre l’esperienza, risulta irrimediabilmente costituita da pseudo-proposizioni, da proposizioni, cioè, prive di significato perché non soggette alla verifica empirica.

È da notare che la metafisica non viene condannata perché ritenuta inconcludente oppure falsa; in modo più radicale, i neopositivisti sostengono che essa sia un discorso privo di senso!

Le proposizioni metafisiche non sono criticate perché assurde, false o incoerenti: vengono liquidate come non-proposizioni.

Sentenzia il filosofo Rudolf Carnap:

“l’impossibilità di ogni metafisica che tenta di trarre inferenze dall’esperienza a qualcosa di trascendente, che sta al di là dell’esperienza e che non è sperimentabile […] Non si può mai rigorosamente inferire dall’esperienza al trascendente. Si introducono altrimenti concetti che sono irriducibili sia al dato, sia a ciò che è fisico. Sono concetti puramente illusori. Parole senza senso, qualunque sia il grado in cui sono santificate dalla tradizione o impregnate di sentimento”.

Ma se non si occupa di metafisica, che cosa fa la filosofia?

Per i neopositivisti, filosofare in senso autentico e rigoroso significa chiarire i concetti e gli enunciati della scienza mediante l’analisi logica.

Carnap sostiene che la metafisica nasca dal bisogno dell’uomo di esprimere il proprio sentimento nei confronti della vita, il proprio atteggiamento emotivo verso l’ambiente e la società in cui vive. Come espressione dei sentimenti, però è decisamente superiore la musica:

“Il sentimento armonioso della vita, ciò che il metafisico vuol esprimere in un sistema monistico, si rivela con maggior chiarezza nella musica di Mozart. I metafisici non sono che dei musicisti senza capacità musicale (Il superamento della metafisica mediante l’analisi logica del linguaggio).

Ma allora, Platone ed Aristotele sarebbero dei musicisti falliti?

È davvero così? Ha ragione Carnap?

Lo scopriremo nei prossimi articoli

Emiliano Cheloni

6 Commenti

  1. Latius quam praemissae conclusio non vult.
    La Logica è l’igiene della mente: il sillogismo deve avere tre termini: maior, mediusque minorque.
    Gli enunciati o proposizioni dei neopositivisti anche della scuola di Vienna hqnno questa connotazione o di limitano a denotare senza connotare?
    Se la scienza da sempre ci descrive il COME appare un fenomeno, la Filosofia ci dice il PERCHE’ avviene.
    Proprio i principi dell’epistemologia ci mettono in guardia di non interferire tra una scienza e l’altra: Sutor ne ultra crepidam.
    Intelligenti pauca!
    Un apprendista “stregone”/semplice lettore degli imperituri filosofi. Michele DI GIUSEPPE.

    • Caro Michele,
      sono osservazioni molto argute e precise. Si vede la passione per la Filosofia.
      I neopositivisti finiscono per imbrigliarsi in una serie di contraddizioni logiche da soli.
      Il primo grande limite è che riducono il linguaggio semplicemente alla dimensione assertivo-dichiarativa.
      Ma, come da lei ben sottolineato, anche il limitare il linguaggio alla dimensione assertiva non è privo di problemi. Di fatto, i loro enunciati faticano ad uscire dalla semplice dimensione denotativa.
      Il problema, però, per loro insormontabile sta nel fatto che sono davvero poche le proposizioni scientifiche direttamente verificabili empiricamente, per cui si vanno ad infilare in un tunnel senza uscita per cercare di stabilire come si fa a passare da poche proposizioni direttamente legate all’esperienza al resto degli enunciati scientifici. E’ il cosiddetto problema dei “protocolli”.
      Personalmente non ho molta simpatia per questi tentativi di logicizzare tutto e per il riduzionismo scientifico.
      Ritengo la filosofia antica ed in particolare Aristotele insuperabili

  2. Le mie reminiscenze scolastiche mi confortano ancora: non solo la storia della filosofia, ma soprattutto i trattati di Logica, Cosmologia e Psicologia mi stabilizzano con l’apporto aristotelico tomistico.
    Grazie per la risposta e l’ulteriore contributo per valutare i neopositivisti.
    Buon lavoro ed a rileggerla ancora con attenzione e passione (comune?): Prius est esse et inde philosophari.

    • Parole sante!
      Caro Michele, spero ci saranno nuovi commenti sui miei prossimi e sui vecchi articoli.
      Mi fa molto piacere dialogar con te
      A presto
      Buona giornata

      Emiliano

  3. Non è coerente affermare: “Valido è solo quello fattico, (palpabile). La stessa affermazione è di ordine “metafisico” (vale a dire, al di là del fisico, del “factum”).
    La saggezza si accredita per i suoi “figli”, vale a dire, per le loro opere!
    ” (…) La Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli ” (Lc 7, 31-35).
    -Fede e ragione: l’abitudine di accettare solo quello “fattico”: Chi non percepisce il mistero che prevale nei fatti della natura o della storia, forse si incapacita per la profondità e l’ampiezza spirituale (Benedetto XVI).
    Ciao Emiliano, la “passione” per l’astrazione e per la teologia ci accomuna; buon lavoro.
    Michele dr. DI GIUSEPPE

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